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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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sabato 21 maggio 2016

Chiudiamo in Bellezza

A me piace insegnare. Mi piace molto. Credo sia un bel modo per collegare la ricerca con il resto del mondo. Pero', alla fine del semestre, tendo ad avere una sensazione che si puo' piu' o meno riassumere come: no no no non voglio piu' entrare in una classe, piuttosto mandatemi in uno zoo che e' la stessa cosa, anzi meglio che gli animali almeno sono teneri.

Per un po', nel prossimo futuro, probabilmente non insegnero'. E sicuramente guardero' indietro e mi mancheranno i miei studenti, specie quelli piu' leccaculo intelligenti che sono venuti a dirmi "thank you for the great semester".
Nei momenti in cui mi manchera' insegnare, potro' rileggermi certi post. Oppure potro' pensare alle perle di quest'anno

(Disclaimer: alcune delle situazioni le ho vissute io, alcune me le hanno raccontate persone di fiducia. Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni reali e' puramente casuale. Se sei un mio alunno che ha trovato questo blog ed e' riuscito a tradurlo, complimenti! Tu sei probabilmente uno di quelli intelligenti!)

 
Si, succede sempre che qualcuno si dimentica di mettere il nome sui quiz
 

LE PERLE 

- Studentessa scrive che non puo' venire a lezione. Avrebbe potuto usare una bugia dignitosa, tipo "Sto male", "Mi e' morta la nonna", e cosi' via. Invece lei ha scelto di scrivere un'email che diceva piu' o meno: "mi sono chiusa fuori da casa con solo un asciugamano addosso". e poi ha anche aggiunto: "Non e' che posso venire a lezione solo con un asciugamano". No no, vieni in campus nuda, tanto non fa grande differenza rispetto ai pantaloncini di spugna taglia XXXXS che mettete di solito. Ma soprattutto: questa si e' chiusa fuori casa solo con un asciugamano, e comunque e' riuscita a mandare una mail?

- Studente mi dice che non potra' essere in classe il giorno dell'esame perche' si sposa il cugino. Io con un po' di fatica trovo il modo di fargli fare l'esame in un altro momento. Lui mi scrive, ringraziandomi, che ci teneva proprio al matrimonio dello zio. Io gli ho fatto notare che fino a due giorni prima era il cugino. Lui non ha mai risposto. A meno che questo non faccia parte della famiglia Lannister dove i vincoli famigliari sono un po' particolari, deve decisamente imparare a mentire meglio. 

 
Sicuro ci sono modi per cui un cugino sia pure uno zio... 

- Studente piu' abile nell'arte retorica della bugia scrive che la nonna sta male. In effetti, chi non ha mai fatto morire qualche tenero vecchietto durante gli anni della scuola? Io allora  ho risposto "Mi spiace, spero che stia meglio presto". E lui "No, vabbe', ma ha novant'anni, ha gia' avuto una vita felice". Ma che fortunella questa nonna ad avere quest'adorabile nipote...

- Uno studente, un giorno, e' venuto a dirmi con serieta' che la classe gli piaceva, ma non capiva perche' li facessi sempre lavorare in gruppo. Perche' lui lavora meglio da solo e proprio con gli altri le cose non le vuole fare. Lui odia il lavoro di gruppo. La classe si chiamava "Interazione di Gruppo".

- Una volta che non avevo voglia di preparare la lezione avevo deciso di utilizzare tecnologie multimediali ho fatto vedere un video agli studenti. Era un video che aveva a che fare con la classe che stavamo facendo e gli ho chiesto di prendere appunti, perche' poi se ne potesse discutere. Alla fine del video, ho interpellato una studentessa che, con serieta', ha detto "Non avevo capito che dovevo prendere appunti". Io le ho detto che non importava, poteva comunque condividere con la classe le sue osservazioni sul video. E lei, candidamente: "No, non mi ricordo nulla". E giuro, non era su Facebook mentre il video stava andando, lo stava guardando. Credo siano proprio gli effetti negativi della marijuana sulla memoria a brevissimo termine. 


 
Ho parlato del fatto che amo i Minions? 

- Uno dei paper che gli alunni dovevano fare era l'analisi di un film dal punto di vista della comunicazione (perche', ripetiamolo, non e' che fosse una classe difficile). Gli ho dato un elenco di film e telefilm tra cui scegliere motivandolo nel modo seguente: "Potete guardare Game of Thrones, che e' pieno di sesso e violenza. Se vi danno fastidio sesso e violenza, guardate The Rocky Horror Picture Show. Se siete omofobi, guardate Harry Potter. Se pensate che la magia vada contro il Vangelo, guardate Mean Girls. Se vi piace Johnny Depp guardate i Pirati dei Caraibi". Ho ricevuto delle perle da questi papers:
  •  Studentessa che guarda Game of Thrones nonostante il mio accurato trigger warning e commenta: "E' troppo violento. O forse sono solo io che sono debole di stomaco". Dovresti fare la critica cinematografica, davvero..
  • Studentessa che guarda I Pirati dei Caraibi e osserva che i pirati hanno uno stile comunicativo diverso dai soldati Inglesi. E decide di analizzarlo nel seguente modo: "Alla fine sono persone che cercano tesori e sono alcolizzati di rum, che ti aspetti dai pirati?". Arguto.
  • Studente che, per tre pagine di temino, ha consistemente parlato di "Dumbledork" invece che "Dumbledore". Povera, povera JK Rowling...
  • Studenti che usano, piu' e piu' volte, "rolls" invece di "roles". Della serie: "Credo di aver avuto un importante rotolo nello sviluppo del lavoro di gruppo"
- Un giorno stavamo parlando di discriminazione e stereotipi. Una studentessa di origine asiatica, per esempio, ha parlato del fatto che la gente si aspetta che lei sia brava in matematica o che sappia fare il sushi solo per il suo aspetto fisico. Io ho detto che era un esempio molto calzante di stereotipi. Allora un altro studente ha alzato la mano e ha detto "Io sono discriminato perche' tutti mi dicono che assomiglio a Justin Bieber". Io, non sapendo bene come reagire, ho detto "Oh, mi spiace, dev'essere un brutto insulto". Dalla faccia che ha fatto (e da come hanno riso tutti), sospetto invece che lui l'avesse detto per tirarsela e che si aspettasse un "Oooooh e' vero, quanto sei bello e fico, proprio come Justin Bieber..."

