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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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sabato 11 maggio 2013

Il laureato

Il motivo principale per cui scrivo questo post e' che stasera me ne volo a S Francisco per le mie - meritatissime- vacanze, quindi mi piaceva tirarmela e suscitare un po' di invidia nei miei lettori che a S Francisco non ci vanno.

Oltre ad aver finito i miei esami, ho potuto assistere ad un'altra cosa molto american: le graduations! Avete presente nei film quando tutti lanciano il cappello in aria e girano con quelle toghe nere? E' cosi' davvero! Con in piu' il dettaglio trash che certa gente sul cappellino ci attacca cose tipo perline, stemmi dell'universita', disegni di bufali.

Il giorno delle graduation e' stato particolarmente carino perche' delle campane si sono messe a suonare incessantemente alle 7 del mattino, e mi ha ricordato un po' quando vivevo di fianco alla chiesa di S Marcuola a Venezia. Pero' ho fatto una scoperta che mi ha riempito il cuore di gioia immensa: anche i PhD partecipano alla cerimonia di graduation, e hanno nientemeno che questo cappello:

E' davvero poco dignitoso e non vedo l'ora di comprarne uno da mettermi assieme a tutte quelle buffe medaglie e pseudomantelli da mettere sulla toga. Ok, forse io non dovrei proprio parlare di dignita' alls laurea, visto che ho studiato in Veneto e il giorno della discussione la mia preoccupazione principe era quella di avere lo stomaco pieno per non ubriacarmi troppo al papiro e poi sono stata vestita da mucca. Mi e' stato detto che in Finlandia quando ti dottori ti danno una SPADA, non ho idea se questo sia vero, ma ora il mio nuovo scopo nella vita e', finito il dottorato qui, iniziarne uno in Finlandia. Cosi' potro' brandire la mia spada gridando 'Winter is coming!'.

Ogni universita', a seconda dei soldi che ha a disposizione, invita un personaggio celebre a fare un discorso. La mia ha invitato niente popo' di meno che Julie Andrews! Ok, nemmeno io mi ricordavo chi fosse, ma e' MARY POPPINS! Dopo essermi ripresa dalla sorpresa che sia ancora viva, ho deciso che dovevo assolutamente vederla perche' lei potesse motivare tutti i laureati con una canzone come questa:


Purtoppo pero' ho scoperto che il suo ruolo non era quello di portare gli studenti a giocare al parco assieme allo Spazzacamin, ma giusto fare un venti minuti di discorso della serie "voi siete er meglio", convincere le famiglie dell'importanza di un'educazione superiore che lei non ha mai avuto e di cui non ha mai sentito il bisogno, intascare i suoi soldi e tornare ad essere un'adorabile vecchietta che ingolla pasticche e zucchero.

Cosi' me ne sono rimasta a dormire (campane permettendo) e invece di andare alla cerimonia generale di graduation con Julie, sono andata a quella del dipartimento di Inglese. Pure li' c'era una celebrita', una ex alunna che mo lavora con Yahoo e credo abbia fatto soldi a pacchi. Il suo discorso era quello della self-made woman, che spiegava come con le sue capacita' e la sua intraprendenza ora e' una persona rispettabile.

Ora, immaginatevi un attimo una cerimonia di laurea in Italia in un dipartimento di Lettere e Filosofia. Immaginatevi che arrivi una tizia a dire : "Io ce l'ho fatta ad essere assunta da Yahoo! Perche' le aziende vi vogliono, vogliono il vostro talento nella scrittura, vogliono la vostra capacita', e voi dovete dimostrare che voi valete! " A meta' insomma tra lo zio Sam e l'Oreal. In Italia i casi sarebbero due: o tutti scoppierebbero a ridere e poi a piangere dopo un discorso del genere, oppure il discorso si modificherebbe in "Tutte le aziende vi vogliono! Hanno bisogno di centralinisti e soprattutto di donne delle pulizie! Fate valere il vostro titolo di scrittura creativa !".

