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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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sabato 21 maggio 2016

Chiudiamo in Bellezza

A me piace insegnare. Mi piace molto. Credo sia un bel modo per collegare la ricerca con il resto del mondo. Pero', alla fine del semestre, tendo ad avere una sensazione che si puo' piu' o meno riassumere come: no no no non voglio piu' entrare in una classe, piuttosto mandatemi in uno zoo che e' la stessa cosa, anzi meglio che gli animali almeno sono teneri.

Per un po', nel prossimo futuro, probabilmente non insegnero'. E sicuramente guardero' indietro e mi mancheranno i miei studenti, specie quelli piu' leccaculo intelligenti che sono venuti a dirmi "thank you for the great semester".
Nei momenti in cui mi manchera' insegnare, potro' rileggermi certi post. Oppure potro' pensare alle perle di quest'anno

(Disclaimer: alcune delle situazioni le ho vissute io, alcune me le hanno raccontate persone di fiducia. Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni reali e' puramente casuale. Se sei un mio alunno che ha trovato questo blog ed e' riuscito a tradurlo, complimenti! Tu sei probabilmente uno di quelli intelligenti!)

 
Si, succede sempre che qualcuno si dimentica di mettere il nome sui quiz
 

LE PERLE 

- Studentessa scrive che non puo' venire a lezione. Avrebbe potuto usare una bugia dignitosa, tipo "Sto male", "Mi e' morta la nonna", e cosi' via. Invece lei ha scelto di scrivere un'email che diceva piu' o meno: "mi sono chiusa fuori da casa con solo un asciugamano addosso". e poi ha anche aggiunto: "Non e' che posso venire a lezione solo con un asciugamano". No no, vieni in campus nuda, tanto non fa grande differenza rispetto ai pantaloncini di spugna taglia XXXXS che mettete di solito. Ma soprattutto: questa si e' chiusa fuori casa solo con un asciugamano, e comunque e' riuscita a mandare una mail?

- Studente mi dice che non potra' essere in classe il giorno dell'esame perche' si sposa il cugino. Io con un po' di fatica trovo il modo di fargli fare l'esame in un altro momento. Lui mi scrive, ringraziandomi, che ci teneva proprio al matrimonio dello zio. Io gli ho fatto notare che fino a due giorni prima era il cugino. Lui non ha mai risposto. A meno che questo non faccia parte della famiglia Lannister dove i vincoli famigliari sono un po' particolari, deve decisamente imparare a mentire meglio. 

 
Sicuro ci sono modi per cui un cugino sia pure uno zio... 

- Studente piu' abile nell'arte retorica della bugia scrive che la nonna sta male. In effetti, chi non ha mai fatto morire qualche tenero vecchietto durante gli anni della scuola? Io allora  ho risposto "Mi spiace, spero che stia meglio presto". E lui "No, vabbe', ma ha novant'anni, ha gia' avuto una vita felice". Ma che fortunella questa nonna ad avere quest'adorabile nipote...

- Uno studente, un giorno, e' venuto a dirmi con serieta' che la classe gli piaceva, ma non capiva perche' li facessi sempre lavorare in gruppo. Perche' lui lavora meglio da solo e proprio con gli altri le cose non le vuole fare. Lui odia il lavoro di gruppo. La classe si chiamava "Interazione di Gruppo".

- Una volta che non avevo voglia di preparare la lezione avevo deciso di utilizzare tecnologie multimediali ho fatto vedere un video agli studenti. Era un video che aveva a che fare con la classe che stavamo facendo e gli ho chiesto di prendere appunti, perche' poi se ne potesse discutere. Alla fine del video, ho interpellato una studentessa che, con serieta', ha detto "Non avevo capito che dovevo prendere appunti". Io le ho detto che non importava, poteva comunque condividere con la classe le sue osservazioni sul video. E lei, candidamente: "No, non mi ricordo nulla". E giuro, non era su Facebook mentre il video stava andando, lo stava guardando. Credo siano proprio gli effetti negativi della marijuana sulla memoria a brevissimo termine. 


