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Mi chiamo Giupy e sono un neurone in fuga che da poco si fregia del titolo di "dottore". Dopo aver vagato per Italia, Giappone, Francia, Belgio e Colorado, la patria degli orsi volanti, sono approdata nella piovosa Bochum. Il blog racconta storie di Germania, di universita', di corsi di Tedesco, di nostalgia del bidet, della lotta per trovare cibo senza glutine e ovviamente di loro, i pensatori Tedeschi che tanto ho letto (e solo talvolta maledetto) per arrivare qui.
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mercoledì 15 ottobre 2014

L'uomo del nuovo mondo

L'altro giorno sono andata in banca ad incassare un assegno. Chi di professione fa il dottorando puo' capire quanto sia bello ricevere dei soldi di tanto in tanto, e fare tesoro di questi rari momenti in cui il conto in banca sale. Con mio grande disappunto, la banca era chiusa per il COLUMBUS DAY.

Ora, io del Columbus Day non so nulla. Nel senso che ho il sentore che in luoghi remoti dove esiste una pizza degna di tale nome ci siano Italiani di ennesima generazione che amano ricordare la madrepatria mai vista mangiando finti cannoli e bevendo vino californiano. Ma tutto cio' qui in Colorado non succede. Gli unici Italiani che conosco sono persone che, come me, hanno deciso di lanciare i loro neuroni oltreoceano.

Perche' si, a San Francisco c'e' una statua di Cristoforo Colombo che ci mostra che era proprio un bel pischello. 

Ho scoperto l'esistenza del Columbus Day quando mi e' stato chiesto se considerassi Cristoforo Colombo il mio eroe nazionale. Al che io ho frugato nel mio cervello alla ricerca di una qualche forma di affetto verso questo personaggio storico nato ben prima dell'unita' d'Italia e che viaggiava su navi spagnole, e ho confessato che "NO". A dire il vero di Cristoforo Colombo non mi e' proprio mai fregato nulla, tant'e' che non ho saputo rispondere con molta passione alle velate accuse di "non bisognerebbe festeggiare il Columbus Day perche' Cristoforo Colombo era cattivo-cattivone con gli Indiani" (Come fosse stato solo lui ad averci questo vizietto di perpetrare genocidi, poi..). A me di festeggiare il Columbus Day non mi e' mai passato per la testa, e quando penso a Colombo mi viene in mente giusto l'edizione speciale rifatta da Topolino nel 92 (importante tappa della mia infanzia) e la canzone di Cristina D'Avena.

Non so voi, ma io quando ri-ascolto le canzoni di Cristina d'Avena provo sempre un po' di imbarazzo

Oltre al fatto che noi Italiani siamo tutti scambiati per sfegatati fan di Cristoforo Colombo, ci sono una barca di stereotipi su noi abitanti dello stivale. Io credo di essere una delusione per molte delle persone che mi conoscono: non gesticolo animatamente, non suono un mandolino, non grido dai balconi, non ho un paio di folti e spessi baffi neri, non mi chiamo Mario e sono quasi sicura che nessuno dei miei parenti faccia parte della mafia. Certo, mi do da fare anche io per essere un po' l'Italiana Tipica- mi lamento del cibo, mi lamento del tempo, spendo i soldi che non riesco a depositare in banca in vestiti - ma non arrivo mai comunque ai veri stereotipi.

Pubblicita' della Fiat

Questo video mostra un bel condensato di stereotipi italici visti dagli Americani. Ok, magari qualcosina di vero c'e' anche (che so, il caffe' espresso- by colei che oggi ci ha messo mezz'ora in piu' a tornare a casa per fermarsi nel supermercato con il Lavazza). Ma e' ancora abbastanza lusinghiero. Ci sono video che mostrano un'immagine MOLTO peggiore di questa, per esempio:


"Oh Mamma Mia, He's Italiano", grande capolavoro pop

L'artista in questione si chiama Elena e in realta' non e' Statunitense ma Romena- e qui non addentriamoci a parlare degli stereotipi delle donne dell'est, perche' ci sarebbe da scriverci pagine e pagine in relazione a questo video. L'italiano della canzone- uno neppure troppo bello oltretutto, ma si vede che non avevano un gran budget per gli attori- e' un bel personaggio. La canzone inizia dicendo che si chiama Toni e viene da Milano (grazie Elena per un po' di anagrafica). Elena poi dice che "he's gonna tell me a million lies" , perche' ovviamente tutti gli Italiani sono bugiardi. E, in effetti, Toni ci prova con lei il giorno in cui lei si sta sposando con un altro, e questo non si fa, Toni. Elena dice anche che, secondo sua mamma, "tutti gli Italiani sono macho". Ah si'? Ma sei sicura-sicura-sicura? Ad ogni modo, questa canzone mi fa ridere tantissimo e ringrazio la palestra per avermela fatta conoscere.