Dopo questo discorso, una professoressa si metteva a chiamare gli studenti sul palco uno ad uno. Erano soprattutto ragazze, e visto che dalla toga spuntavano solo i piedi la maggior parte si era messa le scarpe della festa, con almeno 20 cm di tacco. Era come assistere ad un branco di tirannosauri che barcollante saliva delle scomode scalette, arrancava nella camminata e infine per miracolo ridiscendeva le scalette. Un po' ci avrei sperato che qualcuna cadesse. Ogni studente porgeva alla professoressa un foglio con il proprio nome perche' questa lo leggesse, e in piu' dichiarava a gran voce se per caso si fosse laureato con menzione di onore. Le prime persone erano laureate con 'Summa" (che immagino sia 'summa cum laude'). Poi, sono arrivate le persone laureate con 'Magma'. Ho passato un'ora a chiedermi che fosse il magma. Poi sono stata illuminata e ho scoperto che era 'Magna cum laude'! Peccato, mi piaceva di piu' la denominazione 'magma'.

In conclusione, e' bello vedere come qui i giovani abbiano ancora speranza per il futuro, come effettivamente l'universita' e i professori siano fieri di loro e come li incoraggino. D'altronde, con un modello come Julie Andrews, come si puo' non avere fiducia del dopolaurea? Voglio dire, lei e' capace di pronunciare "Supercalifragilistichespiralidoso" senza impappinarsi, e sono sicura che molti laureati in Inglese sanno fare lo stesso. Questo ti apre un po' tutte le porte. Ma soprattutto, io sono una persona particolarmente felice perche', appena trovero' modo di dottorarmi in Finlandia, avro' una spada !



(Piccola domanda per i miei lettori: ma il film 'Il laureato', perche' si intitola cosi'?)

giovedì 23 agosto 2012

Mais c'est bizzarre- le stranezze di Boulder

Mi trovo a vivere in un posto meraviglioso. La gente per strada ti sorride e ti saluta, le segretarie ti regalano le pesche, gente che non conosci si offre di accompagnarti nei posti dove vorresti andare, le montagne sono bellissime e frotte di ragazze bionde con magliette rosa girano cantando le canzoni da majorette. Il caramel macchiato di Starbucks costa solo 3 dollari e 20 e lo Starbucks è proprio attaccato a dove farò lezione. Le case sono tutte ordinate e tranquille e nessuno chiude la porta, le persone mangiano cibo sano e preparano muffin deliziosi. E' praticamente Wisteria Lane.
E' un posto dove ti aspetteresti che gli uccellini ti salgano in testa e gli scoiattoli sulle braccia ed assieme possiate tutti intonare un inno alla gioia e alla purezza.
E' anche un posto dove non ti stupisce più di tanto che uno psicopatico vestito da Bane abbia ucciso dodici persone (Desperate Housewives docet).
Ecco un video che rappresenta un po' il posto in cui abito:


Per il resto, so che morite dalla voglia di sapere quanto bizzarre siano le persone qui. Bè, eccovi accontentati con una lista di cose bellissime e strane, alle volte più strane che bellissime, ma comunque bellissime.

ORSI O BUFALI?
Per quanto possa sembrare incredibile, la mascotte del campus non è un orso, ma un bufalo! Si chiama Ralphie ed è un bufalo VERO, che pare venga fatto scorrazzare prima delle partire di football americano. Oltretutto qui alla gente il bufalo ci piace un sacco, infatti la tessera degli studenti si chiama BuffOneCard e all'orientamento mi hanno subito regalato una tazza con su il simbolo dell'università, un bufalo stilizzato.