 
Ho parlato del fatto che amo i Minions? 

- Uno dei paper che gli alunni dovevano fare era l'analisi di un film dal punto di vista della comunicazione (perche', ripetiamolo, non e' che fosse una classe difficile). Gli ho dato un elenco di film e telefilm tra cui scegliere motivandolo nel modo seguente: "Potete guardare Game of Thrones, che e' pieno di sesso e violenza. Se vi danno fastidio sesso e violenza, guardate The Rocky Horror Picture Show. Se siete omofobi, guardate Harry Potter. Se pensate che la magia vada contro il Vangelo, guardate Mean Girls. Se vi piace Johnny Depp guardate i Pirati dei Caraibi". Ho ricevuto delle perle da questi papers:
  •  Studentessa che guarda Game of Thrones nonostante il mio accurato trigger warning e commenta: "E' troppo violento. O forse sono solo io che sono debole di stomaco". Dovresti fare la critica cinematografica, davvero..
  • Studentessa che guarda I Pirati dei Caraibi e osserva che i pirati hanno uno stile comunicativo diverso dai soldati Inglesi. E decide di analizzarlo nel seguente modo: "Alla fine sono persone che cercano tesori e sono alcolizzati di rum, che ti aspetti dai pirati?". Arguto.
  • Studente che, per tre pagine di temino, ha consistemente parlato di "Dumbledork" invece che "Dumbledore". Povera, povera JK Rowling...
  • Studenti che usano, piu' e piu' volte, "rolls" invece di "roles". Della serie: "Credo di aver avuto un importante rotolo nello sviluppo del lavoro di gruppo"
- Un giorno stavamo parlando di discriminazione e stereotipi. Una studentessa di origine asiatica, per esempio, ha parlato del fatto che la gente si aspetta che lei sia brava in matematica o che sappia fare il sushi solo per il suo aspetto fisico. Io ho detto che era un esempio molto calzante di stereotipi. Allora un altro studente ha alzato la mano e ha detto "Io sono discriminato perche' tutti mi dicono che assomiglio a Justin Bieber". Io, non sapendo bene come reagire, ho detto "Oh, mi spiace, dev'essere un brutto insulto". Dalla faccia che ha fatto (e da come hanno riso tutti), sospetto invece che lui l'avesse detto per tirarsela e che si aspettasse un "Oooooh e' vero, quanto sei bello e fico, proprio come Justin Bieber..."

 
Comunque si, lo studente era Justin Bieber spiaccicato

- In una riflessione alla fine del semestre, una studentessa leccaculo molto gentile scrive che la classe le e' molto piaciuta, e conclude con "I am very happy I got tricked into signing up for this class!". Qui ci sono due possibilita': 1) Non ha idea di cosa voglia dire "tricked" 2) Si e' iscritta alla classe per sbaglio seguendo qualcuno che cercava di fregarla. Non e' rassicurante, in entrambi i casi. 
(Inglesofili alla lettura, se c'e' un significato di "tricked" che non conosco, ditemelo, per favore...) 

In tutto questo, ricordiamo che l'Universita' del Colorado e' stata fondata quando c'erano ancora indiani&cowboys, ma che le prima persone ci studiavano il Latino. Il Latino, capite? Come siamo finiti da li alla gente che studia comunicazione e scrive "medias" come plurale di "media", ancora mi resta un mistero...  

  (Pero' si, lo ammetto: un pochino mi manchera' tutto questo, e ho passato tanti bei momenti che in uno zoo non avrei passato. Poi, se non altro, non avevo da pulire le gabbie).
 

sabato 8 agosto 2015

Storie di Ordinario Terrore

Ormai la mia estate italiana si volge al termine, tempo di tornare in USA. Ed e' un po' triste, perche' gli ultimi mesi sono stati proprio belli.
In second'ordine, a Boulder quest'estate c'e' stato un ALTRO ORSO VOLANTE.


