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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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lunedì 6 luglio 2015

Non e' un Paese per Alci


Quando l’Italiano va negli States si stupisce per un sacco di cose. Ma come sono grandi gli hamburger, come sono grasse le persone, quante mucche ci sono, ma che problema hanno questi con le bandiere giganti fuori casa, ma come farebbero a parcheggiare quei pick-up in centro a Milano e tutta un’altra serie di considerazione del genere.



Ovviamente pero’ gli Stati Uniti non sono l’unico posto ad essere strano. Pure l’Italia lo e’, e molto, soltanto che noi ci siamo abituati e non ci facciamo caso. La settimana scorsa e’ venuta a trovarmi una mia amica statunitense del dottorato e cosi’ ne abbiamo approfittato per fare dei giri nelle citta’ d’arte, all’Expo e l’ho convertita alla cultura dell’aperitivo.





Dopo essermi assicurata che avesse capito la superiorita’ culturale dello spritz, le ho chiesto cosa considerasse bizzarro del Belpaese. E, con mia sorpresa, e’ partita con un lungo elenco:



-       Perche’ avete le tapparelle? Be’ perche’ cosi’ non entrano I ladri e neanche la luce. Ah, ha detto lei, ma a me piace quando entra la luce di mattina. E’ cosi’ strano qui che tutte le case hanno le tapparelle. Ho maledetto mentalmente questo popolo di mattinieri che mi obbliga a dormire con la mascherina quando sono a Boulder e ho solo delle cazzo di tende.

-       Perche’ ci sono le cordicelle da tirare in bagno? In effetti, io ne ho una nel bagno dei miei e ce ne sono pure in molti bagni pubblici. Ma che succede se le tiri? Io ho conosciuto la risposta alle cinque del mattino nella casa di un amico a Capodanno mentre cercavo la luce, pero’ mi e’ ancora ignota la loro funzione.

-       Perche’ avete cosi’ tante coltivazioni di mais? A questa domanda non avevo nessuna risposta. Cosi’ le ho detto che no, non e’ mais quello che vedi dal treno, saranno pomodori. ma lei viene dall’Illinois e dice che sa bene com’e’ fatto il mais, e’ difficile da fregare.

-       Tu dici sempre che in Italia siete tutti bianchi invece c’e’ gente da tutto il mondo. Io ho sempre dato per scontato che in Italia non ci fosse diversita’ etnica e culturale (che poi la parola etnia non mi piace ma vala’, giusto per capirsi). Ora sta cambiando, ma nella provincia lombarda nei magici anni 90’ a scuola con me c’erano sono bianchi caucasici. Invece lei dice che si vede in giro gente di tutti i colori, forme, e dimensioni. Io ho obiettato che questa gente pero’ sono piu’ che altro i venditori di sticker per selfie (ovvero l’oggetto simbolo della stupidita’ dell’uomo del 21 secolo), quelli che ti propinano i libri sul Senegal (che io compro puntualmente perche’ se qualcuno mi chiede soldi io glieli do) e quelli che ti vendono le rose (insistendo di solito perche’ io me le compri da sola mentre aspetto il tram, della serie “forever alone”. Pure a questi comunque do’ soldi). Pero’ e’ vero, la nostra societa’ sta cambiando sempre di piu’. Stavo per dire qualcosa del tipo “Presto saremo come gli USA, una societa’ multiculturale!”, quando mi sono ricordata che nel Sud negli anni 60 i neri non stavano sui bus dei bianchi. E pure mo’ nel mio campus sono tutti whiter than white. Ooooops.

-       Perche’ le vostre macchine sono cosi’ piccole? Perche’ non abbiamo costruito delle citta’ in the middle of nowhere come avete fatto voi e non abbiamo questo bene prezioso che e’ lo spazio da buttare; non so tu ma io se devo fare un parcheggio ad esse in retro in salita di solito sono felice di guidare una panda. 


 A me questa fa ridere. Perche' gia' l'ho spiegato, ho un umorismo un po' cosi'.


-       Perche’ costa tutto cosi’ poco? E io le ho risposto, perche’ i nostri stipendi sono bassi. Che poi, a me Milano sembra piu’ costosa di Boulder, dove per 10 dollari bevo litri di birra con chili di patatine. E lei mi ha detto, ma voi avete cose come il Cenacolo che la gente viene da tutto il mondo per vederlo, e lo fate pagare solo 8 euro? La gente ve ne darebbe 20! E la metro costa solo un euro e mezzo? A Londra ne costa cinque! Spunto di riflessione per quando ci lamentiamo dei prezzi che aumentano.

