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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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mercoledì 10 febbraio 2016

Siamo tutti Americani

Il Super Bowl e' la quintessenza dell'essere Americani. E non lo dico io, ma una persona intelligente (il mio professore) che lo definisce l'epitome della "civil religion" del Paese. Il che si puo' sintetizzare piu' o meno cosi': "Uomini grossi sudati cattivi che si menano di santa ragione e celebrano la violenza, ma poi finisce tutto con volemose bene, beviamo la birra e ringraziamo Dio".
Praticamente, gli Stati Uniti in pillole.

Io di solito il giorno del Super Bowl fingo di averlo dimenticato e mi rinchiudo in un caffe' a lavorare e godermi i tavolini vuoti, ma quest'anno e' stato diverso. C'erano i Broncos in finale. Cosa che e' successa anche due anni fa, momento in cui ho deciso che era giusto vedermi la partita e hanno perso in modo cosi' rovinoso che la parte che piu' mi e' piaciuta della giornata sono i chicken wings, e io sono pure vegetariana, vedete voi. 

 
No, lo stemma non e' tamarro

Quest'anno pero' mi ha invitato un'amica il cui marito e' gran fan dei Broncos. Cosi' fan che hanno addobbato tutta la casa e preso le patatine arancioni e blu in onore della squadra (che e' un po' uno di quei momenti in cui tu sei felice di dire "No grazie, sai, potrebbero avere il glutine"). I supermercati pullulavano di tortine arancioni con su lo stemma dei Broncos, giusto per dare un'idea. Io, l'amica e un'altra ospite, tutte e tre studentesse di comunicazione, ci siamo invece divertite un sacco a stare attaccate a Twitter per tutto il tempo della partita. Dopo quattro ore non sentivo piu' i polpastrelli, pero' e' stato molto divertente e soprattutto potevamo conversare tra di noi senza scomodare il marito- Broncos fan.

Dal momento che il Super Bowl e' la celebrazione dell'Americanita', e' iniziato con Lady Gaga che cantava l'inno. Lady Gaga e' sempre fine ma non finissima e quindi era ricoperta di glitter rossi, fatta eccezione per le unghie blu. Credo le abbiano strappato le palpebre per struccarla. Ai piedi aveva degli zatteroni che ci hanno fatto rimpiangere le Spice Girls, ma purtroppo non e' l'unica cosa anni 90 di questo Super Bowl. 

 
E qui c'e' la sua performance, dove potete vedere le scarpe

Poi, i Broncos e i Carolina Panthers hanno preso a giocare, sputarsi addosso, menarsi e palpeggiarsi come fanno solo gli uomini veri fatti e virili. Fortunatamente pero' ci sono moltissimi intermezzi pubblicitari che catturavano la mia attenzione. Gia', perche' le compagnie pagano prezzi indecenti per mandare la propria pubblicita' al Super Bowl e tendono quindi a farne di molto belle.

Quest'anno, pero', mi sa che a Madison Avenue giravano degli acidi davvero potenti. Infatti, almeno la meta' delle pubblicita' avevano animali o oggetti parlanti, di quelle cose che vedevamo solo negli anni 90 e comunque cambiavamo canale per guardare il film delle Spice Girls. Roba che la pubblicita' di Scientology tutto sommato non era male.

L'apice, comunque, e' stato questo:


Esso e' un Puppy  Monkey Baby. Che dovrebbe essere la sintesi di tre cose belle e cute e serviva per pubblicizzare una bevanda energetica che ha dentro tre cose (che immagino siano succo, caffeina, e scorie radioattive). Il Puppy Monkey Baby e' una di quelle cose che vedi e immediatamente vorresti schiacciare il tasto "unseen" nel tuo cervello ma non ce la fai. E' una cosa che si insinua dolcemente nei tuoi incubi piu' tremendi e d'ora in avanti sara' sempre con te,  a ricordarti che la vita e' tremenda. A ricordarti che la bellezza non esiste ma l'orrore e' tangibile. Twitter e' impazzito.

Altre pubblicita' si sono invece concentrate sul target medio del Super Bowl. Che apparentemente sono uomini vecchi, obesi, e con una dieta terribile. Una pubblicita', ad esempio, spiegava in modo dettagliato la triste storia di un uomo costipato che pur mangiando le prugne non risolveva il suo problema, perche' apparentemente ci sono molti tipi di costipazione e la sua e' derivata dagli oppioidi (che, per inciso, non ho idea di cosa siano). Non si smette mai di imparare, eh?