ORSI O RAGNI?
Tutti adorano Boulder. L'altro giorno i Phd students più anziani facevano a gara a chi trovava più cose belle su Boulder (sospetto che ci sia lo zampino dell'Ufficio del Turismo).
"A Boulder si scia!"
"A Boulder si mangia bene!"
"A Boulder non ci sono insetti!"
"Bè" oso replicare io "Ma ci sono gli orsi che ti uccidono"
"Si ma non ci sono insetti! E poi gli orsi non ti fanno nulla!"
(Il che comunque è una balla tremenda, perchè nella mia stanza ho ucciso un ragnetto piccolino e per la legge del karma mi sono trovata altri 4 grossi ragni, due scarafaggetti e una di quelle scolopendrine a mille zampe che vive sotto il mio letto. Ad ogni modo preferisco i ragni tutta la vita piuttosto che un orso)

BOULDER O BRUSSELS?
Uno sta li ad emigrare oltreoceano per smettere di vivere in una bolla, e poi che scopro? Che c'è il termine "Boulder Boubble" per indicare il fatto che la gente non esce mai dalla città. E io che credevo nell'esclusività della Eurobubble.

GLI AMERICANI E L'ALCOL
Esco a bere con i compagni di dottorato x un aperitivo. Erano le tre, e la cosa mi ha un po' scombussolata. Poi ho cenato alle 5 e 30, ma questo è un altro discorso.
Ordiniamo delle birre e tutti i compagni di dottorato tirano fuori la carta di identità. Perchè fino a 21 anni non si può bere, in questo Paese infelice! Il dottorando indiano che ha tipo 40 anni non ha la carta di identità, quindi niente alcol. Ma si vede proprio che questo ha più di 21 anni. Ne ha tipo il doppio. Ha i capelli brizzolati, le rughe...la situazione aveva del ridicolo. Ma comunque niente alcol.
Per bere quindi ci vuole un american ID card. Per averla tuttavia bisogna avere un social security number, che puoi avere se lavori. Chi non lavora deve comunque fare domanda per avere un social security number, vederselo rifiutare, e solo a quel punto può chiedere un ID card.
La burocrazia americana mi sta uccidendo.

GLI AMERICANI E IL FITNESS
Pare che gli abitanti di Boulder siano definiti "worst dressed, best naked" perchè sono magri. Ora, per quel poco che ho visto la prima cosa è verissima. La seconda.. boh, non ho ancora visto nessuno nudo e non ci tengo a farlo, ma mi permetto comunque di alzare un sopracciglio.

GLI AMERICANI E LE LORO PARANOIE
Un giorno più o meno lontano, se tutto va bene, potrei dover insegnare. E che si deve fare in quel caso? Ma il giuramento sulla costituzione americana!! E dopo l'11 settembre gli americani erano cosi' presi male che hanno fatto RIFARE ad ogni insegnante del Paese il giuramento, tanto per accertarsi che non fossero terroristi (questo fa un po' il paio con le domande dell'immigrazione dove ti chiedono se hai intenzione di usare la tua borsa di studio per trafficare in organi).

IL MAGICO MONDO DEGLI STUDENTI
Essendo questo un mondo perfetto, c'è un ufficio dove lamentarti se i proff o i compagni ti trattano male. Qualcuno ti chiama "italiano mafioso" "ciccione idiota" o "cretinetti"? Vai a lamentarti! Un professore ti chiede di fargli il caffè o di prendergli un libro? Lamentati!
E' proprio uguale all'Italia.




venerdì 17 agosto 2012

Viviamo con gli orsi, ma in fondo siamo squali


E cosi’, dopo un’estate stupenda, arriva il momento di partire per davvero.

E si fa avanti il pensiero strisciante che sarebbe bello essere felice come le altre persone. Mi rendo conto che la frase possa dare un’idea sbagliata: io non sono meno felice delle altre persone, semplicemente sono felice in modo diverso.
Avere un lavoro fisso in ufficio, andare in vacanza due settimane l’anno a Parigi o in Grecia, fare un mutuo con il proprio ragazzo, andare a scegliere i divani immaginandosi tutti i piccoli e meravigliosi bambini che si cresceranno sopra di essi e magari sognare ad occhi aperti il momento in cui proverai l’abito bianco. Purtroppo temo di non essere cosi’, e il mio ragazzo neppure.
Io voglio passare la mia vita a studiare cose inutili che non interessano a nessuno. E dopo che sono fissile come un mollusco in un posto per troppo tempo, mi stufo.