 
Comunque si, lo studente era Justin Bieber spiaccicato

- In una riflessione alla fine del semestre, una studentessa leccaculo molto gentile scrive che la classe le e' molto piaciuta, e conclude con "I am very happy I got tricked into signing up for this class!". Qui ci sono due possibilita': 1) Non ha idea di cosa voglia dire "tricked" 2) Si e' iscritta alla classe per sbaglio seguendo qualcuno che cercava di fregarla. Non e' rassicurante, in entrambi i casi. 
(Inglesofili alla lettura, se c'e' un significato di "tricked" che non conosco, ditemelo, per favore...) 

In tutto questo, ricordiamo che l'Universita' del Colorado e' stata fondata quando c'erano ancora indiani&cowboys, ma che le prima persone ci studiavano il Latino. Il Latino, capite? Come siamo finiti da li alla gente che studia comunicazione e scrive "medias" come plurale di "media", ancora mi resta un mistero...  

  (Pero' si, lo ammetto: un pochino mi manchera' tutto questo, e ho passato tanti bei momenti che in uno zoo non avrei passato. Poi, se non altro, non avevo da pulire le gabbie).
 

giovedì 3 marzo 2016

Dell'Importanza di Uscire dal Gruppo

Quando ho preso una nuova classe questo semestre, ho iniziato la prima lezione chiedendo agli alunni di presentarsi. Una ragazza ha detto di venire da OC, e io ho avuto una reazione (forse un tantinello patetica e un tantinello esagerata) di grande gioia e stupore: OC quello del telefilm con cui sono cresciuta! 
Lo sguardo degli studenti mi ha fatto sentire 1) disadattata 2) molto vecchia

 Per rinfrescarvi la memoria se siete troppo giovani (o vecchi) per ricordare the OC

Per cercare di giustificare la mia grande gioia nel parlare di OC, ho spiegato che "ho imparato tutto quello che so sugli Stati Uniti da telefilm come OC". Certo, credo questo mi abbia fatta sembrare ancora di piu' una mentecatta, pero' effettivamente TUTTI i miei studenti sembrano usciti da OC.

Ma non lo dico in modo particolarmente lusinghiero - il fatto di essere un po' delle copie carbone dei telefilm Americani li rende abbastanza poco interessanti. Proprio come nei telefilm e nei film, sono tutti uguali. Parlano tutti nello stesso modo. Si vestono con la solita divisa (pantaloni di spugna vista cellulite per le ragazze, braghi me-la-sono-fatta-addosso per i ragazzi, maglia con su il bufalo e infradito per entrambi). Quando gli ho chiesto cosa gli piace fare, TUTTI hanno risposto "sciare" (Tranne una che ha detto "suonare jazz e ballare swing dance" ed e' diventata la mia preferita).

Questo loro essere fatti con lo stampino me lo sono spiegata quando gli ho chiesto di analizzare un film a piacere tra una lista di film (si, il mio corso non e' molto difficile). Quasi tutti hanno scelto "Mean Girls", che e' un film che fa ridere anche perche' e' prodotto da Tina Fey, e che parla di un gruppo di ragazze in una high school americana. Il gruppo, detto "Plastics", e' guidato da una cretina bionda che detta regole tipo "Il mercoledi' ci vestiamo tutte di rosa". Molti studenti hanno scritto che il film gli piace perche' "ci si rispecchiavano". Cioe', volete dirmi che Tina Fey fa un film per prendere in giro il bisogno spasmodico di formare dei branchi di decerebrati e voi vi ci riconoscete?

 
Queste potrebbero essere le mie studentesse

Considerando la differenza d'eta' tra me e i miei studenti, "Mean Girls" ha significato per loro quello che per me ha significato "Jack Frusciante e' Uscito dal Gruppo". Ok, forse non e' il libro/film migliore del mondo, pero' posso dire con proudness che almeno alle superiori non leggevo storie pseudo erotiche tratte da fan fic di Twilight, deprimenti storie di Pariolini romani o piu' semplicemente Fabio Volo (che poi, nulla contro Fabio Volo, eh...). 
Credo che la mia attrazione per "Jack Frusciante" (oltre ai Red Hot Chili Peppers) fosse proprio l'idea di "uscire dal gruppo". Mi ritrovavo nelle storie di questi che facevano le versioni di greco e leggevano libri per darsi un'aria da intellettuali e volevano essere diversi. Ricordo che mi mettevo le calze a righe e mi vestivo solo di viola e parlavo di Giappone perche' volevo essere unica nel mio genere (ok, sono tutte cose che faccio ancora, in piu' ora sono quella strana perche' sono Italiana e ho quest'accento). L'idea  che non bisogna essere uguali agli altri, ma bisogna avere una personalita', distinguersi (e lo dice colei che negli 883 ammirava Mauro Repetto per essersene andato in America. Almeno lui ci ha provato, ad essere originale, non come Max Pezzali che e' rimasto a cantare canzoni tardoadolescenziali di gruppi di bar di provincia finche' non e' diventato calvo e gli e' cresciuta la panza)

Se non l'avete mai letto/visto, questo clip riassume tutto il film 

Questo fa capire un po' le differenze tra me e i miei studenti: mentre io stavo li a cercare di uscire dal gruppo, loro imparavano a vestirsi tutti uguali. E, in genere, mi sembra che la scuola americana tenda un pochettino all'omologazione: i giocatori di football tutti vestiti uguali, le magliette dell'universita' tutte con lo stesso logo, e cosi' via.
Certo, poi a questo si aggiunge che tutti sono bianchi e caucasici.
Recentemente e' venuta una compagna di dottorato ad osservarmi mentre insegnavo come parte di un teaching program per i dottorandi.
"Noto che non li chiami spesso per nome" mi ha detto
"Non li so i loro nomi, sono tutti uguali e si chiamato tutti con nomi unisex con poche vocali, tipo Ryan pronunciato "Rn" e Tyler pronunciato "Tlr". 
"E poi interagisci soprattutto con ragazze bianche"
"Ho solo ragazze bianche" ho fatto notare io.
Al che lei mi ha contraddetto: 
"Non e' vero".