E, parlando di palestra, l'altro giorno due ragazze mi hanno fermato dopo la lezione di zumba per chiedermi se per caso fossi Brasiliana. E non avevo detto nulla quindi non potevano scambiare il mio accento per Portoghese. Cosi' sono tornata a casa cercando di autoconvincermi che a) Io non sono lo stereotipo dell'Italiana e, visto come sono rappresentati gli Italiani, cio' non e' un male e b) che ho evidentemente un perfetto sedere da Brasiliana. Grazie zumba. 

domenica 26 gennaio 2014

Internet arriva pure agli Italiani all'Estero


La foto non ha nulla a che vedere con il post. Pero' l'ho messa perche' mi faceva ridere come avvertimento- DAVVERO pensate che mi metta a saltare nel ruscello da una liana stile Tarzan?

L'altro giorno stavo pigramente cazzeggiando sul web facendo delle importanti ricerche sui social media quando la mia attenzione si e' soffermata su un articolo del Fatto Quotidiano che qualcuno dei miei contatti aveva postato su Facebook.

Il mio primo pensiero e' che io non sono mai riuscita a diventare una giornalista e probabilmente non lo diventero' mai perche' mi manca il necessario talento. Pero'  il mondo e' pieno di gente con le mie stesse lacune  che SCRIVE LO STESSO.

Nonostante io mi svegli ogni mattina recitando il mantra 'internet e' pieno di monnezza', continuo imperterrita a leggere articoli sul web che mi fanno innervosire e mi viene una gran voglia di rispondere. Cosa che faro' qui con l'articolo in questione sugli Italiani all'Estero. Perche' ci sono molte cose che non so fare e molte cose che non saro' mai, ma con brevi esperienze da studentessa a Tokyo e Parigi, due anni da lavoratrice a Bruxelles e ora quattro anni di PhD in USA, credo di potermi definire un'Italiana all'Estero. Come dice un sito che adoro, "I am the adult version of my Erasmus self".

Nell'articolo, l'autore parla di amici suoi che vivono probabilmente a Londra e allarga la loro esperienza a tutti gli Italiani all'Estero. Il che immagino sia una cosa invitante, ma bisogna ricordarsi che non tutti sono uguali. Ebbene si, incredibile da dirsi, ma NON SIAMO una massa di pecore che fanno tutte la stessa cosa. Ne' in Italia, ne' fuori dall'Italia. Quindi le mie esperienza magari non sono le stesse degli amici dell'autore dell'articolo. Magari le mie esperienze non sono nemmeno le stesse dell'Italiano che vive a due blocks da casa mia qui nel Paese degli Orsi Volanti. L'autore dell'articolo stilla una lista di cose che gli Italiani all'Estero farebbero. Ci metto qualche commento tratto dalla mia personalissima esperienza:

1. Girano solo con altri italiani. Sì, avete capito bene, se ne sono andati perché “basta degli italiani non ne posso più” e girano solo con italiani (i sardi poi girano solo coi sardi) E' vero che spesso gli Italiani fanno congrega con altri Italiani, perche', difficile a credersi,  di solito e' piu' facile fare amicizia con chi condivide la tua lingua e cultura oltre alla passione smodata per il bidet. Nelle mie avventure all'estero ho sempre avuto piu' o meno un 50% di amici italiani e un 50% di amici da altre parti. Cio' che ho notato e' che e' sempre piu' difficile avere amici autoctoni: in Belgio giravo con un sacco di Francesi, ma in Francia pullulavo di amici Belgi (i Francesi comunque parlavano SEMPRE male dei Belgi, sia in patria che fuori). Qui ho trovato amici Americani, quindi gia' mi sembra un grande passo avanti. Solo che gli amici Italiani li chiamo alle 9 per incontrarci alle 9 e 5, mentre gli Americani li devo prenotare due settimane prima.