E non in un posto a caso, ma proprio nel MIO CAMPUS. Ho ricevuto una mail del mio coinquilino che diceva entusiasta che l'aveva visto. Io, lo confesso a mezza voce, sono MOLTO contenta di essermelo persa. Perche' gli orsacchiotti sono molto carini, ma li preferisco nel loro bosco dove io non possa vederli. Tanto perche' nel campus gia' ci sono gli studenti, e cio' mi sembra abbastanza.

Questa pero' non e' la sola storia di terrore che mi va di raccontare.
Quando sto in Italia, com'e' naturale la gente mi fa delle domande sugli USA. Ma non lo fa per curiosita', piuttosto per esprimere la sua opinione sull'America. Ci sono di solito due opinioni dominanti:
Opinione 1: vivere in USA e' fichiiiiiiiiiiissimo
Opinione 2: vivere in USA e' una merdaaaaaaaa
(ca va sans dire che normalmente le persone che esprimono Opinione 1 o Opinione 2 in USA non ci hanno mai neanche messo piede, left alone vissuto).

Detto cio', voglio raccontarvi due storie volte a dimostrare che i posti di merda ci sono ovunque che spesso le realta' sociali sono molto piu' variegate di quello che ci racconta la TV.

Storia 1

Ho conosciuto quest'estate un Americano molto simpatico. Viene dal Kansas, posto in cui non sono mai stata, e cosi' gli ho chiesto di descrivermelo.
Ha detto "It's flat as a pancake".
Io ho riso. Lui no.
Ha precisato che e' DAVVERO piatto come un pancake, ovvero hanno studiato la supeficie di un pancake e quella del Kansans e hanno scoperto che il primo presenta piu' colline.





Ha raccontato che in Kansas la gente e' molto gentile e molto onesta, come del resto in Colorado. Pero' le persone hanno anche una spiccata passione per le armi e un sacco di tempo libero, quindi quando lui andava alle scuole superiori era normale che il parcheggio della scuola fosse invaso dai pick ups con dentro fucile da caccia e carcassa di cervo. Perche' e' logico: ti svegli la mattina, vai a sparare a Bambi, poi vai a scuola a imparare le tabelline. Pure io alle medie la mattina passavo dalla Florinda a prendere la focaccina.
La gente in quel posto lascia sempre le chiavi della macchina inserite nel cruscotto. Cosa che io non farei...e se poi ti rubano il cervo, che mangi per merenda?

(Poi c'e' il rischio che la noia ti porti a sparare pure ad animali meno gustosi, ma sappiamo tutti che non sempre finisce troppo bene)

 A me spiace che una persona sia rimasta ferita, pero' la mia parte animalista si chiede: ma l'armadillo e' stato in grado di alzargli il dito medio?

Storia 2 

Passo qualche giorno in un altro posto flat-as-a-pancake, ovvero la Pianura Padana. Moroso decide di portarmi in un bel parco. Arriviamo, e troviamo cio':
Perche' l'Italia e' un Paese stupendo

Io allora propongo di girarci e andare a prendere un caffe' in ghiaccio in un delizioso agriturismo.
Entriamo e notiamo subito una famiglia alta-e-bionda seduta al tavolo a bere qualcosa. Mentre noi iniziavamo a chiederci che ci facessero li, la barista ci chiede allarmata
"Voi parlate l'Italiano?"
"Si, ma il vostro dialetto no" preciso subito
"Aaaaaaaah meno male" fa lei "perche' abbiamo dei CRUCCHI!".

Nel frattempo il padre teutonico arriva e chiede, in Inglese, di pagare.
"Trenta euro" fa lei. Il Tedesco ovviamente non capisce. La barista si mette allora a gran voce a chiedere l'aiuto dei presenti, e quando noi stavamo per offriglielo si e' invece fatto avanti un altro, dicendo che lui sapeva l'Inglese e quindi poteva aiutarla.
"Digli che deve pagare trenta euro" dice la barista
"Tirtin" dice il poliglotta.
Confuso, il Tedesco tira fuori venti euro.
"No!" fa la barista "mi servono altri dieci! diglielo!"
"Uan mor" dice il traduttore.
Il Tedesco capendoci sempre meno inizia a frugare tra la moneta.
"Ma non capisce?" urla la barista
"E non so" dice l'anglofilo "Io gli ho parlato in Inglese, se lui non capisce sono problemi suoi!" 
Solo dopo alla barista viene in mente che mostrandogli lo scontrino il Tedesco potrebbe capire quanto deve pagare, lasciare li' i suoi soldi e tornare con la sua famiglia sul Lago di Garda.
Ho il dubbio che il Tedesco fosse finito in quell'agriturismo su consiglio di un benzinaio greco.

