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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.

domenica 22 luglio 2012

Adesso capisco perchè mi serve un PA


Ci sarà un giorno meraviglioso in cui io sarò a tutti gli effetti una ricercatrice, e quel giorno sarà anche quello in cui smetterò di essere in grado di fare le piccole cose della vita quotidiana. Sarò incapace di stirare, scaldare le cose al microonde, spedire le lettere, prendere gli autobus giusti. La gente mi guarderà come se fossi idiota e poi mi giustificherà, perché sarò dottoressa tutto sommato. Come ogni accademico che si rispetti, vivrò in un mondo tutto mio fatto di nuvole di zucchero filato e unicorni rosa e non avro’ più rapporto con la realtà.
Quel giorno potrò anche, a buon diritto, lamentarmi per il fatto che mi serve un Personal Assistant.

Ma al momento non sono ancora Doctor, e quindi la gente si aspetta da me che almeno io sia capace di leggere le email e prenotare i biglietti aerei. Purtroppo io sono una persona inetta, e queste cose non le so fare, anche se non ho la facile scusa di essere stata troppo impegnata a prendere un Phd per sviluppare un’intelligenza pratica.

Essendo io un’idiota, avevo totalmente ignorato che c’era una riunione IMPORTANTISSIMA per i Phd student il 20 agosto, giorno in cui prevedevo di passare 16 ore in un cubicolo Alitalia. Questa cosa mi è stata scritta per mail ma io, abituata alle cose difficili, ho scandagliato tutto il sito internet alla ricerca di informazioni nascoste e ho dedotto che non ce n’erano. Appunto, non erano in internet perché già me le avevano mandate per mail.

Devo quindi cambiare il mio volo. E ciò può sembrare semplice, o almeno lo sarebbe, se non si fosse trattato della nostra amata compagnia di bandiera.
Avete mai passato un’ora al telefono con otto diversi operatori Alitalia senza dare in escandescenza? 
Siete dei monaci zen?
Se la risposta è “si” alla prima domanda, sono quasi sicura che sarà “si” anche per la seconda.


Chiamo il numero sulla mail della prenotazione, spiego il mio problema, e un operatore molto gentile mi dice che lui lavora solo per i voli verso Crotone e che quel numero è sbagliato. Iniziamo bene.

Chiamo la prima operatrice al numero giusto e le chiedo di cambiare il volo.
“Non è possibile, gli altri giorni i voli sono tutti pieni”
“Si ma guardi a me va bene qualsiasi scalo e coincidenza, sul vostro sito ci sono almeno 10 opzioni”
“Si lo so ma il sistema interno è bloccato e io non le visualizzo”
La linea misteriosamente cade.

Richiamo
“Guardi che però lei per queste operazioni cosi’ complicate non deve chiamare il centralino Alitalia (no, chi devo chiamare? Il salumiere?). Perché non va in agenzia? Il problema è che lei ha un volo interno agli Stati Uniti, lo so che glielo abbiamo venduto noi, ma io non so come cambiarlo. In agenzia lo dovrebbero sapere”
La linea misteriosamente cade.

Vado in agenzia e questi mi dicono che dovrebbe cambiarmelo l’Alitalia, il biglietto, visto che sono loro che me l’hanno venduto. Non riesco a dargli torto.

Richiamo
“No guardi lei non lo può cambiare”
“Senta mi scusi ma i suoi colleghi prima mi hanno detto che si può cambiare e cosi’ è scritto anche sul sito..”
“No le dico che io non posso farlo”
“Perché allora mi dite cose diverse? Questa cosa la farò presente nel feedback che mi chiederanno sulla telefonata…” Sono già pronta a tirar fuori la frase “Lei non sa chi è mio padre” che non è mai funzionata ma che si tenta sempre.
“Guardi è troppo lungo da spiegarle”
“No me lo spieghi, ho tempo”
“E’ che io sto a Roma e questa cosa la fanno solo a Palermo. Ma il numero è lo stesso. Per essere sicura di parlare con Palermo deve premere il pulsante per le Procedure Speciali”
La linea misteriosamente cade

Richiamo le Procedure Speciali
“Salve, lei è un minore non accompagnato, un disabile, o un assassino in libertà vigilata?”
“No io vorrei cambiare un biglietto”
“Si ma noi siamo le Procedure Speciali e quindi io posso farle dei biglietti per minori non accompagnati, disabili o assassini, ma non posso cambiarle il biglietto”
“E’ stata la sua collega a dirmi di chiamare lei. Perché lei sta a Palermo”
“Si ma noi TUTTI stiamo a Palermo”
“Quindi la sua collega si prendeva gioco di me?”
Risate imbarazzate, poi la linea misteriosamente cade.

Richiamo il numero normale, e riparlo con quella che mi aveva indirizzato alle Procedure Speciali. La tizia ha notevole sfiga, visto che non è riuscita a liberarsi di me.
“Ancora qui chiama? Le ho già detto che io i biglietti non li posso cambiare!”
“La sua collega delle Procedure Speciali mi ha detto che non è vero che lei sta a Roma e che oltretutto loro i cambi di biglietti non li fanno”.
La linea misteriosamente cade.

Prendo una camomilla concentrata, tecniche Yoga di respirazione e poi richiamo.
“No guardi io non posso cambiarglielo, vada in aeroporto”
“Eh?”
“E lo so che è un disagio, ma io non glielo so fare”.
Stavolta attacco io per disperazione.

Richiamo.
Mi risponde Claudio, il genio dell’Alitalia. Cortese, educato, in 5 minuti mi spiega che lo stesso volo non è disponibile ma può offrirmi un’altra soluzione che ci mette un po’ di più, basta che io gli dia il numero di carta di credito e…
La linea misteriosamente cade.

E li comprendo che il centralino Alitalia oltre ad assumere uno stuolo di idioti ha anche delle linee di merda.

E non si può nemmeno sperare che falliscano, perché già l’hanno fatto.

Giuro che al ritorno prenderò una nave, e fino alla costa ci arriverò a dorso di un Orso bruno.
 

1 commento:

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