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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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venerdì 17 agosto 2012

Viviamo con gli orsi, ma in fondo siamo squali


E cosi’, dopo un’estate stupenda, arriva il momento di partire per davvero.

E si fa avanti il pensiero strisciante che sarebbe bello essere felice come le altre persone. Mi rendo conto che la frase possa dare un’idea sbagliata: io non sono meno felice delle altre persone, semplicemente sono felice in modo diverso.
Avere un lavoro fisso in ufficio, andare in vacanza due settimane l’anno a Parigi o in Grecia, fare un mutuo con il proprio ragazzo, andare a scegliere i divani immaginandosi tutti i piccoli e meravigliosi bambini che si cresceranno sopra di essi e magari sognare ad occhi aperti il momento in cui proverai l’abito bianco. Purtroppo temo di non essere cosi’, e il mio ragazzo neppure.
Io voglio passare la mia vita a studiare cose inutili che non interessano a nessuno. E dopo che sono fissile come un mollusco in un posto per troppo tempo, mi stufo.

E cosi’ mi condanno ad essere un’Italiana all’estero, un cervello (o meglio, neurone) in fuga. La chiamo condanna perché noi che viviamo fuori dal Belpaese siamo costantemente in bilico tra l’amore e l’odio, tra la voglia di tornare e la consapevolezza di non poterlo fare. Ci chiamano coraggiosi, ma non lo siamo per nulla, almeno io non lo sono. Io sono solamente scappata. Mi condanno alla perenne nostalgia di un’Italia che vedrò nella sua fulgida bellezza tra le spiagge d’estate e la neve di Natale, e che rimpiangerò dentro di me ogni giorno che passerò in terra straniera. Ma, allo stesso tempo, so che in Italia non potrei vivere, non adesso almeno, non se le cose non cambiano. E non lo dico soltanto per una questione di opportunità, ma per la mancanza di fiducia nei giovani, per il poco rispetto nello studio, nel lavoro e nell’impegno, per la chiusura di mente, il razzismo, l’omofobia. Per la depressione e la rassegnazione che si respira nel parlare con la gente, tra bar estivi semivuoti e negozi perennemente in saldo. Avrei potuto rimanere e lottare contro questa crisi che nessuno vede ma che impregna tutti come una sostanza viscosa, ma la verità è che non ho il coraggio di farlo, e ho scelto di scappare e rimpiangere la pizza da lontano.
Forse, una volta che sei diventato italiano all’estero, la tua condanna sarà un limbo perpetuo di gioia e dolore, la consapevolezza di non essere più come gli altri, e il morire dalla voglia di essere proprio come loro.

Me ne sto per andare dall’altra parte del mondo a seppellirmi tra montagne di libri, a dire addio alla mia vita sociale per poter, tra quattro anni, aggiungere un “Doctor” alla firma delle mie email. Non vado nell’America da fashion victim di Sex and the City, ma mi preparo ad ingobbirmi, vedermi flaccida e fare discorsi da nerd come The Big Beng Theory. Mangerò solo cinese take away, farò battute che nel mondo saranno comprese solo dai miei quattro compagni di dottorato, mi incastrerò sul naso degli occhiali da fondo di bottiglia e passero’ la maggior parte delle mie giornate senza sapere che tempo fa fuori. Vivrò una relazione sentimentale più che altro con Skype. Tutto questo per evitare che la gente si aspetti da me che torni a casa la sera a rammendare calzini e far da mangiare guardando l'Eredità. 

Forse perché tutto sommato sono un po’ come gli squali. Se non continuo a muovermi, non riesco a respirare. 


E il prossimo post, sarà dal Colorado per davvero. 

martedì 31 luglio 2012

Vi prego gettatemi in un'arena piena di orsi a digiuno

Io non mi sono mai reputata una persona molto coraggiosa, però so affrontare le cose.

