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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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giovedì 6 giugno 2013

Di rientri, New York e Italiani in vacanza

Uno dei lati piu' belli di fare un dottorato in materie umanistiche sono le lunghissime vacanze, che non si vedevano dai tempi del liceo. L'idea quindi di avere tre mesi a crogiolarsi nel sole italico mangiando formaggio e gelato ripaga in pieno tutte le volte in cui la gente, guardandomi dall'alto in basso, mi ha chiesto "ma te, quand'e' che ti trovi un lavoro serio?".

Questo preambolo per dire che sono tornata in Italia con il vago pretesto di fare della ricerca qui  piena di ottime idee su come fare degli studi qualitativi. Ma non disperate piccoli lettori, perche' ho comunque una carrettata di aneddoti & stranezze made in USA e non solo da poter condividere nei mesi estivi.

Avrei voluto iniziare parlando un po' del mio viaggio, ed in particolare della nostra amatissima compagnia di bandiera, cui quasi un anno fa dedicai un post pieno di affetto. (Cercate di leggere la tagliente ironia delle mie parole, please).
Ora, ad essere sinceri, c'e' qualcosa di positivo da dire su Alitalia. Infatti, volendo cambiare il volo (essi', ho questo vizietto di voler sempre spostare le date dei miei viaggi) chiamo il numero americano. mi risponde un tipo gentilissimo, che parla perfettamente italiano, gli do il numero del volo, lui controlla, mi da le opzioni necessarie e le possibili soluzioni.
Scopro che il costo per un cambio del volo equivale a uno dei miei - perfettamente funzionanti - reni, e dal momento che non sono una superfan della dialisi decido di tenermi la data che gia' avevo.
"Pero' guardi, la volevo proprio ringraziare per la sua gentilezza" dico al tizio per telefono "e farle i complimenti per il suo italiano perfetto"
"Grazie!" dice lui "Ma parlo bene l'Italiano perche' non sono Americano.. sono Albanese! Figurati se un Americano riusciva a parlare cosi' bene un'altra lingua!"

(e questo l'ha detto lui e non io, mi limito a riportarlo... )

La mia love story con Alitalia e' comunque durata pochissimo. Infatti arrivo in aereoporto con le mie 200 valigie dopo aver passato tre giorni a traslocare e aver avuto per casa uno stuolo di Indiani (esperienza che raccontero' quando apriro' un blog sull'India e avro' superato lo shock di aver vissuto un film di Bollywood sulla mia pelle). Per una serie di coincidenze piu' o meno fortuite arrivo in aereoporto con grande anticipo. Mentre sto li' a chiedermi se voglio uno Starbucks oppure fare subito il check-in, il mio sguardo viene attirato da qualcosa di strano sul tabellone partenze. Guardo il mio e-ticket dove c'e' chiaramente scritto che il mio volo e' alle 1130. Pero' c'e' qualcosa che non va. La hostess di terra, sorridente e cordiale, mi spiega dolcemente che il mio volo e' alle 830.
SONO le 830. Sorrido mentre il panico di impossessa di me. Mi vedo gia' a vendere tutti gli organi interni compreso un fegato un po' provato dagli spritz per comprare un altro biglietto.
MA, la buona notizia e' che Alitalia/Delta ha quest'ottima caratteristica di essere spesso in ritardo, e cosi' e' pure il mio volo. Con considerevole culo una bottarella di fortuna riesco quindi a prenderlo, forte del fatto che a me tutto va sempre bene.

Ma mi viene comunque da fare un'acida considerazione, anzi due. La gentilissima hostess mi ha fatto presente che 'sei tu che devi controllare se il tuo volo e' stato spostato!'. Cio' che mi viene voglia di rispondere e':
1) Ok io sono scema. Avrei dovuto controllare sul sito Alitalia e non l'ho fatto. Sto prendendo un PhD, ho passato la mia vita a viaggiare su e giu' da ogni tipo di aereo, dovrei sapere che di certe compagnie e' meglio non fidarsi. Mea Culpa. MA se io fossi stata la vecchina del Midwest che per la prima volta mette piede su un volo per coronare il suo sogno di mangiare a Roma le Fettuccine Alfredo, come cavolo mi sarei immaginata che la compagnia NON mi avverte dei cambi di volo MA devo scoprirlo io da sola? Oltretutto, pure le compagnie scaccione tipo Easyjet notificano i cambi di voli, perche' Alitalia NO? Almeno scrivetemelo sull'e-ticket piccolo piccolo "il tuo volo e' soggetto a cambiamento, controlla idiota!' e invece no, ho scandagliato tutto e non c'era nulla
2) Gentilissimo Albanese poliglotta con cui ho parlato una settimana fa, essendo che ti ho dato il numero del mio volo, l'orario e il giorno, ed essendo che tu per l'Alitalia ci lavori, non potevi dirmelo che il volo era cambiato, cazzo corbezzoli?