E cosi’ mi condanno ad essere un’Italiana all’estero, un cervello (o meglio, neurone) in fuga. La chiamo condanna perché noi che viviamo fuori dal Belpaese siamo costantemente in bilico tra l’amore e l’odio, tra la voglia di tornare e la consapevolezza di non poterlo fare. Ci chiamano coraggiosi, ma non lo siamo per nulla, almeno io non lo sono. Io sono solamente scappata. Mi condanno alla perenne nostalgia di un’Italia che vedrò nella sua fulgida bellezza tra le spiagge d’estate e la neve di Natale, e che rimpiangerò dentro di me ogni giorno che passerò in terra straniera. Ma, allo stesso tempo, so che in Italia non potrei vivere, non adesso almeno, non se le cose non cambiano. E non lo dico soltanto per una questione di opportunità, ma per la mancanza di fiducia nei giovani, per il poco rispetto nello studio, nel lavoro e nell’impegno, per la chiusura di mente, il razzismo, l’omofobia. Per la depressione e la rassegnazione che si respira nel parlare con la gente, tra bar estivi semivuoti e negozi perennemente in saldo. Avrei potuto rimanere e lottare contro questa crisi che nessuno vede ma che impregna tutti come una sostanza viscosa, ma la verità è che non ho il coraggio di farlo, e ho scelto di scappare e rimpiangere la pizza da lontano.
Forse, una volta che sei diventato italiano all’estero, la tua condanna sarà un limbo perpetuo di gioia e dolore, la consapevolezza di non essere più come gli altri, e il morire dalla voglia di essere proprio come loro.

Me ne sto per andare dall’altra parte del mondo a seppellirmi tra montagne di libri, a dire addio alla mia vita sociale per poter, tra quattro anni, aggiungere un “Doctor” alla firma delle mie email. Non vado nell’America da fashion victim di Sex and the City, ma mi preparo ad ingobbirmi, vedermi flaccida e fare discorsi da nerd come The Big Beng Theory. Mangerò solo cinese take away, farò battute che nel mondo saranno comprese solo dai miei quattro compagni di dottorato, mi incastrerò sul naso degli occhiali da fondo di bottiglia e passero’ la maggior parte delle mie giornate senza sapere che tempo fa fuori. Vivrò una relazione sentimentale più che altro con Skype. Tutto questo per evitare che la gente si aspetti da me che torni a casa la sera a rammendare calzini e far da mangiare guardando l'Eredità. 

Forse perché tutto sommato sono un po’ come gli squali. Se non continuo a muovermi, non riesco a respirare. 


E il prossimo post, sarà dal Colorado per davvero. 

venerdì 10 agosto 2012

Sono confortevoli i ponti di Boulder?

In Colorado sono tutti squisitamente gentili. Ogni volta che contatto qualcuno mi trattano tutti benissimo, un professore mi terrà in casa per i primi giorni come fossi un cagnolino disperso e ho avuto una conversazione telefonica di mezz'ora con una tizia che aveva già affittato la stanza dell'annuncio ma ha passato un tempo interminabile a dirmi "call me when you arrive in Boulder! And Welcome to Colorado!" (sulle prime ne sono stata felice. Poi ho dato un'occhiata al conto di Skype e lo sono stata un po' meno).

Sono cosi' gentili che mi hanno anche trovato una casa! Questo vuol dire che la prossima settimana prendo il mio aereo, arrivo li, trovo un posto dove stare un mese provvisoriamente e poi avrò un monolocale tutto mio nel campus! E' la prima volta che vivo da sola e passo tutti i giorni ad immaginare come sarà bella la mia casina.



Allora scrivo subito ad una ragazza che studia li e che mi è sembrata molto carina e disponibile per mail, e le racconto felice che non dovrò vivere in una foresta.
Lei mi risponde gentilissima come sempre:
"Che bello, sono superfelice per te! Bene bene la casa è stupenda! Cioè, è stupenda perchè costa poco ed è nel campus, però è vecchia e brutta"

O_O
Io dopo un piccolo momento di sconforto decido non mi interessa. Voglio dire, sono sicura che questa ragazza non ha mai vissuto a Venezia, dove l'acqua del gabinetto si alzava con la marea, o a Parigi, dove per andare in bagno dovevo calpestare la mia coinquilina, o a Bruxelles, dove meditavo di fare il porto d'armi per cacciare i topi. Sono sicura che la casa sarà carinissima.

