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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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lunedì 13 luglio 2015

Io non mi sento expat


Sono stata recentemente ad una conferenza internazionale in Belgio che era strutturata come tutte le conferenze: una calca di gente al cocktail di benvenuto dove i dottorandi sfigati cercano di approcciare i professori fighi, panini cattivi, tanto caffe’, panels dove tutti vanno per controllare Facebook e cena finale. La cena costa un sacco di palanche, quindi si crea una chiara distinzione tra i dottorandi sfigati che non se la possono permettere e i professori fighi che invece ci vanno, e si lamentano pure un po’, dicendo “uffff, mi tocca fare pure questa, ANCHE quest’anno”.



I dottorandi sfigati quindi di solito vanno a bere tra di loro. Va da se' che io rientro in questa categoria. Cosi’ ho raccattato un po’ di altri dottorandi sfigati che avevo conosciuto durante la conferenza e siamo andati in un bar a prendere la birra e ingozzarci di patatine. Ho notato che di fianco a noi c’erano TUTTI I giovani dottorandi italiani. Esclusivamente italiani. Mentre io ero l’unica Italiana al mio tavolo in mezzo a Svizzeri, Canadesi, Colombiani, Russi, Scandinavi. Mi sono sentita un po’ esclusa perche’ gli Italiani da subito hanno fatto gruppo tra di loro e io chiaramente non ero mai stata invitata ad unirmi.

Io nel cercare la mia birra a fine conferenza




LO SO, a quasi trent’anni si potrebbe smettere con le logiche de “I bambini giocano assieme e non mi invitano”, pero’ effettivamente rispetto agli Italiani io ero un po’ un’outsider. Poi in realta’ ci ho pensato e ho capito che sono io per prima ad approcciarmi un po’ a chi capita – nel senso che non ho piu’ la tendenza a cercare gli Italiani, parlo con chi capita ed esco con chi mi va a genio, ma non ho quest’idea del “siamo italiani facciamo gruppo” che avevo un po’ di anni fa. Anzi, dopo che a Boulder ho tentato di essere carina con un’Italiana appena arrivata e questa mi ha detto che non voleva venire al mio compleanno perche’ voleva far amicizia con Americani, ho smesso proprio di cercare gli Italiani. Sempre della serie “I bambini che non vengono alla mia festa non giocheranno piu’ con me”.



I miei migliori amici sono Italiani perche’ sono quelli storici oppure quelli dell’Universita’ con cui sono legatissima. Pero’ poi nei miei vagabondaggi ho conosciuto gente che mi piace un sacco e che viene da ogni angolo di globo. Ho realizzato quindi una cosa: non ho una nazionalita’ preferita con cui fare amicizia, ma piuttosto mi trovo bene con persone simili a me. Persone che hanno viaggiato molto e fanno una vita un po’ nomade per scelta. Persone curiose che vogliono conoscere altre culture e imparare. Che per carita’, non e’ che per essere di mentalita’ aperta devi per forza cambiare stato ogni anno, tra I miei migliori amici ci sono persone splendide che non sono mai andate oltre Milano Marittima. Pero’ ecco, non devono essere chiuse di mente. Questa e' la mia parte intollerante

Giusto per rendere il concetto




Cosi’, in un momento particolarmente metafisico post-birra mi sono chiesta: ma io, sono una expat? Io non mi sento granche’ expat. Associo expat all’idea di famiglia italiana che va al seguito del diplomatico da qualche parte e passa il tempo a farsi arrivare le mozzarelle di bufala dall’Italia per fare delle feste con gli altri Italiani del compound. Ovvero il tipo di vita che ho fatto quando stavo a Tokyo all’ambasciata (tranne il fatto che poi il sabato andavo nei locali gay di Shinjuku e la domenica a  guardare I cosplayer di Harajuku).