Cosi' abbiamo iniziato a parlare di "race" and "ethnicity", che come ho gia' spiegato tutti qui amano molto.
Lei mi chiede in che razza mi identifico
"Bianca" dico io, senza addentrarmi in ulteriori confusioni 
"Ok, ci sono cinque neri nella tua classe" mi ha detto lei, e mi ha indicato chi fossero.
"Ma questa e' asiatica!" ho obiettato io
"Si ma tutti quelli che non sono bianchi sono 'of color'"   (O_O)
"E questi altri sono bianchi"
"No, sono Latini. Sono diversi dai bianchi".
E io ho spiegato che io mi sento piu' vicina ai Latini  sia fisicamente che culturalmente perche' sono un po' come degli Italiani del sud, quindi non li definirei diversi da me.
"I bianchi sono solo quelli che discendono dagli Europei"
"Appunto la maggior parte degli Argentini o similia sono i diretti discendenti degli Spagnoli, non vedi come sono tutti fiesta e paella e siesta?"
"No, comunque non sono Europei abbastanza".
  
Al che lei mi ha spiegato che per non essere razzista devo prendere coscienza che questi studenti sono in realta' "of color" e farli partecipare di piu' in classe senno' loro da soli, essendo ai margini della societa', non partecipano. 
"Quindi mi stai dicendo che per non essere razzista devo fare delle distinzioni basate sul colore della pelle invece che trattare tutti allo stesso modo?"
"Si"
Benvenuti nell'affirmative action.

Per cui, ho avuto la mia risposta. Pensavo che tutti i miei studenti fossero uguali perche' si vestono allo stesso modo, parlano allo stesso modo e hanno gli stessi hobby, invece alcuni di questi sono diversi dagli altri perche' sono dei "non-bianchi" e io non me n'ero mai accorta. 

Detto cio', l'altra sera in un attacco di nostalgia ho rivisto "Jack Frusciante e' Uscito dal Gruppo" e, tralasciando la retorica delle due Torri e del punk giovanile, Stefano Accorsi che fa Alex e' un po' un Dawson Leery de noialtri: un trentenne che fa la parte di un adolescente che vive in modo frustratissimo il fatto che la tipa non gliela da. 

     

lunedì 1 febbraio 2016

Sex and the PhD

A volte chiedo ai miei studenti cosa vorrebbero fare da grandi. E' interessante perche' hanno solo 18 o 19 anni ed e' un'eta' in cui molti non sanno esattamente cosa fare, come spiega pure Mimma qui (oh giuro che l'idea del post l'ho avuta indipendentemente, non volevo copiare).

Pero' in USA e' un po' diverso perche' da noi dopo il liceo tocca scegliere. Ok, c'e' sempre quello che dice "vado a fare il lavapiatti a Londra e poi vedo" (scelta che non critico affatto, anzi, sono stata tentata dal farlo pure io, non avessi la pelle delle mani cosi' da principessa). Pero' la maggior parte dei ragazzi Italiani diciannovenni e' davanti ad una scelta: 1) trovare un lavoro o 2) studiare una cosa ben precisa. Se studi medicina, hai davanti a te l'opportunita' di fare il medico. Se studi giurisprudenza puoi fare l'avvocato o il magistrato. Se studi sociologia puoi fare il disoccupato. Insomma, gia' alla fine delle superiori c'e' bisogno di fare una scelta.

Qui non e' cosi': inizi l'universita' senza avere un major, ma poi decidi via via che vuoi fare. Magari parti con biologia ma ti accorgi che ti fa schifo sezionare le rane e allora vai a fare danza, oppure fai matematica ma decidi che non hai voglia di studiare e quindi vai a fare comunicazione.
Il che a mio avviso non e' un brutto sistema perche' ti permette di avere piu' flessibilita'

(piccola digressione: un Americano ha una volta mostrato perplessita' alla mia descrizione dell'Universita' Italiana perche' gli ho spiegato che quando scegli la facolta' fai solo quello. Se studi storia, per esempio, non hai esami di chimica. Lui sostiene che cosi' diventiamo specializzati in una cosa ma molto ignoranti su tutto il resto. Io non ho osato ribattere che io quando sono andata all'Universita' sapevo cos'era la tavola periodica degli elementi e la Rivoluzione Francese e gia' parlavo l'Inglese, mentre questi a volte arrivano dal liceo con la stessa cultura generale di un tronista della De Filippi - no offense intended).

 
Piu' o meno... 

Quando quindi chiedi a questi giovani che spesso ancora non hanno un major, ma sono generalmente indirizzati verso la poca voglia di studiare mass media e comunicazione, di solito rispondono:

- Boh
- Pubblicitario, perche' e' divertente
- Pubblicitario, per fare soldi
- PR, cosi' vado alle feste e bevo il vino
- Giornalista sportivo cosi' entro gratis al Super Bowl. 
- Lo sportivo! Comunicazione e' solo il mio piano B.

