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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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domenica 27 ottobre 2013

Post da Italiana all'Estero

Sono recentemente andata ad un concerto organizzato dagli studenti della scuola superiore locale. Come gia' notato in precedenza, quella che mi aspettavo fosse una patetica esibizione di bambini canterini nel cortile dimesso della scuola, si e' in realta' rivelata una performance degna di Broadway. Con le ragazzine in costumi di pailettes, cori perfettamente coordinati e un auditorium che costa di piu' della costruzione di quattro licei italiani.

Questo mi ha fatto, al solito, ripensare con bruciante invidia a quando avevo 16 anni e no, noi a scuola non avevamo nessuna ora opzionale di canto, o di ballo, ma ci tartassavano con Latino e Greco. Consoliamoci al pensiero che sono stonata come un'oca colpita da un sasso.

Oltre al mio rosicare per non aver mai frequentato una high school americana, ho fatto due considerazioni. Una abbastanza triviale e una da Italiana all'Estero che-ogni-tanto-deve-dire-la-sua. Potete anche fermarvi alla prima.

1) Le ragazze erano tutte bellissime, con tacco alto e vestiti aderenti e biondi ricci che cadevano sulle spalle in onde perfette. Dimostravano anche tutte 28 anni, cosa che un po' mi fa capire come mai si ostinino a chiedermi i documenti nei locali. Invece i ragazzi si dividevano in due categorie. Quelli del primo anno sembravano appena usciti dalle elementari, ed erano cosi' teneri nei loro vestitini da pinguini. Poi, improvvisamente, diventavano tutti dei trentenni vestiti da liceali. E qui impariamo che Dawson non ha ingannato nessuno: davvero in America all'ultimo anno di liceo sembrano studenti fuoricorso e fuorisede del Dams.
Mi chiedo se pure noi al liceo in Italia eravamo cosi'


Dawson ha infiammato il cuore di una generazione di adolescenti, ma a me sembra giusto rimarcare che no, Dawson non e' mai stato bello, e probabilmente nemmeno giovane

2) La seconda considerazione e' che il concerto e' iniziato con l'inno americano e tutti con la mano sul cuore. Essendo che io sono una disadattata, ho reagito un po' come reagisco alle preghiere prima di mangiare, cioe' ridacchiando come un'idiota e guardandomi attorno nella speranza che qualcun altro faccesse altreattanto. Ma oltre al mio cultural clash, ho fatto una riflessione.
Qui in America sono tutti molto fieri di essere americani, o almeno lo sembrano. La mia professoressa mi ha raccontato una volta della sua infanzia nello Utah fatta di temi "spiega perche' l'America e' il miglior Paese del mondo". Le strade e le case pullulano di bandiere, a volte davvero gigantesche, e non so se le dimensioni servano in realta' a contrastare la ben nota invidia della bandiera. Quando gli Americani parlano dicono "this country", cosi' semplicemente, come se non servissero altre spiegazioni.

Noi in Italia ci sentiamo tutti uniti solo quando giochiamo ai Mondiali, e allora andiamo a comprare una bandiera da mettere fuori e ci ricordiamo del nostro inno nazionale. L'unica cosa che ha mai sventolato dalla mia finestra era la bandiera della pace nel 2003. Al nord votiamo Lega e al sud ci sfottono per la nebbia e il caffe' che non e' buono. Non siamo d'accordo su nulla, ma ce la prendiamo con gli immigrati. Abbiamo duecento dialetti diversi e quando sono stata in Sicilia non capivo un'acca.

Sto dicendo che l'America e' meglio dell'Italia? Non lo so. Un po' mi piace e un po' invidio questo grande senso di appartenenza ad una grande e superba nazione che hanno, ma un po' mi fa pure paura. Mi spaventa la retorica del "noi possiamo portare pace e democrazia" e mi preoccupa la scarsa integrazione di tante minoranze. Il Tea Party mi terrorizza quanto la Lega Nord. 