Oltretutto non c'e' spazio in cabina e imbarcano il mio trolley con tutto cio' che ho di piu' prezioso al mondo dentro, e passo un viaggio ad angosciarmi pensando che me lo perderanno e magari pure il mio volo New York- Milano e' cambiato.
Invece per fortuna non succede nessuna delle due cose, e posso godermi la mia New York Style Pizza al JFK. Perche' da New York, prima o poi, ci passano tutti.

Io a New York ci sono stata sia come turista che come- piu' o meno- abitante, ma non la conosco molto. So solo che meta' della mia famiglia e del mio paese natio e' convinta che io stia a New York, perche' chi cavolo sa dov'e' il Colorado? Io di solito non li contraddico perche' non ho voglia di star li a raccontare che sto su un altipiano di orsi volanti, e forse una particina di me a New York ci vorrebbe vivere davvero.
Anche se, stando solo in aereoporto, mi sono accorta di una cosa che mi ha sconvolta. La gente mi ha TRATTATA CON FREDDEZZA, a volte quasi maleducazione. Mi sono avvicinata al controllo sicurezza e il tizio mi ha biascicato "You have to change the boarding pass", senza sorridere, senza guardarmi in faccia, senza chiedermi come va, senza dirmi che ho una bella giacca, senza accompagnarmi personalmente a cambiare il biglietto. Lasciarsi alle spalle la solarita' e la gentilezza dei Coloradiani puo' essere traumatico a volte. Pure da Starbucks la barista sembrava avere avuto una giornata no. Che a Boulder non succede mai, perche' e' una bolla felice di orsetti rosa pace e amore.

Il Colorado according to Giupy

Sul volo fino a Milano prevedevo di guardare Argo e poi cadere in coma. Ma non avevo fatto i conti con una specie ben peggiore dei Newyorkesi scortesi: gli Italiani in vacanza. Ora, miei affezionati lettori, sono sicura che voi, qualora andaste in vacanza a New York, sareste composti e beneducati e silenziosi. MA quelli che ho trovato sul mio volo erano una sorta di scolaresca in gita attempata, e dai discorsi che si gridavano da una fila di posti all'altra ho potuto capire a che specie appartenessero: intera famiglia compresa di zii e nipoti per la prima volta sul suolo americano, ragazza della Bocconi in viaggio premio del post-laurea, famiglia con bambini piccoli che per tutto il viaggio hanno urlato come aquile guardando Spongebob sul loro cazzo di IPad. Io amo l'Italia e amo gli Italiani. Ma molti Italiani non dovrebbero viaggiare, perche' poi finiscono a ripetere mille volte alla madre sul volo di ritorno "Ommioddio devo scrivere le cartoline alla Francy" o a chiedere alla hostess la pasta perche' "Ommioddio e' una settimana che non la mangio", o a tentare di comunicare in questo pseudoitaliano dal vago accento anglosassone e le 'r' arrotate all'ennesima potenza e senza 'h', per poi lamentarsi che nessuno parla Italiano. Questi sono gli Italiani che mi trovo sempre quando torno in Italia e che mi fanno discorsi del tipo "No ma guarda che io SO come sono gli Stati Uniti, perche' sono stato una settimana a New York l'anno scorso". E si, lasciatemi essere snob, antipatica, pretenziosa e tutto quello che volete, ma questi milanesi scampati alla crisi che ancora hanno voglia di regalare soldi ad Alitalia, mi piacciono molto di piu' quando vanno a Sharm nel villaggio Club Med a fare i balli di gruppo e i giri in cammello con i finti beduini.

In conclusione, che ci piaccia o no New York e' un po' dentro tutti noi. Prima di partire sono andata all'ufficio International Students per firmare dei documenti e ho chiesto informazioni su dove trovare una certa persona.
"Sei una studentessa internazionale oppure un'americana che deve andare a studiare all'estero?" mi ha detto il tipo della reception, gentilissimo (perche' Coloradiano).
"Sono felice che tu mi prenda per Americana" dico sorridendo "ma penso si capisca dal mio accento italiano che non lo sono"
Lui, con sincero stupore, mi dice "Ah e' un accento italiano? Ero convinto tu fossi di Brooklyn! "

Tutto sommato, durante l'estate l'America mi manchera'.


La tipica pizza pepperoni che in America va tanto. Vi prego, confermatemi che in Italia non l'avete mai vista ne' mangiata.. 

lunedì 17 dicembre 2012

Volare.. nel blu, dipinto di blu (e spruzzato di nebbia)



Che invidia andare a scuola con in tasca una pistola 
che scivoli dal fianco e che s'infili sotto il banco 
nell'ora d'intervallo provocare un bel macello 
altro che merendine lì si spara sul bidello 

( Cantavano i Punkreas quando ero ancora giovane abbastanza da guardare MTV invece di YouTube)




Eccomi ad aggiornare il blog dall’Italia, dove sono tornata proprio giusto in tempo per guardarmi al TG l’ultima strage americana. Della serie, inizio a convincermi che tutto sommato gli orsi non siano poi il pericolo numero uno della terra degli Yankee.
(E in tutto questo, temiamo per un momento il giorno in cui, dopo aver dato una pistola in mano a maestre e bimbi, anche gli orsi faranno il porto d’armi…)

Ad ogni modo, ho lasciato un Paese dove psicopatici fanno stragi di innocenti per uno dove il Papa dice che i matrimony gay minacciano la pace e dove Berlusconi vuole ricandidarsi. Va da se che non ho piu’ molta speranza per il genere umano, quindi consoliamoci con alcune riflessioni profonde sui viaggi in aereo.