Ora, io capisco che sia difficile avere le idee chiare a 18 anni. Pero' mi sembra che questi abbiano dei sostanziali problemi a comprendere il mondo e a fare delle scelte sensate. Io di solito gli rispondo (in modo piu' gentile, ma la sostanza e' quella):

- Pubblicitario? Divertente? Ma proprio Mad Men non ti ha insegnato nulla eh? Cioe', qui hanno prodotto UN INTERO SHOW sul fatto che i pubblicitari sono miserabili alcolisti e sfasciafamiglie e tu ancora pensi che sia divertente?
- Forse un pubblicitario guadagna bene. Ma se il tuo scopo era fare soldi perche' non sei entrato in una business school? (Di solito la risposta e' che non sono molto intelligenti, ma non entriamo in questi dettagli)
- Lo sai che tutti odiano i PR? E lo sai che i PR sono quelli che bevono vino 364 giorni l'anno e poi puf! Una petroliera si schianta al largo del Messico distruggendo l'ecosistema di un intero golfo e indovina? Tu sarai usato come capro espiatorio del tutto. Una sorta di Benjamin Maloussene meglio vestito (E se non cogliete la citazione, SUBITO a leggere Pennac)
- Basandomi sul numero di persone che vogliono fare i giornalisti sportivi, c'e' da immaginare che inizierai la tua carriera seguendo il curling. Sara' bellissimo avere biglietti gratis per le partite di curling (dove di solito c'e' sempre la ressa per entrare, eh)
- All'ultima commento cosi':


 Detto cio', io non ho ovviamente nulla contro pubblicitari, PR, giornalisti sportivi e atleti. Credo sia molto bello fare questi lavori se si hanno le giuste motivazioni, e mi sembra che molti studenti provino a farli solo perche' non hanno grandi alternative in mente e perche' sembrano divertenti. Ovvio che fa piu' fashion fare il pubblicitario che il commesso da Mc Donald's, tanto per dire.

E voi direte, tu Giupy che tanto te la tiri e giudichi gli altri, che volevi fare a 19 anni?
Be', io a 19 anni volevo fare la dottoranda.
Ok, ok, non e' un lavoro. Pero' quando ho iniziato l'universita' ho visto dei dottorandi fare lezione e ho pensato wow, questo e' quello che voglio fare da grande. Pensare. Fare lezione. Bere gli spritz.
(perche', ovviamente, io volevo fare il dottorato a Venezia. Insomma, chi dopo aver vissuto a Venezia vorrebbe spostarsi altrove? Purtroppo c'ho avuto sta idea di merda di laurearmi con la crisi e boh, di assegni di dottorato non ne ho mai visti. E poi ho litigato con il relatore e CIAO, ho dovuto spostarmi oltreoceano, ma questa e' un'altra storia).

Detto cio', comprendo che il dottorato per una persona normale non sia appetibile. E' che, in generale, nessuno ti fa sembrare i dottorandi delle persone fashion e di successo. Quanti personaggi di Sex&the City fanno un dottorato? Nessuno. Sono una PR, una pseudo-giornalista e una che cura le mostre d'arte, ovvero i lavori che vogliono fare i miei alunni. E nessuna di loro e' laureata. C'e' giusto l'avvocatessa che infatti e' quella che non ha mai tempo di andare a fare shopping.
(Che poi, qualcuno me lo spiega come faceva Carrie a scrivere un trafiletto idiota sulle sue scopat  relazioni sentimentali a settimana e fare tutti quei soldi?)

 
E anche, perche' sembrano tutte cosi' giovani? Ditemi che e' photoshop

A guardare programmi TV e film, gli uomini di successo sono medici, avvocati, giornalisti, atleti. Le donne di successo giornaliste, PR, modelle, fashion designers. L'unico programma che mi viene in mente che parla di accademici e' The Big Beng Theory e infatti beh, non che ci faccia proprio venire una voglia matta di essere come Sheldon Cooper. Ho delle speranze in Jane the Virgin ma ancora non ho visto la seconda stagione, quindi no spoilers.

Per dire
 
Ora, io riconosco che i dottorandi magari non si presentano benissimo. Conosco un paio che potrebbero beneficiare di un bucato in piu' la settimana o di un taglio di capelli che non sia fai-da-te, cosi' come decisamente ho trovato dei dottorandi con spiccati problemi sociali (si, perche' le universita' sono quei posti dove puoi funzionare bene anche se odi la specie umana). Pero' non capisco perche' solo certe professioni devono essere enfatizzate come belle. Che poi i miei alunni si fissano che basta essere carina e andare a lavorare in pubblicita' e il successo arrivera' nonostante l'intelligenza bassina e la poca voglia di studiare. Non e' cosi'. La vita non e' un film e non tutti dovremmo prendere come modello Samantha Johnson, pure se era vestita bene. Anche io mi vesto bene E faccio un dottorato, le due cose possono essere conciliate.

L'altro giorno una mia alunna pero' e' venuta a parlarmi dopo la lezione, e mi ha detto: "Ma tu sei una dottoranda vero? Perche' ci sto pensando anche io".
E' stato bellissimo.
Per un attimo, mi sono sentita un po' in Sex&the City pure io. 

(Detto cio', io da grande-per-davvero voglio fare la professoressa, e l'unico film in cui c'e' una professoressa e' quello dove lei si ammala di Alzheimer ed io ho pianto tutto il tempo, oltre a convincermi di avere l'Alzheimer. E voi, che volete fare da grandi?) 

 

domenica 16 agosto 2015

E Scaliamo 'sta Montagna!

Il titolo potrebbe, in modo fuorviante, suggerire che ho ritentato di fare hiking. Nulla di piu' falso: questo post parla di insegnamento.

