Informazioni personali

La mia foto
Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
Visualizzazione post con etichetta cerimonia. dottorato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cerimonia. dottorato. Mostra tutti i post

venerdì 6 maggio 2016

Ready for the Reinassance Fair (Ovvero: Chiamatemi Dottore)

"It's definetely medieval, but cool and fun".
Questa e' stata la descrizione di una professoressa che parlava della cerimonia di graduation.

Si, lo ammetto: avevo la vaga intenzione di far finta di nulla per un po' e continuare a parlare di alci e orsi, e poi un giorno dire ai miei affezionati lettori "ehi, mi sono dottorata, adios!"
Ma non mi va di fare della suspance e, soprattutto, la cerimonia di laurea appena fatta la voglio descrivere ora.
E si, ho ancora un mesetto di America, qualche post, e poi si parte per nuovi lidi, e il blog finisce. Qui un po' di suspance la voglio fare, e dove mi trasferisco non ve lo dico (cosi' siete obbligati a leggermi per scoprirlo, tie')

La graduation e' una cerimonia meravigliosa che urla "noi un Medioevo non l'abbiamo avuto, ma lo vogliamo lo stesso". Presente quello che vedete nei film? E' proprio cosi'. Salvo che quando sei un dottorando e' molto piu' figo.

 

Ma procediamo per ordine.

DISCUSSIONE

 La cerimonia di graduation non ha nulla a che fare con la discussione. Non e' come in Italia che discuti nel disiteresse generale, mentre i professori guardano l'orologio e fanno "si si" con la testa sia che tu stia affermando che hai trovato la cura per il cancro sia che tu stia dicendo che hai visto uno che molesta i cani, e poi si alzano tutti, ti proclamano dottore per la terza volta, ti danno una spilletta trovata nell'uovo di Pasqua e ti spediscono felici verso la disoccupazione.

No. Qui la discussione si fa con cinque professori, di cui uno e' il relatore, che hanno minuziosamente letto le tue trecento pagine di tesi e per DUE ORE E MEZZA ti torchiano pongono delle domande.
Io questa cosa gia' l'ho fatta, qualche giorno fa, e ho portato tiramisu' e parmigiano, quindi i professori hanno si fatto domande per due ore e mezza, ma in modo allegro. Per cui, adorati lettori, sono GIA' Dr Giupy. Pero', tecnicamente, la discussione puo' essere fatta anche dopo la cerimonia. 


 


VESTITI

Prima della cerimonia bisogna affittare dei costosissimi costumi che escono direttamente dai film di Harry Potter. Gli studenti quando si laureano si vestono cosi':


Foto presa a caso da Google, ma che rende l'idea 

Alcuni studenti poi si mettono delle bande e nappine addizionali, come la fascia delle confraternite. Il cappello nero puo' essere anche personalizzato con fiocchi, glitter, disegni di Bufali. La nappina in cima viene spostata da destra a sinistra alla fine della cerimonia in un modo simbolico che vuol dire "Aho, mi sono laureato"

I dottorandi, pero', hanno colori e stili diversi a seconda dell'univesita'. La nostra divisa era nera, blu e gialla. Ho obiettato al tizio che me l'ha affittata: blu e nero assieme? Seriously? Ma poi ho pensato: CERTO! E' come i Corvonero di Harry Potter. La casa di quelli piu' intelligenti, ovvio quindi che siano i colori del PhD.

Il nostro costume era cosi' fatto:
Primo, c'era un cappello floscio rubato direttamente a Raffaello Sanzio

  

Questo cappello, visto che apparentemente e' gia' bellissimo cosi' (?) non si puo' personalizzare. Prima della cerimonia io e gli altri PhD abbiamo passato molto tempo a prenderci in giro per quanto brutto fosse e quanto stesse male e quanto fosse una brutta copia del Rinascimento. La nappina d'oro ha su scritto "2016" e sta a sinistra, sempre.  