Pero' poi ho riflettuto sul mio senso di appartenenza. Vivendo in Francia e in Belgio ho ridefinito la mia italianita', mentre qui in America mi sembra di scoprire cosa vuol dire essere Europea. Tuttavia -stereotipi da blog a parte- continuo a non trovare delle differenze insormontabili tra le culture. Sara' che sono adattabile e malleabile e dove mi mettete sto, ma mi sembra davvero di essere parte di una grande umanita' che va oltre l'essere Italiani o Europei o Padani. Certo amo l'Italia, e certamente non rinnegherei mai le mie radici. Ma mi sembra che il mio essere italiana certe volte si riduca al lamentarmi perche' non ho il bidet e all'accento che tanto piace. All'inizio qui in America mi presentavo subito come "quella che viene dall'Italia", ora ho smesso di farlo. Se la gente e' curiosa chieda pure, ma non ho piu' voglia di essere la straniera esotica venuta da lontano, quella che deve decantare quanto e' buono il cibo e bello il sole nel Belpaese, e giustificare con una risata imbarazzata la mafia la corruzione e Berlusconi.

La verita' e' che noi non siamo il Paese da cui veniamo, e dove siamo nati per caso. Non c'e' una sola Italia e non c'e' una sola America. Ci sono tante culture, tanti modi diversi di essere quello che si e'. Ci sono Italiani che considero in gamba e che sono fiera di avere come connazionali, altri che al solo pensiero butterei il passaporto. Continuo ad avere la convinzione naive che il colore della pelle, il sesso. la nazionalita', la religione e l'orientamento sessuale non siano davvero poi cosi' importanti. Che in fondo siamo tutti uguali e creiamo noi delle differenze di cui potremmo benissimo fare a meno. E spero che la gente non mi giudichi per il mio essere bianca, o Italiana, o donna, ma solo per quello che penso e faccio. Mi piace pensare di essere cittadina del mondo, forse un giorno lo saro' davvero, forse le mie sono solo illusioni e sono solo intrappolata in un'identita' che ancora devo capire.

Mi rendo conto che sto diventado una di quelle Italiane all'Estero da Post lamentoso e assolutamente inconclusivo. Lo so, passo troppo tempo con filosofi e sociologi che, nella maggior parte dei casi, sono pure gia' morti.  Invece di condividere i miei dubbi e le mie domande amletiche con il Popolo di Internet, lascero' che sia Gaber a parlare un po' per me. 




venerdì 9 novembre 2012

Legally... what?

Come forse avrete notato, Obama ha vinto. Vuol dire che possiamo avere ancora un pochino di fiducia in questo popolo che mi ospita, oserei quasi dire che noi Italiani forse dovremme pensare un pelino ad Obama prima di votare Borghezio o Alfano. Pensiamoci nel 2013


Ad ogni modo pare che la vera notizia per il Colorado sia la LEGALIZZAZIONE! Ebbene si, d'ora in poi la marijuana, gia' legale per fini medici (ovvero 'oh dottore, qui ci sono 50 dollari, ho sempre male al collo, posso farmi le canne per sempre e non essere arrestato?'), ora sara' legale anche per fini ricreativi!

(certo, ancora mi chiedo perche' se mi apro una bottiglia di birra su una panchina mi arrestano e mi deportano, pero' posso farmi le canne. Evviva la razionalita'!)


Cosi', per celebrare la vittoria di Obama mi sono riguardata "La Principessa e il Ranocchio", l'unico film Disney che abbia una principessa a cui non hanno esportato pezzi di cervello. Un film che trasmette valori veri, tipo "Lavora duro e i tuoi sogni si avvereranno!" e non "aspetta che un necrofilo baci il tuo cadavere per passare la vita grazie alle tue belle curve a far la mantenuta alla faccia di quei nani in miniera".

Tutto questo ottimismo nel genere umano e' pero' stato stroncato dall'esperienza di stasera. Ovvero, sono andata a vedere un musical fatto in una scuola superiore qui a Boulder. Prima pero' ho fatto l'esperienza di cenare alle 5 con una tipica famiglia che non solo ha PREGATO, ma ha PREGATO CANTANDO (essendo io blasfema e atea alle volte un po' indelicata ho dovuto correre in bagno per non ridergli in faccia chiedere educatamente se potevo assentarmi un attimo)

Il senso di questo musical sia credo tenere gli adolescenti lontani dalla droga (soprattutto ora che e' legale) e dalla strada. Pero' non capisco bene come mai allora mettano sul palco ragazze vestite come zoccole. Tanto vale mandarle fuori cosi' almeno si divertono di piu'.