A me insegnare piace molto, e sarebbe bello poterlo fare come lavoro vero da grande quando avro' finito il dottorato (sempre che non mi riesce di diventare gelataia su un'isola calda e piena di gente allegra).
A molti piace insegnare perche' puoi instillare della conoscenza in giovani menti, aprire gli occhi degli studenti alle meraviglie del sapere. Io sono ancora ben lontana da questo momento Professor Keating, ma ho comunque le mie soddisfazioni.
Per esempio, un'alunna in classe interveniva spesso per dare la sua opinione su quello che veniva discusso. Molte volte la sua opinione consisteva in frasi tipo "Si pero' e' vero che gli Arabi sono violenti e terroristi", "E ma i neri spesso non hanno voglia di lavorare" e "Non e' che possiamo far venir qui tutti i Messicani che vogliono venire".
All'esame questa studentessa e' andata molto male, cosi' ha preso D, che e' insufficiente. E' venuta a vedermi subito dopo i risultati a meta' tra il supplicante e l'incazzato, dicendo che se non passava il mio corso non poteva iscriversi al major che voleva lei e le avrei rovinato la carriera per sempre. 
La gioia dell'insegnamento  e' rovinare la carriera di una razzista xenofoba. Vi immaginate quanto ha gongolato la professoressa del Trota nel bocciarlo?

Molto vero Ryan

Questa gioia e' pero' alle volte smorzata quando, invece di startene in Italia a passare il Ferragosto tra spritz e spiagge, la tua Universita' ti richiama oltreoceano per un training che inizia il DODICI AGOSTO.
Tuttavia, anche questo training UTILISSIMO di sei ore spalmate in tre comodi giorni ha i suoi lati positivi: ho raccolto tanti aneddoti da mettere sul blog.

Il primo giorno ci hanno raccontato un po' come sono gli studenti qui. Essendo due anni che faccio da assistente o insegno credo di essermi fatta un'idea di come sono i Ken e le Barbie con cui ho a che fare, pero' ho avuto informazioni interessanti:
- Spesso gli studenti si distraggono e studiano poco se sono atleti, oppure se sono parte della "Greek Presence on Campus". Prima di pensare, come me, "che cattivi a stigmatizzare cosi' la Grecia, vabbe' che l'economia va male e Tsipras sembra un po' confuso, e poi dove sono tutti 'sti Greci che io Sirtaki e feta non ne vedo mai...?", ecco, per "greek" indicano le confraternite. Che si scrivono "sigma" o "gamma" sulle magliette senza sapere che vuol dire. 
- Un altro problema sono i "first-generation students". Che vuol dire? Gli studenti che sono i primi nella loro famiglia ad andare all'Universita'. E questo implica che vengono da famiglie piu' povere e meno disposte a seguirli. Al che ho pensato al fatto che entrambi i miei genitori sono laureati e giro su una panda, mentre i figli di idraulici diventati idraulici a loro volta che stavano con me alle medie hanno un BMW. Lombardia Lombardia.. 
- Un professore ha espresso con onesta' il fatto che per lui e' facile guadagnarsi il rispetto degli studenti, essendo uno straight white male.  (E, aggiungo io, aveva anche la stessa cadenza di quello che parla nei listening del TOFL). Se sei donna, straniera, gay, nero, giallo etc etc, sara' piu' dura. Non so, mi e' piaciuto che qualcuno lo dicesse ad alta voce, non rende meno brutto questo mondo, ma fa pensare che almeno la gente ne e' consapevole. 
- Al momento delle domande, ho chiesto se possiamo impedire agli studenti di venire in classe con pijama, infradito e cappellino da baseball. Sono Italiana, show some respect for my culture.
Mi hanno detto di no. "E' meglio che vengano in pijama, addirittura senza essersi fatti la doccia, piuttosto che non vengano affatto".
Davvero? Io di solito non sento una lancinante mancanza degli studenti che hanno un brutto rapporto con il deodorante. Bocciarli potrebbe darmi una gioia minore a quella del bocciare i razzisti ma comunque consistente. 

Perche' in Italia di serio ormai c'e' solo cibo e moda

La seconda parte del training consisteva nell'imparare cio' che dovremo insegnare a questi giovani studenti. Ci sono varie classi che noi dottorandi possiamo insegnare: una si chiama ISIS, nome che denota una grande capacita' di comunicazione. 
"What are you taking this semester bro?"
"MMMM thinking about joining ISIS..."
(Cara CIA: vorrei subito precisare che non c'e' nessun collegamento con QUEL ISIS - e nemmeno con la Dea Egiziana - e che oltretutto pare pure che il nome del corso venga cambiato).

Io pero' non insegnero' ISIS. Il mio corso si chiama "interazione di gruppo" ed e' una cosa di cui non so assolutamente nulla. Non avevo idea nemmeno di che disciplina potesse offrire un corso del genere. Perche' fare un corso per interagire in gruppo? Non possiamo semplicemente lasciare che questi ragazzini vadano al pub a 18 anni e interagiscano la'? Io che non so dare ordini neanche ai miei capelli dovrei insegnare leadership alla gente?

Una parte importante di questo corso e' una simulazione che abbiamo fatto per prepararci. E' una sorta di video-game in cui devi scalare l'Everest con altri e cercare di arrivare alla vetta senza morire. 
In questa simulazione io ero il fotografo, che mi e' sembrato il ruolo di quello che muore subito, tipo il poliziotto nero. Ho pensato che io non scalerei mai l'Everest, chi me lo fa fare? Perche' dovrei fare questa cosa quando potrei starmene a casa a fare foto ai gattini?
Il mio personaggio in effetti non voleva scalare l'Everest, ma solo fare delle foto alla montagna dalla base, secondo il suo profilo . Ok, andate avanti voi, ho detto, io sto qui. Questo mi ha subito etichettata come una pessima persona nel lavoro di squadra perche' pensavo solo ai cazzi miei. Cosi' ho fatto scalare l'Everest al mio personaggio nonostante lui non volesse, al che e' impazzito e gli sono venuti i geloni, pero' non e' morto. In compenso sono morti il maratoneta e l'ambientalista (a ben vedere, l'ambientalista era un personaggio ancora piu' di merda del fotografo). 

Proprio cosi'...