-       Perche’ ogni volta che compro qualcosa mi danno lo scontrino? E cara, pensare che in certi posti in Italia io mi chiedo perche’ lo scontrino non me lo fanno mai. Qui facciamo un minuto di silenzio per Giupy-spirito-civile che odia quando la gente non paga le tasse e allora all’inizio si faceva dare lo scontrino pure in USA quando chiedevano “do you want your receipt?”.

-       Perche’ non c’e’ il piattino per l’olio al ristorante? Perche’, a differenza vostra, noi non facciamo la puccia di pane e olio nel piattino ma direttamente la scarpetta nel piatto. Different ways of vunciarsi le mani

-       Io pensavo che tutti gli Italiani fossero fighi magri ed atletici, invece e’ pieno di ciccioni. E io pensavo che gli Stati Uniti fossero la patria degli obesi e invece a Boulder cammini per strada e ti sembra di stare ad una sfilata di moda. Ho solo due commenti da fare: 1) Ormai McDonald’s ce l’abbiamo pure noi e melazane alla parmigiana, lasagna, pizzoccheri e arancine fritte vanno un filino contro l’idea che la dieta mediterranea e’ er mejo 2) Gli stereotipi sono sbagliati. Per questo non dovremmo averli.



Oltre a questi commenti, e’ stato molto utile avere qui la mia amica perche’ mi ha insegnato una parole bellissima (per la serie “Impara l’Inglese con Giupy”): wedgie. Questa parola indica quando ti si infilano le mutande nel sedere, e nei Simpsons e’ stata usata per indicare certi atti di bullismo tra bambini, con la traduzione italiana di “smutandata”. Puo’ essere trovata in frasi come “this chair is giving me a wedgie”.

Esempio di wedgie




In conclusione, l’Italia puo’ quindi essere strana agli occhi degli Statunitensi proprio come gli USA lo sono per me. Pero’, c’e’ sempre una cosa per cui mi piace vivere in Italia: qui l’unico problema che ho e’ la quotidiana lotta contro le zanzare. Invece, a Boulder l’altro giorno c’era un ALCE davanti al mio Starbucks preferito, e l’alce e’ un animale grosso grosso che se si spaventa e ti carica ti fa tanta tanta bua. Un po’ come gli orsi volanti. Dopo aver letto la notizia, sono andata a dare un bacino ad una zanzara tigre. 

Bellino no? 




giovedì 4 luglio 2013

Italia - USA 1-1 (Ovvero: lamentarsi dell'Italia e vivere felici)

Gli Italiani sono un popolo lamentoso. Certo, e' facile parlare per me: se fossi qui in Italia a guadagnare 900 euro al mese per lavorare 60 ore a settimana alle dipendenze di un tizio che ha studiato un terzo di quello che ho fatto io, probabilmente mi lamenterei pure io. Pero' ricordo bene che quando ero piccola e ci credevamo tutti ricchi (ed eravamo cosi' stupidi da pensare che una laurea ci avrebbe garantito un posto di lavoro) noi Italiani eravamo comunque bravi nei piagnistei: il freddo, il caldo, le mezze stagioni, i ristoranti pieni, i ristoranti vuoti, Berlusconi al governo, l'entrata nell'euro, le vene varicose...Ci e' sempre un po' piaciuto puntare il dito contro gli altri o noi stessi. Ma lo facciamo in modo equilibrato, gli Italiani all'estero si lamentano di quanto fa schifo vivere senza bidet, gli Italiani in Italia piagnucolano del fatto che il Belpaese non li merita.
Cosi', tra queste lagne generali, mi e' venuto voglia di lamentarmi un po' (in primis del fatto che sembra novembre, dei fuochi del 4 luglio che non vedro' e un po' pure della gente del paesello che quando cammino mi squadra e so che poi discutera' con i vicini su quello che avevo addosso).


(Foto presa  da 'Boris', telefilm che consiglio a tutti. Non c'entra con il post, ma ricordiamo il video che ci spiega che "L'Italia e' un Paese di canzonette mentre fuori c'e' la morte!")