Allora le scrivo dicendo che mi piacerebbe tanto invitarla nella mia casetta per una "nice italian dinner"
(Ok, io mi sono sempre reputata una pessima cuoca. Ma dopo aver abitato con gente che lasciava cuocere gli spaghetti Barilla 15 minuti, li cospargeva di formaggio grattuggiato di dubbia provenienza preso da una busta Carrefour e li inondava di Ketchup, ho capito di essere sempre stata troppo dura con me stessa).

Lei mi risponde gentilissima come sempre:
"Grazie, ma lascia stare, non c'è bisogno! Anche perchè la tua casa è troppo piccola per ospitare gente e in più non avrai tempo di cucinare perchè dovrai studiare!"

O_O
Sappiate che quando sarò nella mia orrida catapecchia a sventolare un Bounty fuori dalla finestra perchè un orso entri e mi faccia compagnia mentre, seduta tra il letto e il gabinetto, mangio un cibo precotto direttamente dalla vaschetta di plastica leggendo il libro di metodologia che ho sulle ginocchia, vi pensero'.

domenica 22 luglio 2012

Adesso capisco perchè mi serve un PA


Ci sarà un giorno meraviglioso in cui io sarò a tutti gli effetti una ricercatrice, e quel giorno sarà anche quello in cui smetterò di essere in grado di fare le piccole cose della vita quotidiana. Sarò incapace di stirare, scaldare le cose al microonde, spedire le lettere, prendere gli autobus giusti. La gente mi guarderà come se fossi idiota e poi mi giustificherà, perché sarò dottoressa tutto sommato. Come ogni accademico che si rispetti, vivrò in un mondo tutto mio fatto di nuvole di zucchero filato e unicorni rosa e non avro’ più rapporto con la realtà.
Quel giorno potrò anche, a buon diritto, lamentarmi per il fatto che mi serve un Personal Assistant.

Ma al momento non sono ancora Doctor, e quindi la gente si aspetta da me che almeno io sia capace di leggere le email e prenotare i biglietti aerei. Purtroppo io sono una persona inetta, e queste cose non le so fare, anche se non ho la facile scusa di essere stata troppo impegnata a prendere un Phd per sviluppare un’intelligenza pratica.

Essendo io un’idiota, avevo totalmente ignorato che c’era una riunione IMPORTANTISSIMA per i Phd student il 20 agosto, giorno in cui prevedevo di passare 16 ore in un cubicolo Alitalia. Questa cosa mi è stata scritta per mail ma io, abituata alle cose difficili, ho scandagliato tutto il sito internet alla ricerca di informazioni nascoste e ho dedotto che non ce n’erano. Appunto, non erano in internet perché già me le avevano mandate per mail.

Devo quindi cambiare il mio volo. E ciò può sembrare semplice, o almeno lo sarebbe, se non si fosse trattato della nostra amata compagnia di bandiera.
Avete mai passato un’ora al telefono con otto diversi operatori Alitalia senza dare in escandescenza? 
Siete dei monaci zen?
Se la risposta è “si” alla prima domanda, sono quasi sicura che sarà “si” anche per la seconda.


Chiamo il numero sulla mail della prenotazione, spiego il mio problema, e un operatore molto gentile mi dice che lui lavora solo per i voli verso Crotone e che quel numero è sbagliato. Iniziamo bene.

Chiamo la prima operatrice al numero giusto e le chiedo di cambiare il volo.
“Non è possibile, gli altri giorni i voli sono tutti pieni”
“Si ma guardi a me va bene qualsiasi scalo e coincidenza, sul vostro sito ci sono almeno 10 opzioni”
“Si lo so ma il sistema interno è bloccato e io non le visualizzo”
La linea misteriosamente cade.