Cosa sono quindi? Da sociologa in erba mi piace definirmi “generazione Ryanair”, o meglio, “Adult version of my Erasmus self”. Quando fai l’Erasmus racconti a tutti I tuoi amici sfigati rimasti a casa che stai conoscendo gente diversissima, ma in realta’ esci con un gruppo di gente che e’ simile a te. Per lo piu’ costituito da studenti spagnoli/francesi/italiani (e qualche sparuto soggetto dell’Europa dell’Est) che parlano un Inglese approssimativo, un’altra lingua approssimativa e hanno voglia di divertirsi e organizzare week end low cost all’ultimo minuto.E riempire bottiglie di vino cattivo da bere in strada qualunque sia il clima (ah, il bottellon e i mal di gola che seguono il giorno dopo) Dopo aver fatto una o piu’ esperienze pseudo-Erasmus le differenze nazionali si appiattiscono e si diventa parte di quella massa grigia che chiameremo media borghesia istruita cosmopolita (oggi mi prendo bene ad inventare termini sociologici). Si entra, in breve, nella Generazione Erasmus.



La Generazione Erasmus e’ fatta di gente che beve birra ricordandosi di quanta ne bevevano a Bruxelles, che raccontano del proprio backpack in Thailandia e di quando studiavano in una scuola internazionale in Slovenia, che commentano il clima ricordando che in Australia era cosi’ diverso e mangiano tartine paragonandole a quelle pizze di Brooklyn. La Generazione Erasmus ama usare le differenze nazionali solo per fare battute di spirito “si certo, noi in Italia tutti con il mandolino in mano. Che cosa c’e’, paura che vi rubi i soldi come a Napoli?”. Quando la gente della Generazione Erasmus si incontra si mette a parlare di argomenti leggeri e ridere molto, ma lascia cadere casuali riferimenti alla propria brillante carriera del tipo “Ah, quel tipo mi ricorda il professore per cui facevo da Research Assistant a Oxford!” (questo anche, e soprattutto, se al momento attuale fanno i segretari- pardon, office manager). Poi, prima dell’ubriachezza totale in cui tutti ballano la salsa, i membri della Generazione Erasmus hanno sempre un momento di serieta’ in cui chiedono al Greco “ma allora, come pensate si aggiusteranno le cose con la troika?” o all’Ukraino “Come vedete le mosse politiche di Putin?” o all’Americano “Bush e Clinton, cosa siamo, nel 1990?”, prevalentemente per mostrare che seguono Internazionale su Twitter.Va da se' che, esistesse la carta fidaty di Ryanair, questa gente accumulerebbe abbastanza punti da comprarsi un aereo.

Nonostante tutto, amo l'Unione Europea per aver inventato l'Erasmus




Anche se la Generazione Erasmus a volte e' composta da gente boriosa e forzatamente giovane, io mi ci trovo bene. Questa ovviamente e’ solo la mia esperienza, non so se per altri funziona allo stesso modo. Expat o no, essere in un Erasmus perpetuo ha i suoi lati negativi, pero' ti fa conoscere tantissime persone. Quest’estate mi sono resa conto di quanto sono fortunata ad aver conosciuto nella mia un sacco di persone speciali in ogni angolo di mondo che devo riuscire ad incastrare ad ogni week end, ma che mi danno la possibilita’ di andare, per esempio, a Madrid tra tre giorni (vala’, lo scrivo giusto per tirarmela). Certo, ogni addio e' uno strazio, ma confido che prima o poi la carta fidaty Ryanair me la inventino davvero. 



Il mio spirito nomade mi porta a chiedermi se io in Italia ci tornero’ mai. Sia come possibilita’ che come volonta’. Una parte di me pensa che mi annoierei, ma quando torno d’estate mi accorgo che i miei amici sono cosi’ splendidi che a volte ho proprio voglia di rimettere le tende qui. E poi non dimentichiamo lo spritz.