2. Sanno tutto dell’Italia, in particolare di Berlusconi e della sua vita sessuale. Se ne sono andati per non sentirne più parlare e poi evidentemente gli è venuta nostalgia. Mi piace tenermi informata, e sapere cosa succede in Italia. Questo, il piu' delle volte, equivale a venire a sapere di dettagli minuziosi sulla vita sessuale del nostro ex Premier (grazie, Repubblica.it. Specie per la tua colonnina destra). Ogni volta che leggo qualcosa,  i sentimenti che provo non sono propriamente di nostalgia (inizio normalmente con il riso isterico e finisco con la letargia depressiva)

3. Hanno freddo. Vivono in paesi in cui spesso non sorge nemmeno il sole. Stanno morendo di freddo, ma non lo ammetteranno mai. Mai. In Belgio morivo di freddo e lo ammettevo SEMPRE. Anche a Boulder quando ci sono - 20 gradi ho freddo. Pero' dove sto io il sole c'e' SEMPRE. gne gne gne. E poi, e' cosi' importante il clima? (Disse colei che a Bruxelles si faceva di vitamina D come fosse metanfetamina in una discoteca di Riccione per contrastare la mancanza di sole).

4. Mangiano da schifo. Pesce affumicato, wurstel, orsetti gommosi, patate fritte. I più fortunati trovano un asporto cinese o un kebabbaro. Cercano disperatamente una pizza decente, alcuni giurano anche di averla trovata. Ma stanno mentendoPunto primo: gli orsetti gommosi sono BUONI. Mangerei solo orsetti gommosi se potessi e quando il signor Haribo e' morto mi veniva da piangere. Punto secondo: ovunque nel mondo (almeno nel mondo dove sono stata io) c'e' un pizzaiolo napoletano, e la pasta si trova in tutti i supermercati. Certo, noi Italiani siamo viziati e abbiamo una delle cucine migliori del mondo, in quanto il cibo e la moda sono le uniche cose serie che ci rimangono. Comunque, in Giappone passavo le mie giornate a contribuire allo sterminio del tonno rosso ingozzandomi del sushi piu' delizioso ed economico del mondo, quindi...

5. Fanno lavori del cavolo che in Italia non avrebbero mai fatto. Se ne sono andati al grido di “Non posso stare in Italia a pulire dei cessi, ho una laurea io!” e ora puliscono cessi a Nantes. Che vuoi mettere un cesso di Nantes contro un cesso di San Lazzaro di Savena!? Forse pulire cessi a Nantes e' comunque un'esperienza piu' interessante perche' impari un'altra lingua e conosci gente stimolante, e magari guadagni pure di piu'. Io comunque qui faccio un dottorato retribuito e a Bruxelles mi occupavo di europrogettazione. In Italia invece.. nulla, non ho mai lavorato in Italia. Tranne quando mi mettevo addosso una tenda e abbindolavo i turisti vendendo biglietti per uno spettacolo brutto, ma quello lo raccontero' in un altro blog.

6. Fregano. Sì, proprio come gli italiani qua, non pagano il biglietto del tram, passano con il rosso, cercano in ogni modo di evadere le tasse. E si credono ancora più furbi perché anche se sono in un paese “serio” e “europeo” riescono a farla franca. Mi avranno pure bocciata alla patente, ma io non passo MAI con il rosso. Anzi, io sono una di quelle persone disperatamente sceme oneste che tornano indietro a restituire soldi ad un negozio se il commesso ha sbagliato a darmi il resto. Sia in Italia che all'estero. Non sono l'unica, vero? Ditemi di no, vi prego...

7. La nota più dolente. Non possono più tornare in Italia senza un senso di fastidio. Non tanto per il fatto di essere in un paese allo sbando, ma perché non potrebbero mai ammettere di aver scoperto di essere anche loro solo degli italianiA me quando torno in Italia viene piu' che altro un senso di frustrazione. Tristezza. Rabbia. Perche' e' l'Italia che mi ha mandata via e CERTO che me ne starei a Venezia a fare un dottorato, passeggiare tra le calli piu' belle del mondo sentendomi in un quadro con il mio spritz in mano. Parlando la mia lingua e con i miei amici, la mia famiglia e i miei gatti. Se non lo faccio forse c'e' un motivo. Che non e' la mia passione per gli orsi volanti.

Conclusione del tutto? Non so perche' la gente senta il bisogno di scrivere articoli sugli Italiani all'Estero (disse colei che ha appena passato la serata a scrivere un post per commentarlo). Credo che molti, come me, se ne siano andati un po' per caso. Senza essere i paladini di una societa' piu' giusta o spinti da qualche causa matafisica. Per molti in Italia non c'era spazio mentre all'estero la vita sembrava un po' migliore.
Altri Italiani all'Estero liberissimi di commentare.

In tutto cio', sdrammatizziamo con un video bellissimo:


Perche' si, tra gli Italiani all'estero, spiccano anche quelli che NON hanno grande talento per le lingue.. 









mercoledì 25 dicembre 2013

Caro Babbo...