Per cui, oggi che e' il compleanno dell'America, e il mio blog ha piu' o meno un anno, mi sembra giusto fare un po' di paragoni tra la mia esperienza universitaria USA e quella Italiana. In modo lamentoso e criticando entrambe le realta', ben chiaro, perche' non posso certo rinnegare il mio sangue italico e la mia inclinazione al piagnisteo.

(Appunto per il Popolo di Internet: queste sono le mie impressioni sulle mie esperienze. Non e' che tutte le universita' e tutte le persone siano uguali, sia in Italia che in USA. Se avete altre esperienze, liberissimi di esprimerle- questo blog non e' una democrazia, ma ancora c'e' liberta' di parola )

1) I SOLDI.  In America l'universita' costa TANTO. Ovviamente ci sono le borse di studio, gli sconti per i residenti nello stato, i prestiti per gli studenti, i colpi di culo.. pero' sta di fatto che in USA se l'operaio vuole il figlio dottore e' meglio che inizi con il Superenalotto. Tra i miei graditissimi lettori c'e' chi mi ha gia' dato della comunista,  sara' che credo che l'istruzione debba essere libera e gratuita per tutti. L'Italia non e' perfetta ma se non altro c'e' molta piu' gente che puo' permettersi di studiare; diciamo che conosco poca gente qui nello stivale che affermi candidamente "Oh, io ho fatto 100 000 dollari di debiti per laurearmi!" e lo considera normale. Certo, la mia universita' negli USA ha un campus che e' piu' bello del castello di Hogwards, mentre in Italia la mia aula era un ex cinema infestato da muffa e piccioni.

2) LA MERITOCRAZIA (questa sconosciuta). Non so se sia solo una mia impressione, ma mi sembra che in Italia quando il tuo cognome coincide con quello del professore/rettore/industriale benefattore tu sia automaticamente molto piu' bravo e molto piu' svelto a fare carriera. I concorsi esistono, pero' chissa' perche' di solito li vince sempre chi ci aspettavamo vincesse. In questo l'America e' piu' sogno americano, con l'idea che ce la possono fare tutti, e un po' mi sembra sia vero. In Italia ci schiacciamo tutti nella mediocrita', se sei troppo bravo a scuola ti chiamano secchione, se lavori piu' del dovuto ti chiamano stupido. In USA eccellere e' una bella cosa. Certo, poi pero' scopri che i giocatori di football prendono borse di studio piu' alte della tua e si laureano senza studiare, ti fanno il lavaggio del cervello ripetendoti che 'voi dovete essere i migliori', e inizi a pensare che nella prossima vita dovresti essere un bufalo.

3) I PROFESSORI. In Italia mi sono sempre sentita un numero. O meglio, nella mia supponenza ho sempre pensato che qualcuno mi avrebbe notata perche' ero tanto brava e tutti i professori mi avrebbero voluto bene. Poi mi sono laureata in ritardo perche' il mio professore non veniva ai ricevimenti e ho rischiato di non far domanda di PhD in USA perche' i miei ex-professori non avevano tempo/voglia di farmi le lettere di presentazione, oppure non me le scrivevano perche' avevo osato - sciocca io! - laurearmi con uno che a loro non piaceva. Se gli studenti erano considerati, di solito lo erano per essere schiavizzati e/o essere parte di una qualche feudale lotta di potere tra fazioni opposte. Negli Stati Uniti, ho scoperto che i professori sanno anche rispondere alle mail. Che alle volte ti ASCOLTANO, e perfino TI AIUTANO, e questo senza che nulla gli torni in tasca (almeno direttamente). In Italia sei soltanto un numero, fastidioso perche' gli studenti sono perfino troppi. In America mi da' l'impressione che lo studente sia un cliente, o una fonte di denaro, perche' paga profumatamente e ai professori serve che gli studenti siano felici, accuditi, trattati sul palmo di mano anche quando dormono in classe. Io mi sento un po' come un investimento, perche' tra i tanti sorrisi aleggia sempre l'implicito "con tutti i soldi che il dipartimento ha investito su di te, mo' ti aiuto, ma vedi di non diventare una povera fallita".