So che me la caverò a Boulder anche dopo 20 ore di volo, 8 ore di fuso, molto junk food da aereo e l'emicrania che mi accompagna da sempre. So che anche senza una casa sopravviverò ed evitero' di diventare una homeless, soprattutto visto che a Boulder sono tutti SQUISITAMENTE GENTILI.

So che posso vivere bene anche senza andare mai al cinema e non mi farò prendere dalla paura di essere divorata dal mio coinquilino. Sono già preparata a fare la spesa ogni giorno ai futuri roommates in modo che non abbiano fami improvvise.

So che posso evitare di accendere fuochi e magari anche trovare l'uscita di emergenza (mettendo il fazzoletto umido davanti alla bocca) in caso di incendio, e poi ricordiamo che ho un manichino a forma di Voldemort con cui ho imparato a fare respirazione bocca a bocca.

So anche che posso sopravvivere agli orsi togliendo miele e burro d'arachidi dalla mia dieta, in modo da essere meno appetitosa. Posso pure imparare a correre veloce. Farò tutti i giorni un po' di palestra (no jogging perchè poi gli orsi mi attaccherebbero)

Insomma posso resistere a molte cose. Maltrattatemi, sfottetemi per il mio accento, portatemi a mangiare da McDonald's, fatemi vedere reality show, mettetemi addosso scarpe orrende e vestiti da salsiccia in microfibra, io sopravviverò a tutto e non ne ho paura.

Ma vi prego, NON FATEMI FARE LE VACCINAZIONI MORBILLO ROSOLIA E ORECCHIONI!!!!!!!!



Non vengo da un Paese del terzo mondo (almeno non ancora), non ho mai frequentato gente sporca, prometto che non ho malattie, lo prometto e lo prometto, è la mia mamma che non mi ha fatto fare le vaccinazioni perchè era cattiva, e poi la rosolia non serve che tanto non rimarrò mai incinta, almeno la rosolia abbuonatemela...

La parte più difficile di tutto questo Phd sarà farmi infilare un ago nel braccio. Maledetta, maledetta fobia degli aghi..

giovedì 19 luglio 2012

Piacere, House.

Alle volte non è facile spiegare alla gente quello che farò come Phd Candidate, e perché mi pagheranno per farlo. Specie in questa terra benedetta dal cielo che è la Brianza.




Sfido il caldo estivo brianzolo per uscire con un’amica a prendere un gelato. Ci sediamo sulle panchine a parlare di come tutte le ragazze sono terribilmente in tiro e noi no.

Arrivano due tizi. Metterei subito in chiaro che siamo morosate ma poi ci penso e mi dico che è sociologicamente interessante parlare con gente che non passa da italiano a francese a inglese solo per tirarsela e che riesce a non mettere la parola “policy” in ogni discorso. Insomma, dopo Bruxelles mi serve conoscere gente normale, con vite normali e senza papà diplomatico e madre genio della finanza. Mi serve di conoscere persone vere, che sono quelli che mandano avanti l’Italia e il nostro amato Nord-Est.