Alla conferenza sono stata una riunione del gruppo italiano, a cui sono andata nonostante non mi invitassero a bere. Nella mia mente di Pollyanna tutti i professori fighi mi avrebbero offerto post-doc lautamente pagati in Italia solo per la mia graziosa faccia e la mia nuova montatura di occhiali da hipster intellettuale. Non e’ successo. Alcuni pero’ hanno lodato la presenza di molti giovani italiani che stanno all’estero. Perche’ cosi’ si possono avere connessioni internazionali, grazie ai cervelli in fuga.

Ho detto che studio a Boulder e tutti a dirmi “brava, bello, stai la’”.

Al che invece di mordermi la lingua ho chiesto ad un professore figo:

“Ma scusate, voi ve la tirate che avete tutte queste connessioni internazionali perche’ noi giovani andiamo all’estero, ma poi quando cerchiamo di tornare che possibilita’ di lavoro ci sono per noi?”

Lui mi ha guardata con l’occhio della disperazione e ha detto
“Nessuna. Io mio figlio l’ho spinto ad andare a fare il lavapiatti a Londra”.



Grazie al cielo faccio parte della Generazione Erasmus, che si piega ma non si spezza. E, che mi piaccia o no, pare che l'Erasmus durera' ancora un po'. 

Io Italiana mi ci sento. Pure se di solito non dico che sono Italiana, lascio che la gente indovini, cosi' guadagno tempo prima delle solite domande sull'Italia stile "ma la pizza l'avete inventata voi?"




venerdì 19 ottobre 2012

おかしい!!!

Ho deciso di dare un titolo in Giapponese al post giusto per tirarmela cercare disperatamente di dare un senso al fatto che ho studiato questa lingua per cinque anni e oltre a non averne mai trovato nessuna utilita' ora me la sto anche dimenticando.

Ad ogni modo, parlando di poliglottia, passiamo subito alla carrettata di nuove stranezze Made in US che ho raccolto per voi in questo delizioso clima di Halloween e zucche da intagliare.

MAIS C'EST BIZZARRE!

GLI AMERICANI E LE LINGUE
Molta gente dice che gli americani non parlano nessuna lingua. Non e' vero. Parlano l'Inglese, o meglio, l'Americano, visto che gli manca quel peculiare accento British che pero' amano tanto ('puoi dire qualsiasi cazzata, ma se e' detta con accento British, sembra sempre molto intelligente' mi disse un americano una volta). Alle volte, quando non capisco un'acca di quello che mi dicono, o passo meta' del mio tempo a cercare parole che non so e che spuntano come funghi negli articoli che leggo, un po' li maledico perche' loro non sanno quant'e' difficile vivere in un'altra lingua. D'altronde non ne hanno bisogno: tutti dovrebbero sapere l'Inglese, e se non lo sanno, peggio per loro. In fondo sono gli Americani che dettano le regole.
Cosi' ho trovato una volta un volantino per gli studenti, che era qualcosa del tipo:

VUOI STUDIARE ALL'ESTERO? Ma non sai nessuna lingua? Tranquillo!! Noi ti mandiamo solo in universita' dove si parla l'Inglese, cosi' non ne devi imparare nessuna!

(Yeah! Teniamo la gente nell'ignoranza, mi raccomando!! Sia mai che imparino due paroline di spagnolo o francese che forse forse potrebbero pure essere utili! D'altronde pare che il tanto caro Erasmus verra' soppresso in Europa, quindi anche noi presto perderemo la preziosa occasione di imparare altre lingue in modo maccheronico e fare esami con il google translator)

LE ULTIME DALLA BOLLA
Qui a Boulder sono tutti gentilissimi. Non so se lo siano in tutta l'America, ma qui sono squisiti (e forse vogliono anche dei tips piu' alti, chissa').
Ogni volta che entri in un negozio ti assaltano salutano calorosi chiedendoti "come va?"
Io rispondo sempre "bene grazie e tu?" ma a quel punto loro se ne sono gia' andati a salutare qualcun'altro dopo essersi profusi in immensi sorrisi.
Qualche giorno devo provare ad entrare in un negozio e rispondere "mi va tutto di merda" e vedere che dicono.
A volte invece di chiederti come stai ti chiedono "hai trovato tutto quello che ti serve?"
Anche li non so mai bene che cosa rispondere. Nel senso mi vedi, sto facendo la spesa, sono qui da due minuti, secondo te come faccio ad aver trovato TUTTO quello che mi serve? E lasciami il tempo no? E se non avessi trovato quello che mi serve che fai, me lo trovi tu? Mi fai tu la spesa?