4) LA GIOVENTU'. L'Italia e' un Paese per vecchi. E direi che la prova schiacciante e' l'anno di nascita del nostro Presidente della Repubblica recentemente eletto. Pero' anche l'Universita' non scherza, in quanto tra le aulee dei maggiori atenei si possono ritrovare cariatidi, highlanders, maledetti dinosauri scampati all'estinzione persone anziane che dovrebbero essere in pensione. Per tutti coloro che si ricordano volti giovani in cattedra, una domanda: erano PROFESSORI, o ricercatori-schiavi che tenevano 14 corsi e il week end arrotondavano come lavapiatti? In America, invece, i professori possono essere GIOVANI. Se sei bravo, c'e' caso pure che ti assumano. Certo, c'e' quel problemino della TENURE, ovvero il miraggio di tutti gli accademici, quello che ti permetto finalmente di smettere di sudare sette camice pubblicando piu' di una scrittrice di Harmony e di aspettarti da un momento all'altro di essere licenziato perche' i tuoi studenti hanno scritto sul loro feedback che tu puzzi. Forse un giorno mi pentiro' di cio' che sto per scrivere, ma io preferisco il sistema americano: se mi fosse dato il potere in Italia, entrerei in tutte le Universita' e deciderei chi licenziare basandomi sulla semplice domanda "QUANTO hai pubblicato negli ultimi dieci anni TUTTO DA SOLO, senza mettere la tua firma su un articolo di un tuo dottorando?".

Penny ci mostra qual e' il modo migliore per avere la tenure. Antifemminista e triste ma temo vero XD

5) METODO. Immaginiamo che io voglia fare una tesi, che so, sull'importanza del bidet in Italia (non e' la mia vera tesi. Studio cose stupide ma non COSI' stupide).
In Italia inizierei il mio dottorato con gia' piu' o meno in mente come fare la mia ricerca. Passerei tre anni a fare scartoffie amministrative, lavorare per un docente, tenere i corsi per/assieme a lui, fare gli esami ai suoi studenti, fargli compagnia, ascoltarlo, lavargli il cane, guardargli i nipoti, tagliargli i peli del naso etc etc. Nel tempo libero, leggerei tomi immensi chiamati "La Filosofia del Bidet" e "Modelli Euristici Per Una Bidetologia Comparata" e poi, nell'ultimo mese, scriverei la mia tesi sul bidet.
In America, sceglierei il tema dopo un paio d'anni di dottorato. Prima mi sciropperei tutte le lezioni in ambiti diversi, e supponendo che io gia' sia interessata al bidet, seguirei "Antropologia del Bidet 7090" e "Bidetologia Applicata 6064", ma anche "Storia dei Sanitari da Bagno 7055". Alla fine di ciascun corso farei una tesina sul bidet che tenterei disperatamente di pubblicare o di portare ad una conferenza. Nel frattempo, sarei schiavizzata a rotazione dai professori del dipartimento che mi metterebbero ad insegnare cose il piu' possibile attinenti ai bidet (o forse no). Nel frattempo, farei fare un questionario sul bidet a 7456 italiani, ne intervisterei 107, compilerei con tutti i dati complicate tabelle in SPSS, osserverei l'uso del bidet in 52 case e farei una tabella con i dati GSS. Poi, nell'ultimo mese, scriverei la mia tesi sul bidet.



Come si concludere tutto cio'? Direi che Italia e America sono un po' 1-1. Non c'e' un sistema di istruzione perfetto, e tutto sommato entrambi hanno cose buone e cose negative.
Certo, propendo un po' per far vincere l'America, un po' perche' e' il 4 Luglio e perche' be', Italiana lamentosa si, pero' non sputo nel piatto dove mangio. E soprattutto perche' l'America ha creduto in me, quando l'Italia mi offriva al massimo un posto da promoter nei centri commerciali, per il quale sarei dovuta pure essere grata. Perche' in Italia se hai studiato storia, filosofia, comunicazione, lingue, sociologia, arte, letteratura, antropologia sembra quasi che tu ti debba SCUSARE. Ho avuto la pessima idea di fare qualcosa di UMANISTICO, quindi ora perdonatemi, mandatemi a pulire i gabinetti, perche' questo e' il giusto destino di noi saccenti secchioni che hanno voluto stare tra i libri invece di imparare un mestiere in quest'Italia dove i nostri genitori vivevano meglio di noi.
Perche' noi in Italia abbiamo tutta l'arte e la cultura e la tiriamo sempre fuori nei nostri piagnistei contro l'estero, ma poi consideriamo feccia quelli che non studiano economia ed ingegneria, che non vanno a fare gli idraulici lasciando questi lavori agli immigrati. Perche' l'Italia artisti filosofi e poeti (ma pure ricercatori fisici e biologi) preferisce educarli gratis e poi mandarli via perche' non tornino mai piu', in modo da tenersi ben stretti i piccoli imprenditori usciti dal CEPU che mandano avanti barcollando l'industria famigliare di papa' con la filiale in Cina.