Cosi' e' come i Tedeschi sono visti in certi luoghi d'Italia 

Arrivato il nostro turno, abbiamo chiesto due caffe' in ghiaccio. La barista si e' esaltata perche' dice che le piace tantissimo fare i caffe' shakerati al Baileys, e senza ascoltare le mie deboli proteste ("Per favore no alcol alle 2 del pomeriggio, e poi voglio solo caffe' in ghiaccio") ce ne ha preparati due, shakerando con tanto vigore che meta' se l'e' rovessciato addosso.

Avete capito la morale di queste due storie?
Non c'e' davvero un posto bello per vivere o un posto brutto per vivere. L'ordinario terrore e' dietro ogni angolo, basta essere fortunati abbastanza per scovarlo.

Ci risentiamo dalla terra degli orsi volanti.






lunedì 11 maggio 2015

Scendi il cane che lo piscio

Ci sono diverse cose che mi fanno sentire frustrata. 
Una e' il fatto che il 10 di Maggio in Colorado nevichi.
Un'altra e' il fatto di fare un dottorato in una lingua che non e' la mia. E prima di quello lavorare in una (due) lingue che non padroneggiavo perfettamente.

Ho gia' ammesso di avere la Sindrome dell'Impostore, e visto che questo blog diventa sempre piu' un delizioso registro delle mie turbe mentali ora parlero' anche dell'insicurezza che mi da non essere una native speaker.
Al di la' dei problemi di autostima sono abbastanza sicura di parlare bene l'Inglese. Oltre ad aver passato meta' della mia (breve) vita a studiarlo, ho passato egregiamente il maledetto TOFL e il maledetto GRE e riesco a capire perfettamente Johnny Depp quando parla pure senza i sottotitoli. Quest'ultima cosa e', ovviamente, quella di cui vado piu' fiera.

Quando incontrero' un pirata saro' in grado di parlare di Rum

Ciononostante, non avere l'Inglese come prima lingua e' frustrante. Penso sempre che in Italiano potrei essere piu' simpatica, che i miei studenti mi seguirebbero con piu' interesse se non avessi il mio smaccato accento da Sopranos, e poi potrei scrivere articoli e paper con uno stile bello ed armonioso. Perche' si, presente quando noi impariamo nell'universita' italiana che bisogna fare delle frasi lunghe ed arzigogolate e piene di forme passive, di aggettivi ed avverbi e ci sentiamo molto colti ed intelligenti per questo? Ecco no. In USA non si fa. Bisogna essere asciutti, concisi e scegliere le parole che vanno bene in modo di usarne poche. E giuro che per me lo stile americano e' ancora difficile e certe volte mi ritrovo a sognare di scrivere frasi lunghissime con tante virgole e tanti punti e virgole, un po' come faccio sul blog.
Quando ho presentato il prospectus della mia tesi il mio professore, che e' molto colto, mi ha fatto notare che avevo coniugato il verbo "broadcast" al passato ("broadcasted") e che e' sbagliato, perche' deriva dallo svedese e non si coniuga. Mi sono sentita molto umiliata e ho pensato che a livello del dottorato non dovrei fare ancora questi errori cosi' smaccati.
Poi pero' ho chiesto agli altri dottorandi di aiutarmi a capire come usare il verbo "broadcast" e ho scoperto che non lo sapeva nessuno.
Poi uno ha detto che lui studia i "mediums" e ho capito che, in realta', sono troppo dura con me stessa. (che poi lo studio dei mediums cos'e', la disciplina di chi si occupa di Vanna Marchi?) 