Caro Babbo Natale,

Il rapporto tra noi non e' mai stato facilissimo.
Ricordo come fosse ieri quando ti chiesi un pony e tu mi scrivesti una lettera- con grafia sorprendentemente simile a quella di mio padre- dicendo che non potevo tenere un pony in salotto. Ricevetti la pista delle macchinine che voleva mio padre.
Un altro Natale ti chiesi come mai portassi sempre un sacco di regali ai bambini ricchi, e quasi nessuno a quelli poveri. In Africa i bambini neri morivano di fame e stenti e tu stavi li a riempire di Game Boy e Barbie Malibu i miei compagni di classe. Non ricevetti nessuna risposta.

Mi rendo anche conto di non starti molto simpatica, forse.
Ho passato gran parte della mia vita a sputtanarti in giro svelando alla gente che tu sei un'invenzione di marketing della Coca Cola, e spiegando che il Natale era in origine una festa pagana.

Non scherzo, il caro Babbo e' davvero il prodotto della pubblicita'

Poi, non sono molto buona. Mi fingo adorabile ma sotto sotto sono egoista e penso piu' alle mie unghie che agli altri. Non mi piacciono i bambini e li traumatizzo sempre trattandoli come se fossero adulti perche' non sono capace di mettermi li a fare versetti e faccine carine, e li odio quando sbavano. Preferisco di gran lunga i gatti, specie quelli neri. Ho sovente sfottuto e deriso i miei alunni con amici vari. Lo ammetto, probabilmente non mi merito nulla.

Tuttavia, tu sei la creatura piu' simile a Dio alla quale io abbia mai creduto- ho anzi a lungo pensato che tu fossi Gesu' Bambino invecchiato, oltre al marito della Befana e allo zio della Fatina dei Denti- quindi ti rivolgo lo stesso una preghiera.
Quest'anno non voglio nulla per me, ma per tutto il mio Paese:
Fai ti prego che Daenerys Targaryen sbarchi in Sicilia con i suoi draghi e conquisti il Parlamento e cacci tutta la classe politica e la classe dirigente di questo Paese per sostituirla con una monarchia assoluta.

Sappiate comunque che il casting del telefilm di Game of Thrones secondo me non e' fatto per nulla bene

Questo, caro Babbo, porterebbe un sacco di risultati positivi.
Per esempio, nessuno piu' mi considererebbe una nerd all'ultimo stadio perche' e' da Settembre che invece di leggere romanzi veri mi drogo di Game of Thrones.
Poi, sono sicura che i Targaryen porterebbero grande prosperita' economica. Gli italiani ricomincerebbero a lavorare, e - MAGIA!- nessuno si lamenterebbe piu'. Gli Italiani in Italia si alzerebbero la mattina con il sorriso e gli Italiani all'estero la smetterebbero di piangere l'assenza del bidet ma ne costruirebbero di nuovi. 
L'Italia rimarrebbe tale e quale ma ai dolci regionali si affiancherebbero i cinnamon roll, i muffin e i donuts, e assieme ai tradizionali bar ci sarebbe uno Starbucks in ogni piazza. I treni inizierebbero ad essere in orario e camerieri e commessi, oltre ad impiegati pubblici, sarebbero felici del proprio lavoro e non mi maltratterebbero piu'. Tutti avrebbero un sorriso come la gente in Colorado. 
I Targaryen investirebbero grandi risorse sull'educazione e improvvisamente i dottorati in Italia diventerebbero ben quotati e giustamente remunerati. Gli Americani farebbero a botte per essere ammessi alla Sapienza o alla Bicocca e sarebbero LORO a dover prendere un minimo di 107 all'equivalente italiano del TOEFL per essere ammessi. Le materie umanistiche inizierebbero ad essere le piu' apprezzate e tutti rispetterebbero i filosofi, i sociologi e gli antropologi. La frase "sono una dottoranda" susciterebbe "ooooh" di meraviglia e stupore. Gli ingegneri troveranno si lavoro, ma solo mostrando una perfetta padronanza dell'Inglese e della corretta ortografia italiana e comunque sarebbero sempre considerati un po' piu' sotto di chi studia scienze della comunicazione. Conoscere le lingue, la storia dell'arte e il pensiero di Foucault sarebbe considerato molto piu' importante che avere una piccola impresa e fare i soldi. 
Dal linguaggio comune verrebbero bandite le frasi come "Ti vedo dimagrita, ma mangi?", "E ma che freddo" "E ma che caldo" "E ma al governo sono tutti ladri" "Ma come fai a stare lontana dal tuo ragazzo?" "Ma lasci i tuoi genitori da soli?", "Io lo SO che in America sono stupidi" e "certo che qui da noi si sta meglio".
La gente imparerebbe il rispetto per idee diverse e non succederebbe che una vegetariana passi il cenone della vigilia a pane, burro e zuppa di cipolle. Per il ventesimo anno consegutivo.
Soprattutto, gli Italiani, essendo piu' felici, la smetterebbero con il loro hobby nazionale, il criticare gli altri e il giudicare le vite altrui, ma inizierebbero a farsi dei gran tegamini di cazzi propri. Vuoi sposarti e avere bambini? Buon per te! Vuoi lavorare in un call center e drogarti il sabato? Ma ben venga! Vuoi andare in America a fare un dottorato? Fallo! 
Non ci sarebbero piu' persone con un chiwawa nella borsa di Luis Vuitton. I draghi li mangerebbero tutti.
Possibilmente, sarebbe carino se i razzisti diventassero tutti neri, gli omofobi tutti gay, e i rompipalle tutti muti. E i maschilisti tutte e tre le cose assieme. 
Allora si, tornerei a vivere in Italia e sarei felice. E moltissima gente sarebbe felice con me! 