E ora lo prometto che per un po' non mi lamento piu'.

PS: I fumetti sono presi dal molto veritiero sito http://www.phdcomics.com

giovedì 6 giugno 2013

Di rientri, New York e Italiani in vacanza

Uno dei lati piu' belli di fare un dottorato in materie umanistiche sono le lunghissime vacanze, che non si vedevano dai tempi del liceo. L'idea quindi di avere tre mesi a crogiolarsi nel sole italico mangiando formaggio e gelato ripaga in pieno tutte le volte in cui la gente, guardandomi dall'alto in basso, mi ha chiesto "ma te, quand'e' che ti trovi un lavoro serio?".

Questo preambolo per dire che sono tornata in Italia con il vago pretesto di fare della ricerca qui  piena di ottime idee su come fare degli studi qualitativi. Ma non disperate piccoli lettori, perche' ho comunque una carrettata di aneddoti & stranezze made in USA e non solo da poter condividere nei mesi estivi.

Avrei voluto iniziare parlando un po' del mio viaggio, ed in particolare della nostra amatissima compagnia di bandiera, cui quasi un anno fa dedicai un post pieno di affetto. (Cercate di leggere la tagliente ironia delle mie parole, please).
Ora, ad essere sinceri, c'e' qualcosa di positivo da dire su Alitalia. Infatti, volendo cambiare il volo (essi', ho questo vizietto di voler sempre spostare le date dei miei viaggi) chiamo il numero americano. mi risponde un tipo gentilissimo, che parla perfettamente italiano, gli do il numero del volo, lui controlla, mi da le opzioni necessarie e le possibili soluzioni.
Scopro che il costo per un cambio del volo equivale a uno dei miei - perfettamente funzionanti - reni, e dal momento che non sono una superfan della dialisi decido di tenermi la data che gia' avevo.
"Pero' guardi, la volevo proprio ringraziare per la sua gentilezza" dico al tizio per telefono "e farle i complimenti per il suo italiano perfetto"
"Grazie!" dice lui "Ma parlo bene l'Italiano perche' non sono Americano.. sono Albanese! Figurati se un Americano riusciva a parlare cosi' bene un'altra lingua!"

(e questo l'ha detto lui e non io, mi limito a riportarlo... )

La mia love story con Alitalia e' comunque durata pochissimo. Infatti arrivo in aereoporto con le mie 200 valigie dopo aver passato tre giorni a traslocare e aver avuto per casa uno stuolo di Indiani (esperienza che raccontero' quando apriro' un blog sull'India e avro' superato lo shock di aver vissuto un film di Bollywood sulla mia pelle). Per una serie di coincidenze piu' o meno fortuite arrivo in aereoporto con grande anticipo. Mentre sto li' a chiedermi se voglio uno Starbucks oppure fare subito il check-in, il mio sguardo viene attirato da qualcosa di strano sul tabellone partenze. Guardo il mio e-ticket dove c'e' chiaramente scritto che il mio volo e' alle 1130. Pero' c'e' qualcosa che non va. La hostess di terra, sorridente e cordiale, mi spiega dolcemente che il mio volo e' alle 830.
SONO le 830. Sorrido mentre il panico di impossessa di me. Mi vedo gia' a vendere tutti gli organi interni compreso un fegato un po' provato dagli spritz per comprare un altro biglietto.
MA, la buona notizia e' che Alitalia/Delta ha quest'ottima caratteristica di essere spesso in ritardo, e cosi' e' pure il mio volo. Con considerevole culo una bottarella di fortuna riesco quindi a prenderlo, forte del fatto che a me tutto va sempre bene.