Richiamo
“Guardi che però lei per queste operazioni cosi’ complicate non deve chiamare il centralino Alitalia (no, chi devo chiamare? Il salumiere?). Perché non va in agenzia? Il problema è che lei ha un volo interno agli Stati Uniti, lo so che glielo abbiamo venduto noi, ma io non so come cambiarlo. In agenzia lo dovrebbero sapere”
La linea misteriosamente cade.

Vado in agenzia e questi mi dicono che dovrebbe cambiarmelo l’Alitalia, il biglietto, visto che sono loro che me l’hanno venduto. Non riesco a dargli torto.

Richiamo
“No guardi lei non lo può cambiare”
“Senta mi scusi ma i suoi colleghi prima mi hanno detto che si può cambiare e cosi’ è scritto anche sul sito..”
“No le dico che io non posso farlo”
“Perché allora mi dite cose diverse? Questa cosa la farò presente nel feedback che mi chiederanno sulla telefonata…” Sono già pronta a tirar fuori la frase “Lei non sa chi è mio padre” che non è mai funzionata ma che si tenta sempre.
“Guardi è troppo lungo da spiegarle”
“No me lo spieghi, ho tempo”
“E’ che io sto a Roma e questa cosa la fanno solo a Palermo. Ma il numero è lo stesso. Per essere sicura di parlare con Palermo deve premere il pulsante per le Procedure Speciali”
La linea misteriosamente cade

Richiamo le Procedure Speciali
“Salve, lei è un minore non accompagnato, un disabile, o un assassino in libertà vigilata?”
“No io vorrei cambiare un biglietto”
“Si ma noi siamo le Procedure Speciali e quindi io posso farle dei biglietti per minori non accompagnati, disabili o assassini, ma non posso cambiarle il biglietto”
“E’ stata la sua collega a dirmi di chiamare lei. Perché lei sta a Palermo”
“Si ma noi TUTTI stiamo a Palermo”
“Quindi la sua collega si prendeva gioco di me?”
Risate imbarazzate, poi la linea misteriosamente cade.

Richiamo il numero normale, e riparlo con quella che mi aveva indirizzato alle Procedure Speciali. La tizia ha notevole sfiga, visto che non è riuscita a liberarsi di me.
“Ancora qui chiama? Le ho già detto che io i biglietti non li posso cambiare!”
“La sua collega delle Procedure Speciali mi ha detto che non è vero che lei sta a Roma e che oltretutto loro i cambi di biglietti non li fanno”.
La linea misteriosamente cade.

Prendo una camomilla concentrata, tecniche Yoga di respirazione e poi richiamo.
“No guardi io non posso cambiarglielo, vada in aeroporto”
“Eh?”
“E lo so che è un disagio, ma io non glielo so fare”.
Stavolta attacco io per disperazione.

Richiamo.
Mi risponde Claudio, il genio dell’Alitalia. Cortese, educato, in 5 minuti mi spiega che lo stesso volo non è disponibile ma può offrirmi un’altra soluzione che ci mette un po’ di più, basta che io gli dia il numero di carta di credito e…
La linea misteriosamente cade.

E li comprendo che il centralino Alitalia oltre ad assumere uno stuolo di idioti ha anche delle linee di merda.

E non si può nemmeno sperare che falliscano, perché già l’hanno fatto.

Giuro che al ritorno prenderò una nave, e fino alla costa ci arriverò a dorso di un Orso bruno.
 

martedì 26 giugno 2012

Poteva andare peggio. Potevano essere squali.



Cosa spinge una fanciulla in tempo di crisi con un lavoro più o meno dignitoso e soprattutto a tempo indeterminato a mollare tutto e fare un PHD, ovvero condannarsi alla povertà e alla schiavitù accademica perpetua, aspettando con un filo di speranza che un professore venga sradicato dal suo scranno per osare chiedere un posto fisso?

La stupidità, insinueranno i miei piccoli lettori.