Prima pero' parliamo di questa scuola. Essa e' molto brutta. Pare che sia stata disegnata da un architetto che prima faceva prigioni. Il che probabilmente e' un ironico quanto azzeccato parallelo.
La scuola che gli sta di fianco ed e' una scuola media ha come mascotte i Leoni di Montagna, perche' ne hanno diversi intorno (e siete proprio fissati pero'!)
La scuola superiore che sponsorizzava il musical invece come mascotte ha i CAVALIERI. "Go Knigths!" E gia', perche' il Colorado PULLULA di cavalieri. La cosa tragica e' che magari qualcuno pure ci crede.

Comunque, il musical era LEGALLY BLOND. E' stato istruttivo vederlo, perche' ora capisco come mai il campus e' pieno di bionde apparentemente lobotomizzate, istruttrici di zumba che parlano ad ultrasuoni e commesse a cui hanno messo del botox in faccia in modo da farle sembrare il Joker.
Le allenano fin da teenager ad essere cosi'.

Per chi non lo sapesse, Legally Blond e' un film da cui hanno fatto anche un musical, la cui trama e' questa: un tizio carino ed intelligente che entra alla Harvard Law School decide di mollare la sua morosa, una rincoglionita bionda e piena di soldi che gira con un chiwawa in borsa e che sa fare solo la cheerleader, per mettersi con una mora intelligente. Se il film finisse qui, sarebbe molto bello. Purtroppo questi sono solo i primi cinque minuti. Poi la bionda mostrando le tette si fa prendere ad Harvard, e questo ci spiega che tutto sommato le Ivy Leagues sono un po' overestimated.
Poi un sacco di canzoni e manicures dopo la bionda scopre che lei puo' essere assieme la sosia di Barbie E ANCHE un avvocato di successo! (E questo ci fa capire che i grad students negli Usa non sono poi sto granche'). Cosi' il tipo carino torna da lei strisciando ma lei si mette con un altro che e' il classico figaccione che pero' tu pensi sia brutto finche' non si toglie gli occhiali da geek.

Ora, premesso che un'amica americana si lamentava della propria abissale ignoranza perche' "le high school americane sono praticamente dei kindergarden", io mi chiedo: ma danno proprio un buon esempio a sti studenti da high school? Ok ok, non devo mettermi a fare sti discorsi da vecchia che di anni ne ho solo 18 (piu' un paio non dichiarati), e lo ammetto, anche io ho un sacco di cose pelose e viole e una considerevole collezione di shorts, ma davvero e il caso di vestire da coniglietta di playboy una bionda potenzialmente fastidiossimamente stupida e metterla su un palco a sculettare con faccia ebete in modo che diventi la strafiga della scuola? Non potete randellarla da subito in modo che alla Harvard Law School ci vada davvero?

Io probabilmente sarei stata contenta di fare questa cosa alle superiori. Pero', riflettiamoci su. La signora con cui ero invece di preoccuparsi del fatto che i soldi che lei sborsa invece di dare alle sue figlie un'educazione finiscono in vestiti da mignotta e sceneggiature da Broadway, ha detto "incredibile che questi ragazzi oltre allo studio trovino il tempo di provare cosi' tanto per fare un musical di 2 ore!"
A me sembra piu' incredibile che a me facessero tradurre Platone per la maturita', vedi un po' te.
Poi ha anche detto che lei con la famiglia ha vissuto in Europa ma ha voluto tornare in America per far studiare le sue figlie, che insomma, qui le scuole hanno un sacco di attivita', come teatro, sport, club pomeridiani, invece in Europa, be' in Europa a scuola si studia e basta.
Gia'. Anche io se avessi una figlia (e non l'avro' mai, le mie ovaie mi scampino) vorrei spendere 30000 l'anno per vederla vestita da lucciola a fare la majorette, invece che mandarla in un posto dove, pensa un po', la fanno SOLO studiare.

Ok, la mia stessa diciassettenne non perdonerebbe mai e poi mai quello che sto per scrivere, e le chiedo scusa, ma devo ammetterlo: sono felice che mi abbiano fatto leggere Kant invece di avermi messa su un palco a mostrare tutte le mie chilometriche gambe. Perche' sarei uscita pure peggio di come sono ora. Probabilmente invece di fare un phd avrei seguito la mia bionda interiore e ora mi terrei un cane nella borsa di Vuitton.

E se questo e' il modo di tenere i giovani lontano dalla droga.. vabbe', tanto vale che si legalizzi!


E contrariamente a quello detto nel presidente post, un po' sono felice che invece di Barbie abbia vinto Obama.