Ma mi viene comunque da fare un'acida considerazione, anzi due. La gentilissima hostess mi ha fatto presente che 'sei tu che devi controllare se il tuo volo e' stato spostato!'. Cio' che mi viene voglia di rispondere e':
1) Ok io sono scema. Avrei dovuto controllare sul sito Alitalia e non l'ho fatto. Sto prendendo un PhD, ho passato la mia vita a viaggiare su e giu' da ogni tipo di aereo, dovrei sapere che di certe compagnie e' meglio non fidarsi. Mea Culpa. MA se io fossi stata la vecchina del Midwest che per la prima volta mette piede su un volo per coronare il suo sogno di mangiare a Roma le Fettuccine Alfredo, come cavolo mi sarei immaginata che la compagnia NON mi avverte dei cambi di volo MA devo scoprirlo io da sola? Oltretutto, pure le compagnie scaccione tipo Easyjet notificano i cambi di voli, perche' Alitalia NO? Almeno scrivetemelo sull'e-ticket piccolo piccolo "il tuo volo e' soggetto a cambiamento, controlla idiota!' e invece no, ho scandagliato tutto e non c'era nulla
2) Gentilissimo Albanese poliglotta con cui ho parlato una settimana fa, essendo che ti ho dato il numero del mio volo, l'orario e il giorno, ed essendo che tu per l'Alitalia ci lavori, non potevi dirmelo che il volo era cambiato, cazzo corbezzoli?

Oltretutto non c'e' spazio in cabina e imbarcano il mio trolley con tutto cio' che ho di piu' prezioso al mondo dentro, e passo un viaggio ad angosciarmi pensando che me lo perderanno e magari pure il mio volo New York- Milano e' cambiato.
Invece per fortuna non succede nessuna delle due cose, e posso godermi la mia New York Style Pizza al JFK. Perche' da New York, prima o poi, ci passano tutti.

Io a New York ci sono stata sia come turista che come- piu' o meno- abitante, ma non la conosco molto. So solo che meta' della mia famiglia e del mio paese natio e' convinta che io stia a New York, perche' chi cavolo sa dov'e' il Colorado? Io di solito non li contraddico perche' non ho voglia di star li a raccontare che sto su un altipiano di orsi volanti, e forse una particina di me a New York ci vorrebbe vivere davvero.
Anche se, stando solo in aereoporto, mi sono accorta di una cosa che mi ha sconvolta. La gente mi ha TRATTATA CON FREDDEZZA, a volte quasi maleducazione. Mi sono avvicinata al controllo sicurezza e il tizio mi ha biascicato "You have to change the boarding pass", senza sorridere, senza guardarmi in faccia, senza chiedermi come va, senza dirmi che ho una bella giacca, senza accompagnarmi personalmente a cambiare il biglietto. Lasciarsi alle spalle la solarita' e la gentilezza dei Coloradiani puo' essere traumatico a volte. Pure da Starbucks la barista sembrava avere avuto una giornata no. Che a Boulder non succede mai, perche' e' una bolla felice di orsetti rosa pace e amore.

Il Colorado according to Giupy

Sul volo fino a Milano prevedevo di guardare Argo e poi cadere in coma. Ma non avevo fatto i conti con una specie ben peggiore dei Newyorkesi scortesi: gli Italiani in vacanza. Ora, miei affezionati lettori, sono sicura che voi, qualora andaste in vacanza a New York, sareste composti e beneducati e silenziosi. MA quelli che ho trovato sul mio volo erano una sorta di scolaresca in gita attempata, e dai discorsi che si gridavano da una fila di posti all'altra ho potuto capire a che specie appartenessero: intera famiglia compresa di zii e nipoti per la prima volta sul suolo americano, ragazza della Bocconi in viaggio premio del post-laurea, famiglia con bambini piccoli che per tutto il viaggio hanno urlato come aquile guardando Spongebob sul loro cazzo di IPad. Io amo l'Italia e amo gli Italiani. Ma molti Italiani non dovrebbero viaggiare, perche' poi finiscono a ripetere mille volte alla madre sul volo di ritorno "Ommioddio devo scrivere le cartoline alla Francy" o a chiedere alla hostess la pasta perche' "Ommioddio e' una settimana che non la mangio", o a tentare di comunicare in questo pseudoitaliano dal vago accento anglosassone e le 'r' arrotate all'ennesima potenza e senza 'h', per poi lamentarsi che nessuno parla Italiano. Questi sono gli Italiani che mi trovo sempre quando torno in Italia e che mi fanno discorsi del tipo "No ma guarda che io SO come sono gli Stati Uniti, perche' sono stato una settimana a New York l'anno scorso". E si, lasciatemi essere snob, antipatica, pretenziosa e tutto quello che volete, ma questi milanesi scampati alla crisi che ancora hanno voglia di regalare soldi ad Alitalia, mi piacciono molto di piu' quando vanno a Sharm nel villaggio Club Med a fare i balli di gruppo e i giri in cammello con i finti beduini.