Come gia' spiegato in altri post (perche' tutto sommato sono una persona ripetitiva) in realta' manco gli Statunitensi sanno bene la loro lingua. Pure quelli che fanno l'universita'. Pure quelli che fanno il dottorato. Ho quindi raccolto tanti divertenti errori grammaticali che ho notato in questi anni da studentessa/insegnante e li pubblichero' qui cosicche' ci si possa ridere assieme, perche' prendersi gioco di sconosciuti e' sempre divertente no?
(Premessa 1: questo post non e' volto a supportare la superiorita' della razza italica. So benissimo che anche in aule universitarie italiane ci sono studenti che dicono "scendi il cane che lo piscio" o che pensano che la corretta pronuncia di "Pio X" sia "Piocs". Pero' al momento io racconto quello che vedo qui e sono tanto contenta di saper usare il congiuntivo)
(Premessa 2: alcuni di questi fatti sono certi perche' li ho visti/sentiti io con i miei occhi e le mie orecchie, altri invece mi sono stati riportati. L'incertezza della loro veradicita' non li rende comunque meno carini. Sottolineo che TUTTI hanno come protagonisti dei native speaker)

  • La differenza tra "its" e "it's" sembra molto ardua. Ho visto TANTA gente che non sa distinguere tra le due forme e mi sembra un po' come scrivere "ho" senza l'acca. Giusto per fare un paragone e orripilarci tutti assieme.
  • L'Inglese di facile ha i verbi che sono SEMPRE uguali per TUTTE le persone tranne la terza singolare. Ma si, si puo' sbagliare anche qui. Questo Paese pullula di gente che scrive "he try" o, peggio ancora, "he try's"
  • "Sensorship" al posto di "censorship". Che dico, sono solo io o sembra una parola romagnola? Quando apriro' una discoteca a Riccione la chiamero' "Sensorship"
  • Committment. Perche' le doppie di piacciono. 
  • Ho trovato gente che mi ha chiesto cosa vuol dire "deploy", "extradition", "recession". Voglio dire, non e' un pochetto umiliante trovare uno straniero che sa la tua lingua meglio di te? (questa e' una domanda che i Leghisti dovrebbero farsi spesso, ma non divaghiamo)
  • A volte mi sembra che la gente usi i verbi un po' a caso. O che usi dei verbi difficili per far vedere che e' sveglia. Tipo "instill": "Luckily we live in America, a country that instills amendments upon its citizens". Che vuol dire che l'America ci instilla gli emendamenti? E lo sai che e' un emendamento? Oppure "the First Amendment focuses on the US". Cioe' il primo emendamento si focalizza sull'America, poi quando ha tempo si occupa un po' pure di altri Paesi...
  • Vedo diffusi problemi con i nomi propri delle persone. Gutenberg e' diventato Guggheneim (che grande, non solo ha inventato la stampa ma ha pure aperto un museo!), Lazarsfeld e' diventato Lawrence e anche Lazaris (che e' chiaramente il fratello capellone di Varoufakis) e Edward Bernays si e' trasformato in Andrew Bernese (tipico nome da Little Italy)
  • La mia preferita: confondere "all together" con "altogether". Lo so che in questa sciocca lingua le due parole si pronunciano quasi uguali, ma sbagliarle nello scritto da risultati comici "Illiteracy is the inability to read all together"--> un analfabeta e' qualcuno che sa leggere ma non lo fa quando e' in compagnia di altri.
  • Classe per dottorandi, la professoressa ci da consigli per scrivere degli articoli da mandare alle riviste per farseli pubblicare. "Mi raccomando, non usate mai il passivo che non sta bene!". Al che una ragazza (anzi, donna perche' a dirla tutta non e' proprio giovincella) alza la mano e dice "ma scusa, esattamente cos'e' il passivo?". A me, unica straniera, e' caduta la mascella, ma la professoressa senza scomporsi e' andata alla lavagna a scrivere "The dog ate my book/my book was eaten by the dog". Tutti l'hanno trovata una spiegazione interessante. Le elementari non finiscono mai. 