“Ragazze sapete dov’è lo Spazio, figa?” dice quello più spigliato dei due, che evidentemente è pure Mr Finezza.
“Lo spazio cioè quella discoteca orrenda dove andavamo al liceo? Credo abbia chiuso”
Lui brontola tra sé un paio di bestemmie che non riporto per pudore. Lui si che sa conquistare una donna.
“No perché c’avevo uno per un lavoro…”. L’amico fa si si con la testa in modo meccanico, si vede che non capisce bene e che ci mette un po’ ad afferrare i concetti, allora fa parlare l’amico intelligente.
“Cioè, io faccio l’elettricista, e sono in proprio, ho fatto un sacco di lavori pure in Bicocca, c’ho i miei operai, che non lavorano un cazzo ma mi spalmano la crema solare ah ah” torna all’attacco “Mi chiamo Davide e ho 26 anni”.
Forse lui si aspettava che noi ci meravigliassimo per il suo essere un piccolo imprenditore, figura di sommo spicco in Brianza, invece mi ha solo fatto riflettere sul fatto che quest’uomo ha 26 anni e un’attività sua, mentre io arriverò a 40 anni prima di avere un lavoro e comunque non guadagnerò mai come un piccolo imprenditore.
“Cosa fate?” chiede. Lascio parlare la mia amica e glisso, non mi va di stare a dire che sto per iniziare un dottorato. Dico che non faccio nulla, che poi è un po’ lo stesso.
Ci chiedono un  di noi. Diciamo che siamo gemelle e ci credono subito.
Diciamo che abbiamo studiato a Venezia e non ci credono, non gli sembra possibile (e non è che gli ho raccontato che sto per andare a vivere in un posto dove gli orsi volano)
Diciamo che a Venezia ci sono i segnali sui canali per le gondole e loro ridono sguaiati pensando che li prendiamo per il culo.
“Dai diteci una parola in Veneziano!” questa strana lingua esotica.
“Be… ‘vai in mona’?”
“No ma quello è Bergamasco!” e poi qualcuno dice ancora che in Italia non è vero che non sappiamo le lingue.
Il piccolo e geniale imprenditore torna all’attacco con me e chiede: “Ma se hai studiato perché non trovi lavoro?”
Questa è una domanda che si potrebbe rivolgere a metà dei laureati a pieni voti italiani e scatenerebbe scene di pianto.
“In realtà a settembre inizio a studiare”
“Studiare?? Come studiare? A 27 anni? Ma già l’hai fatta l’univeristà no?”
“Si, ma faccio un dottorato”
“Ah, come Dottor Aus”
“No no io non sono un medico, studio e basta”
“Quindi fai la mantenuta?” curioso modo di vedere gli studenti, condiviso da molti italiani temo.
“No mi pagano”
“Che???? Ti pagano per studiare??? Ma io quando studiavo ero io che pagavo!”
“Ma io sono molto intelligente”
“Ma cazzo che sei, Ainstain? Ma le fai le operazioni chirurgiche?”
“No no ma io non sono un medico”
“E che fai tutto il giorno?”
“Penso”
“Ma anche io penso! Anche il mio amico pensa ma nessuno ci paga per farlo!”
“Ma io sono molto intelligente”
“E pensi e basta?”
“Leggo libri, scrivo articoli…”
“Cioè leggi un libro e ci fai un articolo?”
“Non un libro solo, leggo per esempio venti libri e poi li sintetizzo in un libro” lasciamo stare ricerche qualitative e quantitative va.
“VENTI LIBRI? In un giorno? Ma che sei?”
“No no non in un giorno”
“Si ma venti libri sono un sacco! Devi proprio essere intelligente! Devi essere una che si ricorda tutto! Adesso ti faccio un test per vedere se sei intelligente! Come mi chiamo io?”
“Davide”
“Si giusto.. e il mio amico?”
“Non si è presentato”
“Ah non te lo ricordi vedi!”
“Veramente non mi sono presentato” dice l’amico, che ha lo stesso sguardo astuto di un pesce rosso ed è ancora li a chiedersi se io e la mia amica siamo gemelle.
“Allora ti faccio un altro test” continua Piccolo Imprenditore “ti dico una parola difficile e tu te la devi ricordare fino a domani”
“Va bene”
“La parola difficile è….(rullo di tamburi) MOZZICONE!”. Sarebbe meraviglioso se gli esami di dottorato consistessero nell’imparare parole cosi’ difficili. E io che mi sono dovuta fare il GRE.
“Va bene”
“Domani mi devi mandare un sms con questa parola”
“Ok”
“Ti lascio il mio numero”
“Non c’è bisogno. Io sono cosi’ intelligente che già lo so. Domani a quest’ora avrai il tuo sms”.
Per un secondo Piccolo Imprenditore sembra cascarci. L’amico ci crede ciecamente e si complimenta per quanto sono intelligente.