In conclusione, che ci piaccia o no New York e' un po' dentro tutti noi. Prima di partire sono andata all'ufficio International Students per firmare dei documenti e ho chiesto informazioni su dove trovare una certa persona.
"Sei una studentessa internazionale oppure un'americana che deve andare a studiare all'estero?" mi ha detto il tipo della reception, gentilissimo (perche' Coloradiano).
"Sono felice che tu mi prenda per Americana" dico sorridendo "ma penso si capisca dal mio accento italiano che non lo sono"
Lui, con sincero stupore, mi dice "Ah e' un accento italiano? Ero convinto tu fossi di Brooklyn! "

Tutto sommato, durante l'estate l'America mi manchera'.


La tipica pizza pepperoni che in America va tanto. Vi prego, confermatemi che in Italia non l'avete mai vista ne' mangiata.. 

martedì 28 maggio 2013

Summer is coming

Il Colorado si e' tinto di tutte le deliziose sfumature del verde, la natura assopita da dieci mesi di neve torna finalmente a fiorire nel suo splendore. I ruscelli carichi d'acqua scendono maestosi tra le valli, i fiori sbocciano e gli uccellini pigolano sui rami rinati degli alberi. E' tempo di stare all'aria aperta a godere il caldo perfetto e mai afoso, a crogiolarsi nello splendente sole di maggio beandosi della natura maestosa. Gli animali si svegliano dal letargo, e' tempo di iniziare a sfuggire agli orsi affamati dal lungo inverno, di uscire a festeggiare il Memorial Day con una birra in mano al festival cittadino che sembra una sagra di paese organizzata da hippies, di farsi leggere lo spirito da dei sedicenti santoni, di ballare all'aperto ascoltando concerti e mangiando kebab al tempeh.

E in tutta questa gioia imperitura, io tra tre giorni torno nella grigia e piovosa Brianza.

Ma, novella Pollyanna, mi piace sempre vedere quel che c'e' di positivo nelle cose. Potro' bere degli spritz, mangiare del formaggio che non contenga plastica, non temere piu' che un Racoon mi passi la malaria mordendomi di notte mentre torno a casa. Poi, spellarmi le mani e giocarmi le giunture a fare il mio terzo trasloco dell'anno ha un riscontro positivo: cambiero' casa. La mia casa attuale non ha nulla che non vada. Ma il suo giardino si. Ogni volta che torno a casa la sera trovo questi inquietanti tricicli sotto i lampioni :


E ogni giorno ci sono dei bambini asiatici che giocano nel prato con questa faccia


Ora capiamo, oltretutto, perche' Spielberg ha ambientato "Shining" a Boulder. Film che, peraltro, non ho mai visto perche' ho troppa paura.

Oltre a lasciarmi piacevolmente terrorizzare da cio' che mi circonda, la notizia saliente della mia vita e' che ho fatto lo scritto della patente. Qualcuno ricordera' un mio post dove lamentavo il fatto di non poter avere documenti, perche' non ero nel sistema. (Fuck the system!). Ora pero' apparentemente nel sistema ci sono e posso finalmente smettere di non avere documenti, e magari posso pure guidare senza avere l'atroce dubbio che la mia patente non vada bene e io mi ritrovi in una prigione americana a cucire mutande per il resto dei miei giorni, come spiegato qui.

L'esame e' stato bellissimo. 
Avete presente in Italia che il libro della patente e', per l'appunto, un libro? Qui e' un opuscoletto di una ventina di pagine, che ho letto mentre aspettavo di far l'esame. Gia', perche' la cosa piu' difficile dell'esame e' l'estenuante lentezza degli uffici: alla motorizzazione si fa qualsiasi cosa, dalla carta d'identita', alla patente, al lavaggio del cane. Ci sono 27 computer, ma solo quattro dipendenti. Dalle 11 alle 15 il personale e' dimezzato (alla faccia della pausa pranzo e della siesta pomeridiana!). Dei quattro dipendenti, due lavorano e due ciondolano in giro gridando "siamo occupatissimi!".
Bisogna prendere un numerino tipo banco salumi della Coop, e c'e' una lettera seguita da un numero. Tuttavia, non si capisce quale sia l'ordine logico per cui ti chiamano: potrebbero iniziare dalla A, chiamarne 3, poi saltare alla N, poi non chiamare piu' N per un'ora.. immagino che la ratio sia che ogni lettera corrisponde ad un diverso servizio, ma probabilmente devi conoscere la sequenza di Fibonacci per capirci qualcosa.