Invece no. La verità è che il dottorato è un ottimo modo per non lavorare, e mi pare che siano tutti d’accordo sul fatto che non lavorare sia meglio che lavorare, specie se ti pagano lo stesso.

Più nel dettaglio, mi sono ritrovata un po’ di mesi fa in un momento un po’ down della mia vita, uno di quelli in cui si trovano tutti più o meno dalla laurea fino ai 40-45 anni (molta gente si ostina a chiamare questo periodo grigio “età adulta”).
Uno di quei momenti insomma dove mia madre immaginava fossi il braccio destro di Barroso, lasciavo credere agli amici- tramite gli status di facebook- di adorare ogni centimetro della mia scoppiettante vita nel cuore dell’Europa fatta di viaggi e cibo gratis, ma le cose erano un po’ diverse. 
Non vedevo il sole da un anno, e il mio colorito era quello verde e malato delle lucertole o dei cantanti rock drogati;
prendevo uno stipendio minimo lavorando per dei medici che oltre ad aumentare la mia ipocondria mi facevano sentire utile ed intelligente come un ciuffo di muschio, e si facevano amare cosi’ tanto che sputavo nei loro caffè;
vivevo in una casa infestata dai topi e da francesi, in una zona in centro talmente pittoresca da assomigliare a Tortuga, un po' per i tagliagole e un po' per gli alcolisti;
le mie colleghe avevano la stessa vitalità dei tizi in coma per cui teoricamente facevo lobby e la gente random che incontravo negli aperitivi dopolavoro si dilettava a parlarmi dei tre argomenti più noiosi della terra: il lavoro del policy officer, il lavoro del project officer, e quanto erano bravi nel fare questi lavori;
 il mio moroso era lontano, e gli amici che trovavo dopo un po’ di mesi se ne andavano a fare i policy officer in posti fighissimi che avrebbero volentieri usato il mio CV come carta per asciugare l’umidità filtrata dai muri (non dico cartigenica per mantenere la mia dignità).
Ciò che mi tirava su il morale, se non altro, erano i Belgi.

Ho messo cosi’ il mio Neurone al lavoro per trovare delle soluzioni e migliorare la mia vita. Lui ha suggerito:

-          Imparare a suonare il piano e diventare una pianista in un bordello di Caracas
-          Fondare una nuova religione dove io sono la Dea Suprema e dominare uno stuolo di fedeli che berrebbero volentieri succo d’arancia avvelenato per me
-          Sfruttare le mie abilità di pasticcere e il mio amore per Johnny Depp per diventare la nuova Willy Wonka
-          Utilizzare le doti qui sopra per sposare Johnny Depp, installarmi nel sud della Francia e comprare dei regalini al mio moroso per farmi perdonare
-          Trovare qualcuno interessato a pubblicare e leggere le mie storie con cantanti Visual come protagonisti e diventare il nuovo idolo delle folle grazie all’invenzione della J-letteratura
-          Andarmene in California a fare un Phd e passare le mie giornate a fare surf
-          Scoprire che il mio nonno trovatello era in realtà figlio di una famiglia molto ricca, riesumare la salma, fare un esame del DNA e impossessarmi della villa sul lago che mi spetta
-          Farmi assumere come Pirate Cultural Advisor dall’Unione Europea (sappiate che questa posizione esiste davvero) e andare a fare amicizia con quei simpatici Pirati Somali- ARRRR!
-          Scappare in Giappone, mettermi una mascherina per rendermi irriconoscibile e combattere i nemici della Luna con lo pseudonimo di SuperGiupy
-          Tornare in Italia e cercare lavoro (ahahaha questa era proprio stupida!)

A parte l’ultimo, molti di questi progetti mi sembravano sensati ed equilibrati. D’altronde, ognuno richiedeva un certo impegno e un po’ di fatica, cosi’ ho deciso di tentarne uno solo.

Ha vinto l’opzione Phd in California.

Poi pero’ mi hanno preso in Colorado, quindi invece che passare le giornate a fare surf e sfuggire agli squali, probabilmente le passero’ a sfuggire dagli orsi. C’est la vie.