Per prima cosa, arrivo all’aeroporto di Denver e noto una cosa curiosa. Proprio in mezzo ai gate ci sono delle poltrone, e non capisco a cosa possano servire messe LI. Guardo bene e sono le poltrone dei LUSTRASCARPE. Ora, magari sono io che sono stordita, ma quanto anacronistica e’ questa cosa? Pensavo si fossero felicemente estinti al tempo di Dickens.. cioe’, se vuoi pulire le scarpe te le puoi anche pulire da solo con quelle spugnette nere che rubi negli hotel, io mi sentirei proprio una borghese inacidita a farmi lucidare gli stivali da qualcuno (disse l’intellettuale di sinistra wannabe). Poi e’ stato ironico quando e’ arrivato a farsi pulire le scarpe il classico Americano con stivali da Texano, sembrava che il far West non fosse ancora stato del tutto esplorato..

Poi, passo mezz’ora con aria ebete a guardare i tabelloni dei voli e a cercare il mio. Questo perche’ sapevo che partiva alle 10 e quindi cercavo nella colonnina degli orari, ma poi, con grande confusione, ho notato che i voli NON sono in ordine cronologico, ma in ordine alfabetico. Perche’ cio’ accade? Non so. Cioe’, da un certo punto di vista e’ sensato. Pero’ quando vedi CINQUE voli per New York tutti operati da compagnie diverse ad ore diverse uno sotto l’altro ti senti un po’ disorientata..

Ad ogni modo, per chi e’ abituato a prendere i voli Ryanair delle 6 del mattino con vecchi che sgomitano, bambini che urlano come aquile e l’obbligo di viaggiare con le ginocchia sulle orecchie per far posto ai bagagli, oltre alla sovrattassa per l’ossigeno, viaggiare con campagnie VERE e’ davvero bello. Sono stata particolarmente felice del fatto che la United Airlines e’ talmente intelligente da dividere i passeggeri in gruppi di imbarco, cosicche’ si evita quel problema che hanno tutti con la Ryan- ovvero trovarsi bloccati alle 6 del mattino sulla scaletta gelida e sotto la pioggia perche’ c’e’ il vecchio con il cappello di turno che blocca con il suo sedere immenso il corridoio dell’aereo mentre e’ li che riflette sul dove mettersi e lentissimamente apre il trolley per tirare fuori il giornale.

Essendo un volo vero, ho potuto combattere la mia insonnia guardando dei film. Guardare I film in aereo mi piace molto, anche se sono rimasta traumatizzata dal viaggio di ritorno da Seattle, dove hanno proiettato “Spiderman”, che pero’ durava piu’ del volo. Cosi’ io sono atterrata chiedendomi se alla fine Spiderman batte la lucertolona malefica oppure no, e anche adesso me lo domando. Certo, un po’ tenevo alla lucertola, perche’ a me i supereroi mi stanno un po’ qui, tutti perfettini che poi con i superpoteri sono bravi tutti a fare le cose, quindi tutto sommato forse e’ meglio non aver visto la fine..
Questo giro mi sono vista “Brave”, che e’ un film che trovo giusto menzionare in questo blog visto che e’ chiaramente fatto da un feticista degli orsi. Da questo film ho anche scoperto che evidentemente gli Scozzesi oltre ad avere un bell’accento vivono anche in un territorio pieno di orsi che non solo volano ma ne fanno un po’ di tutte. Anche se ho appena fatto un paper sulla mass culture in cui ho criticato i film Disney, facciamo un applauso a questo: per una volta un cartone SENZA mielosa e rivoltante e scontatissima storia d’amore, ma una principessa che un po’ ci sa fare! Per quanto anch’essa sia cosi inguaribilmente stupida da fidarsi di una strega che CHIARAMENTE la portera’ ad avere guai, ma questo e’ un po’ una prerogativa delle eroine credo..
In compenso, notiamo che il titolo “Brave” in italiano e’ diventato “Ribelle”. Perche’ l’eroina non e’ coraggiosa per il fatto che lotta con gli orsi a mani nude e scala picchi altissimi senza protezioni (un po’ come me del resto), ma e’ ribelle perche’ non si sposa..

Mi sono sentita a casa quando sono arrivata a Malpensa, e tutto era freddissimo e coperto di neve e nebbia. Ci abbiamo messo mezz’ora ad uscire dall’aereo perche’ le scale erano ghiacciate e si scivolava nel scendere (amici, quanto costa il sale? Giuro che ve lo compro io…). Poi ho aspettato un’ora i bagagli perche’ le rampe per i bagagli erano congelate.

Welcome back, Giupy. Almeno qui gli psicopatici non sparano nelle scuole. Ancora.