 La domanda che sorge spontanea e': ma se scrivono/parlano cosi' la loro lingua, come se la cavano con le altre?
La risposta e' semplice: male


Pero' questa non e' tutta-tutta colpa loro. Noi se non vogliamo essere degli sfigati totali almeno l'Inglese un po' dobbiamo masticarlo. Come amo ricordare ai miei studenti, io all'universita' avevo alcuni libri che erano pubblicati solo in Inglese e o li capivo o ero cordialmente invitata ad iscrivermi al corso parrucchiere. Invece qui sapere altre lingue non e' cosi' importante, anzi, e' considerato un curioso plus tipo essere capaci di camminare in equilibrio su una corda tesa tra due alberi (e non credete che non lo facciano).
Conversazione realmente avvenuta
"Giupy ma tu non sei native speaker. Quante lingue sai?"
"Oltre all'Inglese, Francese e Giapponese".
"Wow e sono tutte lingue simili tra loro?"
"CERTO. Perche' dopo la baguette i Francesi hanno inventato anche i kanji"
"Ma aspetta, tu sei Italiana no? E che lingua parli in Italia?"
"LATINO, Brute, fili mi!"



D'altronde, e' anche il sistema che non li aiuta. Una cosa che va molto di moda in universita' e' avere un certificato di disabilita'. Ora non so esattamente che abbiano questi studenti, se disturbi dell'attenzione o dislessia o cicciopelosi a placche, ma un consistente numero di fanciulli in ogni classe ha diritto a degli aiuti speciali. Tipo due ore per fare l'esame invece che una, cosi' in piu' tempo possono ricordarsi che vuol dire "obscenity" invece di chiederlo a me. 
Tra le varie disabilita', c'e' la Foreign Language Anxiety. Cioe' proprio non ce la fai a parlare un'altra lingua. Chi ha questo disturbo ha delle misure particolari, per esempio i sottotitoli in Inglese quando l'insegnante di Spagnolo fa vedere, come test di comprensione, un video in Spagnolo. Utile no? 
Ma soprattutto, PERCHE' uno dovrebbe seguire un corso di Spagnolo se va in ansia a parlare le lingue straniere? 
Avendo io mille fobie mi sto iniziando a chiedere in che modo posso sfruttarle a mio vantaggio come disabilita'..

Tutto questo post per dire che, quando nell'evaluation i miei studenti si lamenteranno per come parlo Inglese, io ho molteplici elementi per mandarli a quel Paese. (sempre che in quel Paese non parlino un'altra lingua, che poi gli viene l'ansia).

(In questo post, ogni riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti e' puramente casuale)

venerdì 12 settembre 2014

Evviva l'Esperanto

Arrivata la prima neve del Colorado (perche' sappiamo che winter is coming) mi sono dedicata a lavorare su articoli vari come se non ci fosse un domani. E soprattutto sono impegnata nel difficile compito di trovare un editor che me li legga e mi corregga l'Inglese. Perche' voi direte, stai negli Stati Uniti, pullula di gente che sa l'Inglese e ti puo' aiutare, no? Certo, ma poi incappi in gente che crede che "media" sia il singolare di "medias" e che il plurale di "curriculum" sia "curriculums", e capisci che la ricerca non e' poi tanto facile.


La verita', e' che fare un PhD all'estero dal punto di vista linguistico e' terribilmente frustrante. Certo, forse se sei un biologo o un matematico no- lo dico perche' io per essere accettata ho dovuto presentare un TOEFL di 107/120, mentre conosco gente a cui e' bastato un 75/120, solo perche' faceva altre discipline (questo continuo vedere gente che non sa l'Inglese e fa PhD negli States solo perche' ha scelto di avere delle skills piu' utili delle mie mi provoca, ovviamente, un'orrida gelosia). Il mio lavoro e' fondamentalmente scrivere e per quanto io sia sempre convinta di mettere le "s" a tutti i verbi in terza persona riesco SEMPRE a sbagliare la posizione di "also" nella frase o a non azzeccare il phrasal verb piu' appropriato. La gente mi consola parlando del mio accento cosi' carino e io mi sento ancora di piu' una disadattata.