Se ne vanno augurandomi buona fortuna a fare Greis Anatomi.



Chissà se, quando mi troverò a parlare con un Orso, lui capirà che non sono un medico. 



martedì 10 luglio 2012

Avventure da consolato


Tassa numero uno- foto speciale senza sorriso con orecchie visibili 5x5- questionaro dove dichiaro che non sono un trafficante di organi e che non userò i soldi della University of Colorado per comprare droga- lettera della University of Colorado che dice che io non sono una pezzente senzatetto che ruberà il lavoro agli americani- tassa numero due-passaporto- il mio miglior sorriso. Ho tutto.

 foto.JPG

Sono arrivata in Consolato a Milano con la profonda convinzione che ne sarei uscita in 5 minuti e con un visto, giusto per la mia bella faccia e le mie lunghe gambe.
Do un’occhiata di compassione alla fila di 50 persone sotto il sole che aspettano impazienti con in mano delle cartelline uguali alla mia, procedo a lunghe falcate fino alla porta e dico alla guardia che sta alla porta, con fare da businesswoman: “Io ho l’appuntamento”.

Momento di silenzio, mezza risata. Scopro mio malgrado che TUTTI hanno l’appuntamento. Abbasso le orecchie e vado ad essiccarmi sotto il sole milanese dell’una di pomeriggio.

Non rinuncio pero’ ad attaccare bottone con la gente e, per rifarmi dello smacco, butto li che io faro’ un dottorato negli USA. Non riscuoto nessun “ooooh” di invidia-odio-meraviglia che mi aspettavo. Tirarsela per il fatto che farai un Phd in Colorado in fila con gente che richiede un visto di studio per gli USA non è una buona idea, specie quando il tizio prima di te se ne va a fare un dottorato in fisica a Boston e oltre a studiare cose più utili e dignitose delle mie i suoi progetti futuri non contemplano nessun orso che lo sbrana. Menziono con noncuranza che io so TUTTO di come funziona un consolato, perché io ho fatto il MAE CRUI tre anni fa. Uno stage utilissimo, oltretutto: se non avessi imparato cosi’ bene a fare le fotocopie, sono sicura che non mi avrebbero mai fatto fare un Phd negli USA. Grazie Ministero degli Affari Esteri, grazie.

Arriva una Signorina del Consolato, che ci spiega in Italiano che dobbiamo avere tutti i documenti in ordine. L’ascolto appena, convinta, nella mia bolla di superiorità, di avere tutto. Lei mi fa notare che pero’ non posso entrare con la borsa.
“Lo so” dico io che ho studiato benissimo il sito “La lascio nei coin lockers all’entrata del Consolato”
“Non ci sono coin lockers” dice lei “Lasciala a qualcuno”.
Mi guardo intorno, e oltre ad un paio degli amici immaginari che mi seguono ovunque non c’è nessuno. Che me ne faccio della mia borsa, la ingoio? (E qui non dico nulla di più scurrile).
Soluzione: depositarla in un bar per la modica cifra d CINQUE euro. Sono sicura che il gestore del bar è il fratello del Signor Console. Ovviamente nel mettere al bar la mia borsa perdo il turno e mi ritrovo ultima.

Ci fanno entrare pochi alla volta, sotto il sole mi sto sciogliendo. Mi controllano al metal detector per vedere se sono una pericolosa terrorista, all’entrata del consolato ci sono la bandiera americana e il faccione di Obama che sorride. Solo gli Americani hanno un presidente nero, noi queste cose ce le sogniamo, mi dico.
(Sull’orlo di un’insolazione e di un Phd americano è meglio fare pensieri un po’ semplicistici sul piano socio-storico, invece che ricordarsi dell’ultimo articolo letto su Internazionale sulle condizione degli immigrati negli USA)




Prendo un numerino tipo coop e aspetto un sacco di tempo. Mi chiamano e consegno la busta con tutti i documenti. Torno a sedermi in mezzo a gente che andrà tre settimane a New York a fare il corso d’inglese della EF. Dico che vado a fare un Phd in Colorado ma sarà il caldo, o la noia, o la parola “New York”, non sembra nulla di sensazionale. E si che nessuno sa nulla degli orsi.