Al Safeway poi c'e' una cassiera che e' un po' la mia preferita e ripete sempre le stesse frasi come un disco rotto. Ogni giorno pero' le frasi cambiano a seconda della situazione
"Oggi e' sabato. Cosa fai stasera?" (saranno cazzi miei?)
"Oggi c'e' il sole. Ti piace questo sole?" (No lo odio, sono in realta' un anfibio e adoro l'umidita', per via di quelle squame che mi sono cresciute a Bruxelles.)

La cosa bella di queste persone e' che seppur lobotomizzate sembrano sempre contente. Non so se sia frutto di qualche pericoloso lavaggio del cervello che le grandi catene fanno ai dipendenti, o se dipenda dagli psicofarmaci di cui abusano, ma per loro la vita sembra sempre bellissima anche se la passano a preparare a te il Pumpkin Spice Latte.
Un po' come la ragazza che insegna zumba, che sospetto sia la figlia della cassiera, e che ha questo aspetto:

D'altronde pero' quasi tutte le ragazze nel campus hanno questo aspetto. La peculiarita' di alcune ragazze come la zumba-girl e' che hanno un modo singolare di esprimere le loro opinioni. Per prima cosa sembra ricevano piacere fisico da ogni cosa che tu dica/fai ("OMMIODDIO ora facciamo questo passo su questa musica, che MERAVIGLIA") e poi hanno la tendenza a dire "YEAH!!!", possibilmente saltando, ad ogni possibile occasione, anche quando non esattamente appropriato ("Stiamo morendo di fatica e le nostre spalle sono dislocate dai pesi che abbiamo usato, YEAH!").
Non credo che siano stupide, probabilmente non lo sono.
Pero' ti mettono di buonumore. O ti fanno venire voglia di prenderle a sassate, a seconda del tuo mood.

LA CULTURA DELLE SCATOLE
Una delle cose piu' strane che ho osservato ultimamente e' il fatto che io sia stata in grado di farmi accettare in un Phd ma non sia capace di usare un apriscatole. Ed essendo che qui TUTTO sta in una scatola e' particolarmente triste e frustrante. Ho fagioli, mais, ceci, olive e pomodori pelati che mi guardano tristemente dal frigo e che io non mangero' mai. 
Un'altra cosa strana e' che ho comprato della mozzarella ed essa NON CONTENEVA ACQUA. Com'e' possibile? Non ho risposta.
Era buona? Non chiedetelo dai, che ucciderei al momento per una pizza come si deve.. 

LOVE AMERICANS
Ho comprato una medicina per la mia proverbiale emicrania e l'ho pagata 65 dollari. SESSANTACINQUE. Questo Paese ha un immediato bisogno di un sistema sanitario pubblico decente, o io vado sul lastrico alla prima carie. 

LE ULTIME DALLA BOLLA 2
Posso passare la mia vita a dire tutto il male possibile su questo posto, ma non potro' MAI dire che non e' il posto piu' sicuro del mondo. Essendo io stupida, ho dormito una volta con le chiavi FUORI dalla porta e non mi e' successo NULLA. (Proviamo ad immaginare che sarebbe successo se l'avessi fatto a Bruxelles... mmm... mi sa tanto non sarei stata qui a raccontarlo...)
Certo, la sera se esco torno a casa in bici cantando a squarciagola "Il bandito e il campione" perche' sono terrorizzata dagli orsi, specie quando mi hanno detto che una ragazza e' quasi andata addosso ad uno in bicicletta. Evviva la natura.