La simulazione del monte Everest sarebbe pure divertente SE non fosse l'esame di meta' semestre degli studenti. Cioe', loro verranno valutati per le decisioni che faranno prendere al fotografo, l'ambientalista e cosi' via...pirla noi che stiamo ancora a studiare libri, in Italia. Infatti non impariamo la leadership e l'economia va a rotoli.
A sto punto, non era meglio farli giocare a D&D invece che farli andare al college?  
 
Momento anti-educazione americana a parte, sara' bello insegnare di nuovo. Chissa' a quanti razzisti potro' rovinare la vita quest'anno. Sicuramente, al razzista della classe assegnero' il ruolo dell'ambientalista. 
 

lunedì 11 maggio 2015

Scendi il cane che lo piscio

Ci sono diverse cose che mi fanno sentire frustrata. 
Una e' il fatto che il 10 di Maggio in Colorado nevichi.
Un'altra e' il fatto di fare un dottorato in una lingua che non e' la mia. E prima di quello lavorare in una (due) lingue che non padroneggiavo perfettamente.

Ho gia' ammesso di avere la Sindrome dell'Impostore, e visto che questo blog diventa sempre piu' un delizioso registro delle mie turbe mentali ora parlero' anche dell'insicurezza che mi da non essere una native speaker.
Al di la' dei problemi di autostima sono abbastanza sicura di parlare bene l'Inglese. Oltre ad aver passato meta' della mia (breve) vita a studiarlo, ho passato egregiamente il maledetto TOFL e il maledetto GRE e riesco a capire perfettamente Johnny Depp quando parla pure senza i sottotitoli. Quest'ultima cosa e', ovviamente, quella di cui vado piu' fiera.

Quando incontrero' un pirata saro' in grado di parlare di Rum

Ciononostante, non avere l'Inglese come prima lingua e' frustrante. Penso sempre che in Italiano potrei essere piu' simpatica, che i miei studenti mi seguirebbero con piu' interesse se non avessi il mio smaccato accento da Sopranos, e poi potrei scrivere articoli e paper con uno stile bello ed armonioso. Perche' si, presente quando noi impariamo nell'universita' italiana che bisogna fare delle frasi lunghe ed arzigogolate e piene di forme passive, di aggettivi ed avverbi e ci sentiamo molto colti ed intelligenti per questo? Ecco no. In USA non si fa. Bisogna essere asciutti, concisi e scegliere le parole che vanno bene in modo di usarne poche. E giuro che per me lo stile americano e' ancora difficile e certe volte mi ritrovo a sognare di scrivere frasi lunghissime con tante virgole e tanti punti e virgole, un po' come faccio sul blog.
Quando ho presentato il prospectus della mia tesi il mio professore, che e' molto colto, mi ha fatto notare che avevo coniugato il verbo "broadcast" al passato ("broadcasted") e che e' sbagliato, perche' deriva dallo svedese e non si coniuga. Mi sono sentita molto umiliata e ho pensato che a livello del dottorato non dovrei fare ancora questi errori cosi' smaccati.
Poi pero' ho chiesto agli altri dottorandi di aiutarmi a capire come usare il verbo "broadcast" e ho scoperto che non lo sapeva nessuno.
Poi uno ha detto che lui studia i "mediums" e ho capito che, in realta', sono troppo dura con me stessa. (che poi lo studio dei mediums cos'e', la disciplina di chi si occupa di Vanna Marchi?) 


Come gia' spiegato in altri post (perche' tutto sommato sono una persona ripetitiva) in realta' manco gli Statunitensi sanno bene la loro lingua. Pure quelli che fanno l'universita'. Pure quelli che fanno il dottorato. Ho quindi raccolto tanti divertenti errori grammaticali che ho notato in questi anni da studentessa/insegnante e li pubblichero' qui cosicche' ci si possa ridere assieme, perche' prendersi gioco di sconosciuti e' sempre divertente no?
(Premessa 1: questo post non e' volto a supportare la superiorita' della razza italica. So benissimo che anche in aule universitarie italiane ci sono studenti che dicono "scendi il cane che lo piscio" o che pensano che la corretta pronuncia di "Pio X" sia "Piocs". Pero' al momento io racconto quello che vedo qui e sono tanto contenta di saper usare il congiuntivo)
(Premessa 2: alcuni di questi fatti sono certi perche' li ho visti/sentiti io con i miei occhi e le mie orecchie, altri invece mi sono stati riportati. L'incertezza della loro veradicita' non li rende comunque meno carini. Sottolineo che TUTTI hanno come protagonisti dei native speaker)

  • La differenza tra "its" e "it's" sembra molto ardua. Ho visto TANTA gente che non sa distinguere tra le due forme e mi sembra un po' come scrivere "ho" senza l'acca. Giusto per fare un paragone e orripilarci tutti assieme.
  • L'Inglese di facile ha i verbi che sono SEMPRE uguali per TUTTE le persone tranne la terza singolare. Ma si, si puo' sbagliare anche qui. Questo Paese pullula di gente che scrive "he try" o, peggio ancora, "he try's"
  • "Sensorship" al posto di "censorship". Che dico, sono solo io o sembra una parola romagnola? Quando apriro' una discoteca a Riccione la chiamero' "Sensorship"
  • Committment. Perche' le doppie di piacciono. 
  • Ho trovato gente che mi ha chiesto cosa vuol dire "deploy", "extradition", "recession". Voglio dire, non e' un pochetto umiliante trovare uno straniero che sa la tua lingua meglio di te? (questa e' una domanda che i Leghisti dovrebbero farsi spesso, ma non divaghiamo)
  • A volte mi sembra che la gente usi i verbi un po' a caso. O che usi dei verbi difficili per far vedere che e' sveglia. Tipo "instill": "Luckily we live in America, a country that instills amendments upon its citizens". Che vuol dire che l'America ci instilla gli emendamenti? E lo sai che e' un emendamento? Oppure "the First Amendment focuses on the US". Cioe' il primo emendamento si focalizza sull'America, poi quando ha tempo si occupa un po' pure di altri Paesi...
  • Vedo diffusi problemi con i nomi propri delle persone. Gutenberg e' diventato Guggheneim (che grande, non solo ha inventato la stampa ma ha pure aperto un museo!), Lazarsfeld e' diventato Lawrence e anche Lazaris (che e' chiaramente il fratello capellone di Varoufakis) e Edward Bernays si e' trasformato in Andrew Bernese (tipico nome da Little Italy)
  • La mia preferita: confondere "all together" con "altogether". Lo so che in questa sciocca lingua le due parole si pronunciano quasi uguali, ma sbagliarle nello scritto da risultati comici "Illiteracy is the inability to read all together"--> un analfabeta e' qualcuno che sa leggere ma non lo fa quando e' in compagnia di altri.
  • Classe per dottorandi, la professoressa ci da consigli per scrivere degli articoli da mandare alle riviste per farseli pubblicare. "Mi raccomando, non usate mai il passivo che non sta bene!". Al che una ragazza (anzi, donna perche' a dirla tutta non e' proprio giovincella) alza la mano e dice "ma scusa, esattamente cos'e' il passivo?". A me, unica straniera, e' caduta la mascella, ma la professoressa senza scomporsi e' andata alla lavagna a scrivere "The dog ate my book/my book was eaten by the dog". Tutti l'hanno trovata una spiegazione interessante. Le elementari non finiscono mai. 

