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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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domenica 17 aprile 2016

Faccio cose, vedo gente

Nella mia permanenza negli Stati Uniti ho notato che agli Americani piace fare cose. E voi direte, perche', a te no? Si, pure io faccio cose, vedo gente, e mi piace, per carita'. Pero' mi da' l'impressione che alla gente della Terra degli Orsi piaccia avere degli IMPEGNI. Io quando mi vedo con la mia amica Italiana "per un caffettino veloce" finisco per parlare cinque ore di tutto, dalla nostra infanzia ai massimi sistemi alle creme viso al "che ne sara' di noi" (detto con l'accento di Silvio Muccino, ovviamente).

 

Invece, gli Americani, almeno secondo la mia esperienza, sono piu' pragmatici. Mentre noi Italiani passiamo il tempo a parlarci addosso appollaiati fuori da un bacaro con lo Spritz in mano per serate interminabili finche' non ci vengono i geloni alle dita, loro programmano cose. Non ti dicono un generico "se becchiamo piu' tardi" o "ce facciamo na bira dopo il lavoro", ma un preciso "sei libera venerdi' per un happy hour dalle 430 alle 6"? E se ti dicono che sara' fino alle 6, puoi stare certa che alle 6 sara' finito. 
(rendetevi conto, oltretutto, del fatto che questi iniziano gli happy hour alle QUATTRO. Il che mi devasta perche' ora delle nove il mio livello etilico mi convince che siano le tre di notte, ma in realta' e' l'ora a cui andavo a letto a sei anni dopo aver guardato il Karaoke di Fiorello).

Agli Americani, poi, piace organizzare delle attivita'. Oltre allo sci e all'hiking, che sono un po' i punti forti della gente locale, gli Americani escono per fare cose. Per esempio:

- Biliardo: proprio come vediamo nei telefilm, la bella Boulder e' piena di quei baretti che stanno sottoterra e sanno un po' di stantio dove i veri uomini e le vere donne giocano a biliardo bevendo birra. O talvolta a freccette. Qualche volta pure a calcetto, che mi fa molto oratorio della domenica. Io sono tremenda a tutte queste attivita', ma gli Americani le prendono molto seriamente e a volte fanno delle vere e proprie competizioni

 
Contrariamente ai telefilm, dove sono sempre li a bere e parlare

- Trivia: ovvero quando vai nei bar e c'e' una specie di Trivial Pursuit organizzato dal bar stesso. Il proprietario del bar, o a volte proprio un intrattenitore, fa una serie di domande a cui la gente deve rispondere in squadre. Il livello di serieta' con cui gli Americani prendono questa cosa e' encomiabile. Formano delle squadre con cui gareggiano, si imparano date e nomi per fare bella figura, spremono la loro memoria per ricordarsi le risposte, si prendono male se persono. Se solo i miei studenti mettessero la meta' di questo impegno per i loro papers, io non passerei il tempo a ridere mentre correggo i loro errori di grammatica. Di solito io sono terribile anche a Trivia e mi annoia abbastanza, tranne quella volta in cui il tema della serata era la Russia e ho azzeccato tutte le risposte (il che non dice molto sulla mia conoscenza della Russia, quanto sulla totale indifferenza dell'America per il resto del mondo. E il fatto che qui non leggono Internazionale)

- Karaoke: agli Americani piace cantare, bere, umiliarsi in pubblico, e bere ancora. Lo adoro anche io, se devo essere sincera. Mi sono svezzata con i karaoke giapponesi che sono una stanza ben sigillata in cui stai da sola con i tuoi amici (e nei casi migliori hai pure bevande illimitate). Ora, con quasi un PhD in tasca, sono arrivata alla conclusione che nulla mi deve far vergognare. Appena vedo un karaoke mi fiondo sul palco perfettamente sobria a tirare fuori la Portoricana che e' in me e a cantare "Livin' la vida loca" con tanto di ondeggiamento del bon-bon finale. 

Comunque Ricky Martin non e' gay. Ne sono sicura. Un giorno capira' che mi ama

- Book Club: una delle cose che ho fatto qui in America e che mi piace molto e' entrare in un book club, che trovo una cosa adorabile e che mi fa sentire un signora perbene che passa le mattinate a leggere tra le peonie con un cappellino di pizzo. In realta' il book club include il vino come ospite fisso e la maggior parte delle partecipanti, per motivi che non sto a spiegare, ha un master in Religious Studies. Quindi in ogni singolo libro ci ritroviamo a discutere degli aspetti mistico-trascendentali. Lo adoro.

- Game night: spesso invece di invitarti a casa per bere ridere mangiare parlare e guardare cretinate su YouTube (che e' un po' la mia serata ideale), gli Americani ti invitano per la Game Night. In cui ci si mette tutti a fare dei giochi di societa' con la passione che non ci mettevo da Natale del 1998. Una volta ho fatto una Game Night con dei biologi che hanno voluto fare un gioco in cui bisognava evolvere le specie e giuro, sara' che non ho un PhD in biologia, ma non ci ho capito un'acca. Lo scrivo per far capire che parlare di libri e religioni non e' poi' cosi' nerd.
 
- In America ci sono anche una serie di festivita' del tutto aleatorie. Tipo "National sibling day" o "National cousin day" o "National pancake day". Un po' queste cose stanno arrivando anche in Italia. In genere, e' perche' la gente cerca ogni giorno una motivazione per mettere foto/frasi carine su Facebook. Per celebrare qualcosa, per avere un motivo per uscire.


  
Questa giuro non la sapevo, l'ho trovata su Internet a caso... 

In generale, poi, agli Americani piace dare i nomi alle cose. Non e' mai un "se vedemo e decidiamo che fare" o "passa da me che ci bevemo na cosa", ma un "Tonight' 'girl night'"! "Let's do a clothes swap" "I'll have Margarita and Mohjito night at my place". Tutto suona sempre molto piu' sofisticato. Vuoi mettere "vediamoci un brunch" rispetto a "c'ho fame, famo cappuccio e piadina".

Parlando una volta del fatto che a noi Italiani piace ciacolare, ho detto come all'inizio mi sentivo un po' intimidita dall'attitudine degli Americani. Che, quando vai a cena, ad una certa ti mettono dolcemente ma con decisione alla porta ridandoti gli avanzi del dolce che hai portato (giuro, questo all'inizio mi faceva rimanere male, ma qui e' normale). Le mie amiche Americane hanno convenuto che la cosa puo' sembrare sgarbata vista da un altro punto di vista. Hanno anche preso a discutere su come nei diversi stati ci siano diverse abitudine - ci sono posti dove la gente e' piu' "Italiana" nel senso che si ferma per un caffe' al volo e sta a ciacolare tre ore, mentre in altri luoghi se la cena deve finire alle 9, alle 9 e 1 sono categoricamente in macchina. Ho ancora tanto da imparare sulle differenze interne degli USA.

E visto che e' tanto bello fare cose e vedere gente, e dal momento che c'e' una tempesta di neve, ho deciso di chiudermi in casa a guardare la nuova stagione di Kimmy Schmidt su Netflix. E per favore niente inviti per Game Night, Trivia o altro, che Game of Thrones presto inizia e con questa sciocchezza della tesi e questa cosa che voglio mantenere una vita sociale non mi sto riguardando le cinque serie precedenti. 

 
Sara' pure Aprile, ma io sto per entrare in letargo