Cosi', nelle lunghe ore di attesa, ho letto per la prima volta l'opuscolo per l'esame. O meglio, l'ho sfogliato distratta, poi la mia attenzione e' stata catturata dalla sezione "Sei un guidatore aggressivo?" stile Donna Moderna e mi sono messa a fare il test. Ho scoperto che si, sono una guidatrice aggressiva, perche' insulto mentalmente gli altri guidatori e mi incazzo sempre se mi tagliano la strada. 

Ad un certo punto, per strani calcoli cabalici e' stato estratto il mio numero e una specie di Gesu' cicciotto mi ha dato il foglio dell'esame.
"Aspetti, puo' prima controllare se sono nel sistema? Perche' se ancora non ci sono non sto a fare l'esame".
"No. PRIMA fai l'esame, POI scopri se sei nel sistema. E se non sei nel sistema e' facile, vai in un posto a CasaDiDio che e' aperto solo mezz'ora la settimana, ti fai mettere nel sistema e poi torni qui (e ti rifai 5 ore di coda)". Comodo.

Comunque, a Gesu' non si dice di no, quindi ho preso il foglietto e mi sono messa a leggere le domande. Le domande erano bellissime. Per esempio:
"Passaggio a livello del treno: che fai? a) accellero per passare prima del treno b) mi fermo sulle rotaie c) mi fermo prima delle rotaie"
"Se sei ad un incrocio, a chi dai la precedenza? a) a chi arriva da destra b)alla macchina piu' grossa c) a chi ha un fucile "
Ok, non erano ESATTAMENTE cosi', ma ce n'erano alcune davvero molto sceme.
Nonostante questo, non l'ho passato. 
Mi presento dal Gesu' cicciotto biascicando frasi piagnucolose tipo "e' che non so quanto siano i feet per la distanza di sicurezza, perche' noi abbiamo i metri.. ho fatto 6 errori e il massimo era 5.. sono stata ammessa ad un PhD ma non riesco a prendere la patente.. "
Al che lui mi fa "Lo vuoi rifare?"
Io strabuzzo gli occhi. E' un tranello? Vuole spillarmi dei soldi? Mi prende in giro?

No. mi rida' un foglio con domande pressoche' uguali, io rifaccio il test e ovviamente stavolta lo passo. Gesu' mi fa pagare 14 dollari (avrei potuto fare una donazione di un dollaro per nonsocosa, ma ho elegantemente rifiutato) e mi dice di aspettare un attimo, perche' devono farmi una foto. 
Quest'attimo sono state altre due ore.
il mio amico che ha fatto l'esame subito prima di me, pero', ha aspettato un'ora sola. Dev'essere che Gesu' mi odia. Infatti ho avuto con lui un dialogo surreale 
"Colore di capelli?"
"Questo" faccio io indicandomi la testa
"Colore di capelli?"
"E' il mio colore naturale!"
"Colore di capelli? Me lo devi dire tu, senno' non va bene".
"Castano...." e finalmente Gesu' e' stato felice e ha scritto "Brown" sul mio documento. E se rispondevo "Viola", mi scriveva quello sulla patente? 

Pero', nonostante tutto, ora ho la possibilita' di prendere la patente qui a settembre. 
E forse sarebbe anche il caso di farlo, visto che l'altro giorno, nell'accingermi a guidare un'auto col cambio automatico, ho dovuto cercare su google che cosa voleva dire "P", "N" e "R" (sempre sia lodato chi ha inventato il wifi) e per mezz'ora sono andata avanti a scatti perche' cercavo di usare il freno come frizione.
(si, e un giorno probabilmente avro' un PhD. Mi piace ricordarlo in queste circostanze)




E niente battute su Gianni Morandi. Che sappiamo tutti cosa esce su google quando digiti il suo nome, e' troppo scontato..