 La domanda che sorge spontanea e': ma se scrivono/parlano cosi' la loro lingua, come se la cavano con le altre?
La risposta e' semplice: male


Pero' questa non e' tutta-tutta colpa loro. Noi se non vogliamo essere degli sfigati totali almeno l'Inglese un po' dobbiamo masticarlo. Come amo ricordare ai miei studenti, io all'universita' avevo alcuni libri che erano pubblicati solo in Inglese e o li capivo o ero cordialmente invitata ad iscrivermi al corso parrucchiere. Invece qui sapere altre lingue non e' cosi' importante, anzi, e' considerato un curioso plus tipo essere capaci di camminare in equilibrio su una corda tesa tra due alberi (e non credete che non lo facciano).
Conversazione realmente avvenuta
"Giupy ma tu non sei native speaker. Quante lingue sai?"
"Oltre all'Inglese, Francese e Giapponese".
"Wow e sono tutte lingue simili tra loro?"
"CERTO. Perche' dopo la baguette i Francesi hanno inventato anche i kanji"
"Ma aspetta, tu sei Italiana no? E che lingua parli in Italia?"
"LATINO, Brute, fili mi!"



D'altronde, e' anche il sistema che non li aiuta. Una cosa che va molto di moda in universita' e' avere un certificato di disabilita'. Ora non so esattamente che abbiano questi studenti, se disturbi dell'attenzione o dislessia o cicciopelosi a placche, ma un consistente numero di fanciulli in ogni classe ha diritto a degli aiuti speciali. Tipo due ore per fare l'esame invece che una, cosi' in piu' tempo possono ricordarsi che vuol dire "obscenity" invece di chiederlo a me. 
Tra le varie disabilita', c'e' la Foreign Language Anxiety. Cioe' proprio non ce la fai a parlare un'altra lingua. Chi ha questo disturbo ha delle misure particolari, per esempio i sottotitoli in Inglese quando l'insegnante di Spagnolo fa vedere, come test di comprensione, un video in Spagnolo. Utile no? 
Ma soprattutto, PERCHE' uno dovrebbe seguire un corso di Spagnolo se va in ansia a parlare le lingue straniere? 
Avendo io mille fobie mi sto iniziando a chiedere in che modo posso sfruttarle a mio vantaggio come disabilita'..

Tutto questo post per dire che, quando nell'evaluation i miei studenti si lamenteranno per come parlo Inglese, io ho molteplici elementi per mandarli a quel Paese. (sempre che in quel Paese non parlino un'altra lingua, che poi gli viene l'ansia).

(In questo post, ogni riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti e' puramente casuale)

mercoledì 24 settembre 2014

Nostalgia imperante

"Siete tanti, ma non vi preoccupate, meta' di voi lasceranno dopo il primo esame, solo pochi arriveranno alla laurea, e due o tre troveranno un lavoro che abbia a che fare con quello che state studiando"

Grazie ad un amico con cui ne ho passate tante, mi sono ricordata che 10 anni fa (esattamente il 22 di settembre) iniziavo l'universita' - perche' si, ho qualche anno in piu' dei 18 che dichiaro. La frase di apertura del post e' stato il modo incoraggiante ed amichevoli di accoglierci tra i banchi universitari di una professoressa.

La foto sembra poco appropriata, ma vi giuro che un significato c'e' e io lo so bene

Nonostante le premesse, i 5 anni di universita' sono stati i piu' belli della mia vita. Certo, l'universita' in se' non mi ha dato nulla a livello lavorativo e sarebbe probabilmente stato piu' utile passare la mia specialistica a mangiare noccioline e ascoltare Carla Bruni, a giudicare dal niente che ho imparato. Ma sono comunque stati anni importanti. Dove ho conosciuto persone speciali, bevuto un sacco di spritz, ascoltato un sacco di canzoni di cantanti giapponesi, riso un sacco, guardato un sacco di TV trash e drama asiatici. Dove Venezia e' diventata la mia seconda patria e i miei amici sono diventati la mia seconda famiglia, ed e' dagli anni dell'universita' che quando guardo questa pubblicita' piango: 

Maledetta Barilla, quante lacrime mi fai versare

Ma non voglio che questo post diventi TROPPO nostalgico e sentimentale perche' bisogna sempre sdrammatizzare, o altrimenti la vita di un'expat sulla soglia dei trentanni potrebbe condirsi di Xanax.
Il fatto che siano passati dieci anni (e io non sia cambiata di una virgola ne' fuori ne' dentro) mi ha fatto fare un paio di riflessioni.

