Cosa spinge una fanciulla in tempo di crisi con un lavoro
più o meno dignitoso e soprattutto a tempo indeterminato a mollare tutto e fare
un PHD, ovvero condannarsi alla povertà e alla schiavitù accademica perpetua, aspettando con un filo di speranza che un professore venga sradicato dal
suo scranno per osare chiedere un posto fisso?
La stupidità, insinueranno i miei piccoli lettori.
Invece no. La verità è che il dottorato è un ottimo modo per
non lavorare, e mi pare che siano tutti d’accordo sul fatto che non lavorare
sia meglio che lavorare, specie se ti pagano lo stesso.
Più nel dettaglio, mi sono ritrovata un po’ di mesi fa in un
momento un po’ down della mia vita, uno di quelli in cui si trovano tutti più o
meno dalla laurea fino ai 40-45 anni (molta gente si ostina a chiamare questo
periodo grigio “età adulta”).
Uno di quei momenti insomma dove mia madre immaginava fossi
il braccio destro di Barroso, lasciavo credere agli amici- tramite gli status
di facebook- di adorare ogni centimetro della mia scoppiettante vita nel cuore
dell’Europa fatta di viaggi e cibo gratis, ma le cose erano un po’ diverse.
Non
vedevo il sole da un anno, e il mio colorito era quello verde e malato delle
lucertole o dei cantanti rock drogati;
prendevo uno stipendio minimo lavorando per dei medici che
oltre ad aumentare la mia ipocondria mi facevano sentire utile ed intelligente
come un ciuffo di muschio, e si facevano amare cosi’ tanto che sputavo nei loro
caffè;
vivevo in una casa infestata dai topi e da francesi, in una
zona in centro talmente pittoresca da assomigliare a Tortuga, un po' per i tagliagole e un po' per gli alcolisti;
le mie colleghe avevano la stessa vitalità dei tizi in coma
per cui teoricamente facevo lobby e la gente random che incontravo negli
aperitivi dopolavoro si dilettava a parlarmi dei tre argomenti più noiosi della
terra: il
lavoro del policy officer, il lavoro del project officer, e quanto erano bravi nel fare questi
lavori;
il mio moroso era
lontano, e gli amici che trovavo dopo un po’ di mesi se ne andavano a fare i
policy officer in posti fighissimi che avrebbero volentieri usato il mio CV
come carta per asciugare l’umidità filtrata dai muri (non dico cartigenica per
mantenere la mia dignità).
Ciò che mi tirava su il morale, se non altro, erano i Belgi.
Ho messo cosi’ il mio Neurone al lavoro per trovare delle
soluzioni e migliorare la mia vita. Lui ha suggerito:
-
Imparare a suonare il piano e diventare una
pianista in un bordello di Caracas
-
Fondare una nuova religione dove io sono la
Dea Suprema e dominare uno stuolo di fedeli
che berrebbero volentieri succo d’arancia avvelenato per me
-
Sfruttare le mie abilità di pasticcere e il mio
amore per Johnny Depp per diventare la nuova Willy Wonka
-
Utilizzare le doti qui sopra per sposare Johnny
Depp, installarmi nel sud della Francia e comprare dei regalini al mio moroso
per farmi perdonare
-
Trovare qualcuno interessato a pubblicare e
leggere le mie storie con cantanti Visual come protagonisti e diventare il
nuovo idolo delle folle grazie all’invenzione della J-letteratura
-
Andarmene in California a fare un Phd e passare
le mie giornate a fare surf
-
Scoprire che il mio nonno trovatello era in
realtà figlio di una famiglia molto ricca, riesumare la salma, fare un esame
del DNA e impossessarmi della villa sul lago che mi spetta
-
Farmi assumere come Pirate Cultural Advisor
dall’Unione Europea (sappiate che questa posizione esiste davvero) e andare a
fare amicizia con quei simpatici Pirati Somali- ARRRR!
-
Scappare in Giappone, mettermi una mascherina
per rendermi irriconoscibile e combattere i nemici della Luna con lo pseudonimo
di SuperGiupy
-
Tornare in Italia e cercare lavoro (ahahaha
questa era proprio stupida!)
A parte l’ultimo, molti di questi progetti mi sembravano
sensati ed equilibrati. D’altronde, ognuno richiedeva un certo impegno e un po’
di fatica, cosi’ ho deciso di tentarne uno solo.
Ha vinto l’opzione Phd in California.
Poi pero’ mi hanno preso in Colorado, quindi invece che passare
le giornate a fare surf e sfuggire agli squali, probabilmente le passero’ a
sfuggire dagli orsi. C’est la vie.