Secondo, c'e' la palandrana nera di Harry Potter

 

La palandrana e' pesante, di finto velluto, caldissima, e oversize. La cosa comoda pero' e' che sotto sta comodamente una borsetta e nessuno si accorge che e' li.

Poi c'e' la nappa, ma di quello parlero' tra un attimo.

I professori, a loro volta, hanno su una palandrana dello stesso stile dei dottorandi. Questo succede perche' la palandrana da dottorando simboleggia l'entrata nel mondo accademico, e un accademico se la tiene per tutta la vita. Se mai diventero' professoressa negli USA (si, tu-che-stai-lassu', si, fa che accada, ti prego, ti prego, saro' buonabuonabuona), potro' eternamente usare questa palandrana da Corvonero tutte le volte che saro' ad una graduation, anche se non sara' piu' nell'universita' del Colorado.

Quindi, i miei professori erano vestiti tutti in modo diverso, a seconda delle universita' dove avevano fatto il PhD. C'era la professoressa con il cappello rotondo da Professor McGranitt, quello con la stola blu da Albus Silente, quella con il rosso da non-so-bene-chi, e cosi' via.

Non pensavo fosse cosi' evidente, ma davvero i vestiti contano in una situazione come questa. Credo che nel resto della mia vita, ogni volta che pensero' alla sensazione che si prova quando si ha fatto qualcosa di importante, pensero' al momento in cui sono passata indossando la mia palandrana da dottoranda in mezzo a duecento studenti "comuni". Il modo in cui mi hanno guardata: loro sono un gruppo di Ron ed Hermione, ma io ormai sono quasi Severus Piton

(Ve l'ho detto che divento felice con poco, no?)


LA CERIMONIA

Ci hanno messi tutti in fila in ordine di importanza: I professori, i dottorandi (7), gli studenti di master (7), gli studenti comuni (200). Pure questo da una certa posizione di potere: ehi, quando sto in alto nella gerarchia, eh? Ho 207 persone dietro di me.

Siamo entrati trionfali nel teatro del campus, che e' una sorta di castello wannabe:

  

Abbiamo sfilato davanti ad amici, parenti e genitori mentre suonava una di quelle musiche che l'amica mia cantava in chiesa. Per tutto il tempo ho pensato: e se cado con i tacchi? Ma come fanno le star di Hollywood sul red carpet?

Sono arrivata al mio posto e ho tirato un sospiro di sollievo. Pure i posti riflettono le gerarchie, che, nel caso non l'aveste capito, agli Americani piacciono: i professori sul palco, i dottorandi in prima fila, i master in seconda, e tutti gli studenti dietro (famiglie e amici ancora piu' indietro, perche' fuori categoria).

Tutta felice mi sono seduta (non sono caduta e non ho sbagliato posto, eeeeeeh), e mi sono accorta che stavo gia' facendo una cazzata: bisogna stare in piedi finche' non si siede la Dean, ovvero la capa massima di tutti i professori e di tutto il dipartimento.

Agli Americani piacciono molto anche i discorsi, e cosi' ha parlato la Dean, ha parlato una studentessa che rappresentava gli altri studenti, hanno parlato dei professori, ha parlato una ex alunna che e' diventata una giornalista di quelle che vorremmo diventare tutte.
L'ex alunna ha iniziato dicendo che lei ha sempre trovato "hot" uno dei professori, e poi ha aggiunto che pero' e' lesbica, e tutti hanno riso. Amo come gli Americani siano sempre molto formali ma poi infilano ovunque le battute.
Ha concluso dicendo che la cosa che piu' e' importante la' fuori e' il coraggio, e li per li ho pensato che forse e' vero. 