Mi chiamano e mi prendono le impronte di tutte e dieci le dita. Utilissima nel caso io faccia una rapina senza utilizzare il dito pollice già schedato nel 2005. Spero sia finita ma devo aspettare ancora. “Almeno per sette anni siamo a posto” dice il tizio che andrà a Boston, e un po’ la cosa mi consola. Sarebbe stato più veloce sposare un Americano che fare tutta la trafila in Consolato.

E poi arriva il colloquio con il Console. In realtà il tizio che ho davanti è un impiegato dalle guance rubizze che sta dietro ad uno sportello, immagino che il Signor Console non faccia davvero queste cose, o il suo lavoro sarebbe ben gramo. Sono un po’ nervosa. So che è solo una formalità, ma mi accorgo che anche se siamo in 50 nella stanza, siamo tutti soli davanti agli Stati Uniti d’America. A loro accettarci o sbatterci fuori, e questo è il momento in cui dico si al trapiantarmi oltreoceano. Non tre settimane a New York, ma quattro anni in Colorado. Il Signor Delegato-Del-Console è in quel momento l’incarnazione dell’America.
Sembra contento che io inizi un Phd negli Usa, mi chiede in cosa lo farò e per quanto tempo, e se l’Università paga. Certo che paga, sennò me ne stavo nella vecchia Europa che tanto amo fingendo di avere un accento British.
Mi tiene mezzo minuto e mi saluta con “I’m sure you’re excited about this Phd, having a scholarship is quite an achievement. And Boulder is the nicer town in Colorado!”.

Mi mette cosi’ di buon umore che lo bacerei. Non ha detto “Te ne vai in un posto evacuato per gli incendi, infestato dagli orsi, lontano da famiglia amici e moroso”, non ha detto “ma che ti salta per la testa a 27 anni di ricominciare a studiare non è il caso di metterti la testa a posto?”, sembrava CONTENTO per me. Mi ha infuso ottimismo.

Certo, non abbastanza ottimismo per giustificare due ore e mezza di attesa quando lo shopping milanese chiamava instistente. Due ore in mezza che avrei potuto impiegare per mettere a frutto la mia tecnica di autodifesa contro gli orsi, per memorizzare il blog del professore di cui sarò schiav.. ehm assistente, per ringraziare il sole cocente di non essere più a Bruxelles d’estate.
Mi sono auto premiata per il visto con frappuccino e torta grassa con Oreo da Arnold’s, illudendomi fosse Starbucks. Era il giorno per amare in modo incondizionato senza porsi alcuna domanda il popolo americano.
Grazie Obama...  

sabato 7 luglio 2012

Orsi e Piromani


Uno dei piaceri indiscussi dello stare in Italia è quello di cercare affannosamente ogni venerdi’ un’edicola di provincia che tenga Internazionale, e poi leggerlo lentamente fino ad arrivare all’oroscopo di Rob Brezsny, che è poi l’unica cosa in cui ho ferma fede al momento.
Ieri ho comprato con gioia il mio internazionale e che trovo a pagina due? Il doppio paginone di foto dall’alto di un quartiere distrutto dal fuoco con il titolo “Terra Bruciata”. Indoviniamo un po’ dove c’è stata tutta questa devastazione morte e terrore?

Colorado.


Ora, a me vanno bene gli orsi. Non che proprio sia una fan sfegatata di Yogi e Bubu come vicini di casa, ma tutto sommato do per scontato che un orso mangi una persona alla volta e magari con un po’ di fortuna quella persona non sarò io. Ma gli INCENDI??? Io, quella persona che ha vertigini e nausea sulla scala antincendio, agile come un sacco di patate lanciato in un fiume, coraggiosa come un roditore in un laboratorio, perché IO devo finire in questo luogo? (La risposta alla fine dell'articolo, per chi ha voglia di leggere).