La prima e' che durante la mia prima settimana mi sono platonicamente innamorata di tutti i miei professori e vedendo i dottorandi, gli assistenti, mi sembrava di avere a che fare con una specie lontanissima da me di uomini e donne baciati dal privilegio dell'intelligenza e dalla fortuna di poter passare tutto il loro tempo con persone ancora piu' intelligenti. "Io da grande faro' la dottoranda!" disse Giupy abbandonando definitivamente il sogno di diventare la nuova Licia Colo'. E ora che sono grande, faccio appunto la dottoranda. Un lavoro per cui non ho ottenuto ne' soldi ne' prestigio sociale, ma che mi da' l'illusione di avere il privilegio dell'intelligenza e la fortuna di stare a contatto con persone ancora piu' intelligenti. Sono cose che e' utile ripetersi quando a mezzanotte stai ancora inserendo i voti dei tuoi studenti nel sito e nel tuo frigo c'e' solo un barattolo mezzo vuoto di burro di arachidi e due mele un po' andate. 


La seconda e' che la mia esperienza e' molto diversa da quella degli studenti qui. Oltre al fatto che loro sono tutti biondi e belli e girano in infradito, e io avevo un imbarazzante tinta di capelli e una giacca di jeans, ci sono delle sostanziali differenze. Come il discorso iniziale fatto dalla mia professoressa, che qui in USA sarebbe IMPENSABILE. Qui il rettore raduna gli studenti del primo anno e gli urla "Voi siete i migliori! Voi siete il futuro !" con un vigore che neanche la mia insegnante di zumba sotto acidi. Parlavo di questa cosa con il mio boss (ovvero il mio advisor, ovvero una di quelle persone intelligenti che, come dottoranda, ho il piacere di avere vicino). Lui e' Marocchino e mi diceva che la cultura mediterranea e' molto diversa da quella anglosassone, noi siamo cresciuti con i genitori e gli insegnanti che ci dicevano "non fare questo! Non fare quell!". Quando avevamo risultati eccellenti voleva dire che avevamo fatto il nostro lavoro, altrimenti eravamo stupidi, pigri e incompetenti. Qui fin da piccoli i bambini vengono incoraggiati, lodati per la loro creativita', per quello che fanno. Non importa se non sanno dov'e' l'Iraq e non sanno pronunciare correttamente Iraq, sono comunque i migliori, il futuro, bisogna investire in loro.

In conclusione, penso che gli studenti qui siano sfacciatamente fortunati (ok, forse non tutti. Quelli che si riempiono di debiti e si ammazzano di lavoro per pagare le rette universitarie no, ma la maggioranza che hanno tutto pagato da mamma e papa', si). Non sono piu' fortunati di me perche' hanno una piscina a forma di bufalo, dei dormitori che sembrano degli alberghi, una mensa che fa la pizza meglio che la mia mamma, dei TA (cioe' io) che li seguono in ogni minimo problema, dei club ricreativi che gli organizzano la vita sociale. Io non avevo una palestra ma mi sono fatta i muscoli delle gambe sui ponti di Venezia, dividevo una quadrupla in una casa con gli scorpioni ma era una casa bellissima e piena di gioia (ribattezzata Casa dell'Amore), i dottorandi e professori mi ignoravano ma io li veneravo lo stesso. Nonostante tutto cio', non cambierei la mia esperienza con quella di nessuno studente del college americano. Un po' perche' io bevevo alcol legalmente sotto i 21 anni, e un po' perche' la gente che ho incontrato era gente speciale, quello che facevo mi entusiasmava e stavo nel posto piu' bello del mondo. Non e' da tutti studiare in una cartolina.

Gli studenti statunitensi sono piu' fortunati di me perche' hanno qualcuno che crede in loro. Io ero ad un passo dal rassegnarmi a fare la segretaria sottopagata poliglotta con due 110 e lode in tasca perche' nessuno mi aveva mai fatto credere che potessi aspirare a fare piu' di cosi'. E quando ho voluto provare con il dottorato, la professoressa che ci ha fatto il famoso discorso iniziale si e' rifiutata di farmi la lettera di referenze. Io passo la vita a sentirmi constantemente inadeguata, a sentire di dovermi giustificare, di non essere all'altezza delle persone che mi circondano. Quando mi dicono che ho fatto qualcosa bene ho sempre il retropensiero che stiano mentendo. Invece vedo colleghi e amici americani che sono a loro agio nel pavoneggiarsi per le cose che sanno fare, nel ripetere quanto sono bravi, intelligenti. Come si dice qui, si sanno vendere bene. Un'amica mi diceva di essere volontaria in un programma Rotary che insegna agli adolescenti a diventare leader del futuro. E chi mai mi ha fatto pensare che sarei diventata una leader di qualcosa? Da adolescente avevo la percezione di essere una nullita', avevo la massima aspirazione di diventare assistente di volo e sapevo che di Steve Jobs noi non ne avremo mai, quelli nascono solo in USA. Se un adolescente va in giro a dire che sara' un leader, 9 su 10 il primo bullo che passa gli infila la testa nel gabinetto. 



E invece e' bello avere qualcuno che crede in te. Che ti dice di andare avanti, di provarci, che ce la farai. Poi magari non ce la fai lo stesso, ma almeno non devi sempre essere tu a ripetere a te stessa che nonostante il resto del mondo sei in grado di farcela, che hai un cervello e delle lunghe gambe (story of my life). Forse se il mio primo giorno di universita' mi avessero detto che "voi siete i migliori! Voi siete il futuro", mi sarei risparmiata una vagonata di insicurezze, paranoie, tentativi non fatti. 

Ma oltre a questo, non cambierei una virgola della mia esperienza universitaria. Tranne, forse, l'orrenda tinta di capelli e il giubbino di jeans.

Piccolo omaggio a Venezia, dove un giorno tornero' a vivere.