Poi, hanno iniziato a chiamare i dottorandi per nome. Al mio turno, sono stata in grado di salire le scalette fino al palco senza cadere. Ho dato la mia nappa blu e gialla al mio relatore, che ha fatto un discorso su di me. Non ho mai ricevuto tanti complimenti in sessanta secondi. Mia madre ha pianto tutto il tempo, ma a dire il vero aveva gia' iniziato a piangere quando presentavano gli altri dottorandi. Il mio adviser mi ha fatta girare e mi ha messo la nappa intorno al collo, un po' stile matrimonio a King's Landing in Game of Thrones. Mi sono girata e l'ho abbracciato, stavo pure per dirgli "si lo voglio", ma la verita' e' che anche sua moglie e' una mia professoressa e le voglio molto bene, non mi metteri mai in mezzo.
La nappa sulla schiena ha piu' o meno quest'effetto:

  

Nel caso ve lo chiediate, si, e' pesante, di velluto, e ti da la sensazione di strozzarti. 

Gli studenti di master sono vestiti come tutti gli altri, ma hanno comunque il privilegio di una nappa-strozza-studenti. Non con i colori di Corvonero, pero'. Giallina un po' stile Papa Francesco. Gli viene messa addosso la nappa ma niente discorso della serie "iniezione rapida di autostima in 60 secondi". Vuoi che il tuo adviser ti dica che sei er mejo e che l'accademia senza di te non vivrebbe mai? Fai un PhD, baby. 

Poi hanno chiamato tutti gli altri studenti, a cui davano un fake diploma e una stretta di mano. Nonostante la pochezza di questa cerimonia (ehi, ragazzi, io ho avuto un discorso intero solo per me davanti a tutti, non per dire), alcuni erano esaltatissimi e saltavano e mandavano baci come se i Broncos avessero appena vinto il Super Bowl o come se li avessero proclamati Miss Colorado. E, parlando di Miss Colorado, era assolutamente affascinante vedere come si erano vestiti: sotto la palandrana le ragazze avevano quelli che per loro erano vestiti eleganti e per me vestiti da spiaggia. Portavano quasi tutte il tacco dodici, accessorio totalmente estraneo al Coloradiano, e percio' si muovevano con la grazia di un Tirannosauro alla ricerca della preda. I ragazzi invece, se andava bene, avevano pantaloni e scarpe da ginanstica pseudo-eleganti. Se andava male, braga corta ho-appena-finito-la-partita-di-basket, pelo del polpaccio a vista, calza bianca di spugna antisesso, scarpa da ginnastica sporca. Qualcuno aveva i sandali. 

Erano cosi' tanti, e si assomigliavano tutti cosi' tanto, che ho immaginato ad un certo punto li stessero richiamando tutti sul palco una seconda volta.
La cosa interessante era vedere come alcuni venivano acclamati a gran voce ed altri non se li fregava nessuno. Proprio vero che non sono solo i film, ma pure nella realta' ci sono studenti piu' popolari di altri.   

Il tutto finisce con gli studenti che cambiano direzione alla nappina sul cappello, e poi liberta'. La Dean ha detto "Ehi, non crediate che mo' che vi dottorate non siate piu' parte dell'Universita', voi rimarrete Buffs A VITA". I Buffs sono i Bufali, simbolo dell'Universita'. Credo che lei l'abbia detto in modo carino, ma sentiva come una minaccia, e temo che lo sara' quando mi chiamera' l'ufficio fundraising per chiedermi soldi in qualita' di ex-alunna.

La palandrana ti fa sentire appiccicaticcio, sudato e disgustoso, ma e' una bella sensazione. Non mi sentiro' mai cosi' tanto parte di Hogwards. E mi sarebbe piaciuto tanto avere una cerimonia cosi' pure in Italia, almeno per la specialistica: perche' e' stata lunga, pacchiana, stancante, melensa, ma ehi, ho lavorato duro per quattro anni e mi sono fatta venire il tunnel carpale a furia di scrivere, riconoscetelo pubblicamente.

Ora mi piacerebbe scrivere tanto altro, ma devo andare a prenotare un biglietto aereo. Non che ne abbia voglia, ma muoio dalla voglia di prenotare qualcosa e usare il mio nuovo titolo di "Doctor"