Soffermiamoci poi sulla divertente email che mi manda l’Università che mi offre quest’opportuntà di andare a vivere in un posto benedetto dalla natura: Zero-tolerrance for firework violations!”
All’inizio il Neurone non aveva subito fatto la connessione fuochi d’artificio- incendi. Pensavo che Boulder fosse un po’ tipo Napoli dove a Capodanno i ragazzini perdono sempre una manina o un occhio con un petardo illegale ma nonostante ciò continuano a preferire la piromania ad abitudini più sane come la droga o l’alcol.
Non solo quindi io mi ritrovero’ dall’altro capo dell’oceano in un luogo ad alto rischio incendio, non solo orsi ed altri animali selvaggi mi attaccheranno, non solo sarò circondata da Americani, ma quando per rilassarmi un po’ decidero’ di accendere un fuoco abusivo o fabbricare un petardo nemmeno lo potro’ fare per via della policy Zero-tolerrance for firework violations!” e degli studenti piromani che hanno obbligato l'Università a metterla in atto. La vita è ingiusta.


Invece, come ci spiega la CNN , l’idea di bandire i fuochi viene proprio dal fatto che fuochi d’artifcio= rischio d’incendio! Ci ho messo un po’ ma alla fine l’ho capito anche io. Questo vuol dire che è pure toccato rinunciare ai festeggiamenti del 4 luglio, anniversario dell’Indipendenza molto sentito in America (lo so, starete pensando che già so un sacco di cose sugli usi e costumi degli Stati Uniti. Invece è solo che ho visto quel film con Cruise dove lui è nato il 4 luglio e poi finisce tutto malissimo). Mi chiedo solo che fine hanno fatto gli orsi che vivono nelle foreste con tutti questi incendi, ma forse ora che ci penso è meglio non chiedermelo, perché non so sinceramente in che risposta sperare (*brivido di freddo lungo la schiena, accompagnato da immagini apocalittiche di orsi incendiati, orsi piromani, orsi che spaventati dal fuoco attaccano me*)


In realtà una spiegazione c'è. Nonostante io creda solo nel succitato oroscopo di Internazionale, dentro di me so bene che esiste qualcuno lassù che si prende la briga di decidere del nostro destino. Per una mia serie di trascorsi passati e per il mio vizietto a voler scrivere cose che Lassù non piacciono, immagino che Lui o Chi Per Esso sopra una nuvoletta sia li a sfregarsi le mani sogghignando e dicendosi tra se “Lo volevi un Phd in Religion and Media eh? Bene bene,inizia a goderti gli orsi e gli incendi, MWAHAHAHAHAHA.” Mi aspetto al mio arrivo un’invasione di locuste, uno tsunami formatosi nel Fiume Colorado, lo sbarco degli alieni e televisioni che passano per 24 ore solamente gli ultimi reality show con Paris Hilton. Scusate, abitanti del Colorado, temo sia colpa mia. Per farmi perdonare prometto non accenderò mai un solo petardo. 

martedì 26 giugno 2012

Poteva andare peggio. Potevano essere squali.



Cosa spinge una fanciulla in tempo di crisi con un lavoro più o meno dignitoso e soprattutto a tempo indeterminato a mollare tutto e fare un PHD, ovvero condannarsi alla povertà e alla schiavitù accademica perpetua, aspettando con un filo di speranza che un professore venga sradicato dal suo scranno per osare chiedere un posto fisso?

La stupidità, insinueranno i miei piccoli lettori.

Invece no. La verità è che il dottorato è un ottimo modo per non lavorare, e mi pare che siano tutti d’accordo sul fatto che non lavorare sia meglio che lavorare, specie se ti pagano lo stesso.