E dopo la costipazione, ovviamente e' arrivato il prodotto contro la diarrea. E quale modo migliore per pubblicizzare un anti-diarrea che creare un intestino che cammina su due zampette?
Ridatemi le vecchie pubblicita' del DiarStop Giuliani di quello che se la faceva addosso a teatro, giuro che avevano molta piu' dignita'.
Twitter e' impazzito anche qui.

 

Il Super Bowl e' molto autocelebrativo e quindi ogni tanto c'erano delle pubblicita' su quant'e' bello il football. Lo slogan era "Football is family" e spiegavano che nove mesi dopo la vittoria di una squadra al Super Bowl, nella citta' vincente nascono molti piu' bambini, che chiamano "Super Bowl Baby". Io l'ho trovata una cosa abbastanza divertente (specie se consideriamo che il mio termine di paragone era un intestino su due zampe). Pero' Twitter, che e' pieno di cagacaz precisini, e' impazzito anche per questo. I vari commenti andavano dal "Ecco, ora si parla di SESSO al Super Bowl? Giammai!" a "Ecco, la solita propaganda antiabortista!" a "Ecco, in televisione in America la gente e' invitata a scopare solo se poi ha dei figli". E cosi' via. Ricordiamo che questa nazione ancora si ricorda di Janet Jackson che vent'anni fa ad un Super Bowl ha accidentalmente mostrato una tetta perche' le e' caduto il costume. Non dico come mi guardano quando dico che in Italia la gente in spiaggia si puo' pure mettere in topless. 

Ad ogni modo, dubito che tra nove mesi ci saranno molti nuovi bimbi a Denver. Voglio dire, la gente aveva appena visto il Puppy Monkey Baby.

Il momento piu' bello del Super Bowl e' l'Half Time Show. Quest'anno c'erano i Coldplay che sono stati criticati perche' non sono maschi abbastanza. Infatti non solo non avevano su la calzamaglia e non si palpeggiavano come i giocatori, ma avevano pure una coreografia con tanti fiorellini e Chris Martin portava una giacchetta floreale. A me sono piaciuti, pero' molti non l'hanno considerano un gran spettacolo, come mi ha mostrato Twitter. Poi e' arrivato Bruno Mars che mi sembra una delle persone piu' tamarre di sempre e sinceramente non ne sento mai parlare se non al Super Bowl, dev'essere tipo un ospite fisso.

 

Il grande show pero' e' stato quello di Beyonce, che e' arrivata con le sue solite chiappe al vento (basta che non siano tette, e si puo' mostrare tutto) e i suoi tacchi a spillo che mi chiedo le vesciche ai piedi dopo averci ballato. Si e' messa pero' a cantare una canzone che diceva piu' o meno "Polizia smettete di sparare ai neri" (cosi' mi hanno detto, giuro non ho capito una ceppa di quello che diceva) e le sue ballerine subito dopo hanno twittato una foto in supporto di #blacklivesmatter. Il che e' molto bello e un po' ironico, se si considera che Beyonce e' costantemente "sbiancata" per sembrare meno nera. Pero' trovo che queste cose siano importanti, e ovviamente Fow News ci si e' scagliata contro
Al Super Bowl questo, e a Sanremo le bandiere arcobaleno per le unioni civili. Sembra proprio che le ingiustizie sociali siano ovunque, e credo sia giusto che anche i cantanti si impegnino. Sarebbe bello che un giorno non ci fosse piu' bisogno. 

Alla fine i Broncos hanno vinto. Che mi ha reso felice, nonostante non abbia seguito nulla della partita. Peyton Manning, il quarterback dei Broncos che e' in odore da pensione, ha preso il suo trofeo e ha snocciolato quello che avrebbe fatto quella sera: dare un bacio alla moglie (no sesso, che in TV non sta bene dirlo, a meno che non sia per fini procreativi), dare un bacio ai figli, bere una birra, e ringraziare il "signore al piano di sopra". Che, comunque, viene dopo la famiglia e dopo la birra.

Lunedi', il professore per cui faccio da assistente questo semestre ha fatto lezione con la maglia dei Broncos. 

E anche questa e' l'America

domenica 2 febbraio 2014

Super Broncos!