Nella mia vita non ho mai avuto molti talenti, pero' ho sempre avuto una certa facilita' con le lingue straniere- cosa che mi ha portato a studiare le lingue piu' assurde e inutili, compresa qualche lezione di Tibetano antico. Quindi, pur non essendo una linguista, sento comunque di avere abbastanza esperienza per dire che l'Inglese sara' anche il koine' dialektos dei tempi nostri, ma NON e' facile

Mi piacerebbe dire che io l'Inglese l'ho imparato con Shakespeare, ma devo confessare che questo libro- regalatomi dalla mia amica al liceo- e' stato una delle mie fonti principali di conoscenza

Perche' l'Inglese e' maledettamente difficile?

1) Perche' non avra' tutti i tempi verbali che abbiamo noi, pero' ha un modo di fare lo spelling delle parole che e' totalmente irrazionale. Ovvero, la stessa combinazione di consonanti e vocali si puo' leggere in un sacco di modi diversi. Non ci credete? Guardate qui. E' una filastrocca che ti spiaga quanto sia estenuante, difficile, frustrante, essere un bambino anglofono che cerca di imparare a scrivere. Tutto sommato, c'e' del bello ad essere italiani e avere una lingua che si scrive come si legge 


2) Perche' gli anglofoni non sono capaci di mettersi d'accordo su delle parole e dei modi per pronunciarle. Perche' io devo passare la mia esistenza a scrivere "color" oppure "colour" a seconda che io mi rivolga agli Inglesi o agli Statunitensi? Perche' a Londra "fish and chips" contempla avere le patatine fritte e a New York se chiedi le "chips" ti danno le patatine del sacchetto? Il colonialismo ha portato molti Paesi a condividere la stessa lingua, ma mentre i Portoghesi hanno deciso di avere un Portoghese uguale per tutti e i Francesi si sono impuntati sul'Académie de la Langue Française, gli Inglesi hanno deciso che ognuno poteva fare come cavolo gli pareva. Con il risultato che io e' da quando ho sei anni che dico "half past seven" e arrivando qui la gente ha iniziato a correggermi e dirmi "seven thirty!"

3) Perche' (e questo e' legato al punto 2), la pronuncia inglese e' orrendamente difficile. Tu ti guardi Sherlock Holmes e arrivi a capire perfettamente Benedict Cumberbatch, poi metti piedi negli States e NON CAPISCI PIU' una mazza di quello che la gente ti dice. E lasciamo stare i problemi comunicativi con gli Indiani. 


Perche' SI, gli accenti sono orrendamente diversi e sotto sotto vorrei fare un PhD a Londra per avere un British English anche io

Nel caso i lettori siano ancora scettici sull'immensa difficolta' di questa lingua, basti un aneddoto: quest'estate ero a Londra con due compagne di dottorato americane. Ad un certo punto queste si sono messe a farsi domande tipo "Ma come si pronuncia 'Trafalgar'"? e "Come si pronuncia 'Leicester'? Perche' ci sono tutte quelle lettere nel mezzo che non si pronunciano?".
L'Inglese e' una lingua tale per cui anche le persone che arrivano al livello massimo di istruzione non riescono a pronunciare tutte le sue parole, e non sanno spiegarsi il perche'. 

Per cui, essendo io una persona poco nostalgica ed avendo odiato il mio professore al liceo, non spero certo nel ritorno al Latino come lingua comune. MA sto diventando sempre piu' una fervida promotrice dell'Esperanto. Cosi' si potrebbero avere due immensi vantaggi: 1) una lingua RAZIONALE e 2) Il fatto che pure gli anglofoni dovranno impararsi una seconda lingua. Il che mi renderebbe MOLTO piu' felice e non sarei piu' l'unica idiota alle conferenze che parla come uno dei Sopranos, ma saremmo tutti nella stessa barca. 

Kaj kun tio mi salutas vin, Mi deziras al vi bonan vesperon kaj mi vere esperas ke vi ĝuis la fosto!