Più nel dettaglio, mi sono ritrovata un po’ di mesi fa in un momento un po’ down della mia vita, uno di quelli in cui si trovano tutti più o meno dalla laurea fino ai 40-45 anni (molta gente si ostina a chiamare questo periodo grigio “età adulta”).
Uno di quei momenti insomma dove mia madre immaginava fossi il braccio destro di Barroso, lasciavo credere agli amici- tramite gli status di facebook- di adorare ogni centimetro della mia scoppiettante vita nel cuore dell’Europa fatta di viaggi e cibo gratis, ma le cose erano un po’ diverse. 
Non vedevo il sole da un anno, e il mio colorito era quello verde e malato delle lucertole o dei cantanti rock drogati;
prendevo uno stipendio minimo lavorando per dei medici che oltre ad aumentare la mia ipocondria mi facevano sentire utile ed intelligente come un ciuffo di muschio, e si facevano amare cosi’ tanto che sputavo nei loro caffè;
vivevo in una casa infestata dai topi e da francesi, in una zona in centro talmente pittoresca da assomigliare a Tortuga, un po' per i tagliagole e un po' per gli alcolisti;
le mie colleghe avevano la stessa vitalità dei tizi in coma per cui teoricamente facevo lobby e la gente random che incontravo negli aperitivi dopolavoro si dilettava a parlarmi dei tre argomenti più noiosi della terra: il lavoro del policy officer, il lavoro del project officer, e quanto erano bravi nel fare questi lavori;
 il mio moroso era lontano, e gli amici che trovavo dopo un po’ di mesi se ne andavano a fare i policy officer in posti fighissimi che avrebbero volentieri usato il mio CV come carta per asciugare l’umidità filtrata dai muri (non dico cartigenica per mantenere la mia dignità).
Ciò che mi tirava su il morale, se non altro, erano i Belgi.

Ho messo cosi’ il mio Neurone al lavoro per trovare delle soluzioni e migliorare la mia vita. Lui ha suggerito:

-          Imparare a suonare il piano e diventare una pianista in un bordello di Caracas
-          Fondare una nuova religione dove io sono la Dea Suprema e dominare uno stuolo di fedeli che berrebbero volentieri succo d’arancia avvelenato per me
-          Sfruttare le mie abilità di pasticcere e il mio amore per Johnny Depp per diventare la nuova Willy Wonka
-          Utilizzare le doti qui sopra per sposare Johnny Depp, installarmi nel sud della Francia e comprare dei regalini al mio moroso per farmi perdonare
-          Trovare qualcuno interessato a pubblicare e leggere le mie storie con cantanti Visual come protagonisti e diventare il nuovo idolo delle folle grazie all’invenzione della J-letteratura
-          Andarmene in California a fare un Phd e passare le mie giornate a fare surf
-          Scoprire che il mio nonno trovatello era in realtà figlio di una famiglia molto ricca, riesumare la salma, fare un esame del DNA e impossessarmi della villa sul lago che mi spetta
-          Farmi assumere come Pirate Cultural Advisor dall’Unione Europea (sappiate che questa posizione esiste davvero) e andare a fare amicizia con quei simpatici Pirati Somali- ARRRR!
-          Scappare in Giappone, mettermi una mascherina per rendermi irriconoscibile e combattere i nemici della Luna con lo pseudonimo di SuperGiupy
-          Tornare in Italia e cercare lavoro (ahahaha questa era proprio stupida!)

A parte l’ultimo, molti di questi progetti mi sembravano sensati ed equilibrati. D’altronde, ognuno richiedeva un certo impegno e un po’ di fatica, cosi’ ho deciso di tentarne uno solo.

Ha vinto l’opzione Phd in California.

Poi pero’ mi hanno preso in Colorado, quindi invece che passare le giornate a fare surf e sfuggire agli squali, probabilmente le passero’ a sfuggire dagli orsi. C’est la vie.