Io sono la classica persona che nessuno vuole invitare a casa quando c'e' una partita di calcio. Perche' chiedo a tutti di spiegarmi le regole un centinaio di volte, sbadiglio vistosamente, mi distraggo, esulto al momento sbagliato quando e' l'altra squadra a fare punto.

Pero', ho deciso di fare l'esperienza americana per eccellenza, un altro step nel mio lungo adattamento alla terra di orsi e bufali: il Super Bowl. Motivo in piu' per guardarlo, il fatto che quest'anno in finale ci fosseri i grandi, i bravissimi, i certamente vincitori Denver Broncos. Contro i certamente perdenti Seattle Seahawks

Si, South Park e' un posto che esiste davvero, un quartiere di Denver. 

Da brava Americana, me ne sono andata in un pub a bere birra e mangiare schifezze, circondata da gente con la maglietta arancio pronta a grandi festeggiamenti. L'attesa del Super Bowl e' stata forse la cosa piu' bella, con schermi ovunque che mostravano bandiere a stelle e strisce, la Dichiarazione d'Indipendenza e l'inno americano. Questo patriottismo trash che mi rende sempre un po' perplessa ma al tempo stesso mi piace. 

Ho pensato di fare molta attenzione alla partita e di fare un post bellissimo e dettagliato, ma poi qualcuno mi ha piazzato in mano questo:


Si lo so, sembra colluttorio con acqua sporca. Probabilmente e' proprio quello

Si chiama "Broncos Bomb" ed e' un cocktail fatto apposta per il Super Bowl. Per berlo bisogna gettare il liquido color puffo (con tutto il bicchierino) dentro il bicchiere piu' grande e poi mandare giu' alla goccia. E' cattivo. Cattivissimo. Sembra di bere una Big Babol sciolta con dei pezzettini di lecca lecca alla menta. Pero' subito dopo il mondo sembra piu' bello e le tre ore di football passano via velocissime. 

Ho comunque potuto farmi delle impressioni generali sul football, che non avevo mai guardato prima. Ci sono due squadre, composte da bestioni enormi e talvolta anche ciccioni con delle imbarazzanti calzamaglie. Essi hanno un paradenti a volte fosforescente che mi ricorda quello che mettevo io alle medie per raddrizzarmi i denti e che mi causava tremendo imbarazzo. Alcuni giocatori hanno il paradenti legato con una sorta di filo alla visiera del casco, mentre altri se lo tolgono e se lo mettono in una rientranza del casco stesso, un po' come le bambine che si attaccano le gomme da masticare dietro l'orecchio.
Il gioco consiste in questi bestioni che si mettono in fila e si saltano addosso dandosele di santa ragione. In tutto questo c'e' anche una palla che evidentemente non riuscivano a produrre rotonda e quindi e' ovale. 

In tutto questo, ci sono un sacco di pubblicita', che per me, esperta di media wannabe, erano un po' la parte migliore. Ad ogni SuperBowl c'e' anche uno show musicale, e quest'anno il palco vedeva Bruno Mars e i Red Hot Chili Peppers. Bruno Mars aveva un'interessante giacca fatta di foglio di alluminio di quelli per incartare il pesce, e Anthony Kiedis e' e sempre sara' l'amore indiscusso della mia adolescenza, anche senza i lunghi capelli e con dei baffi molto hipster. Pero', devo dire che il concerto mi ha deluso. Io mi aspettavo qualcosa di grandioso, pacchiano, post- coloniale, pieno di stereotipi e politicamente scorretto come questo:


Il Signor Disney era probabilmente una persona orrenda, ma ammettiamolo: gli spettacoli della Disney sono uno step piu' avanti degli altri.


La cosa piu' importante di questo Super Bowl, tuttavia, era il fatto che le due squadre provenissero proprio dai due stati americani dove la marijuana e' stata legalizzata, Colorado e Washington. Da quello che ho potuto capire dalla partita, pero', solo i Broncos si sono ammazzati di canne prima del match e sono arrivati in campo senza sapere bene cosa farsene della palla.
Cosi i Seattle Seahawks, saggi abbastanza da non sperimentare le gioie della legalizzazione, hanno vinto 43 a 8. Che, anche per chi non e' esattamente un'esperta di football come me, e' un risultato un tantino deprimente.

A quel punto, molta della gente nel pub ha chiesto a gran voce dell'altro Broncos Bomb. Con l'eccezione di qualcuno che si e' tolto la maglia arancione dicendo con discretion "Go Seahawks! Seattle spacca! L'avevo detto io!"