Caro Babbo, mi rendo conto che forse ti ho chiesto un po' troppo. Se proprio non riesci ad accontentarmi con tutto questo, ti chiedo solo una cosa:
un drago

Questa alla fine e' una cosa semplice ma che mi permetterebbe di andare in giro dicendo "I am the blood of the dragon", Babbo

In tutto questo auguro Buon Natale ai miei lettori, mentre io cerco di ricordarmi con difficolta' PERCHE' ho deciso di tornare in Italia a stare sotto la pioggia della Brianza quando con gli stessi soldi sarei potuta essere a Cancun con un Mohito in mano. 

domenica 27 ottobre 2013

Post da Italiana all'Estero

Sono recentemente andata ad un concerto organizzato dagli studenti della scuola superiore locale. Come gia' notato in precedenza, quella che mi aspettavo fosse una patetica esibizione di bambini canterini nel cortile dimesso della scuola, si e' in realta' rivelata una performance degna di Broadway. Con le ragazzine in costumi di pailettes, cori perfettamente coordinati e un auditorium che costa di piu' della costruzione di quattro licei italiani.

Questo mi ha fatto, al solito, ripensare con bruciante invidia a quando avevo 16 anni e no, noi a scuola non avevamo nessuna ora opzionale di canto, o di ballo, ma ci tartassavano con Latino e Greco. Consoliamoci al pensiero che sono stonata come un'oca colpita da un sasso.

Oltre al mio rosicare per non aver mai frequentato una high school americana, ho fatto due considerazioni. Una abbastanza triviale e una da Italiana all'Estero che-ogni-tanto-deve-dire-la-sua. Potete anche fermarvi alla prima.

1) Le ragazze erano tutte bellissime, con tacco alto e vestiti aderenti e biondi ricci che cadevano sulle spalle in onde perfette. Dimostravano anche tutte 28 anni, cosa che un po' mi fa capire come mai si ostinino a chiedermi i documenti nei locali. Invece i ragazzi si dividevano in due categorie. Quelli del primo anno sembravano appena usciti dalle elementari, ed erano cosi' teneri nei loro vestitini da pinguini. Poi, improvvisamente, diventavano tutti dei trentenni vestiti da liceali. E qui impariamo che Dawson non ha ingannato nessuno: davvero in America all'ultimo anno di liceo sembrano studenti fuoricorso e fuorisede del Dams.
Mi chiedo se pure noi al liceo in Italia eravamo cosi'


Dawson ha infiammato il cuore di una generazione di adolescenti, ma a me sembra giusto rimarcare che no, Dawson non e' mai stato bello, e probabilmente nemmeno giovane

2) La seconda considerazione e' che il concerto e' iniziato con l'inno americano e tutti con la mano sul cuore. Essendo che io sono una disadattata, ho reagito un po' come reagisco alle preghiere prima di mangiare, cioe' ridacchiando come un'idiota e guardandomi attorno nella speranza che qualcun altro faccesse altreattanto. Ma oltre al mio cultural clash, ho fatto una riflessione.
Qui in America sono tutti molto fieri di essere americani, o almeno lo sembrano. La mia professoressa mi ha raccontato una volta della sua infanzia nello Utah fatta di temi "spiega perche' l'America e' il miglior Paese del mondo". Le strade e le case pullulano di bandiere, a volte davvero gigantesche, e non so se le dimensioni servano in realta' a contrastare la ben nota invidia della bandiera. Quando gli Americani parlano dicono "this country", cosi' semplicemente, come se non servissero altre spiegazioni.

Noi in Italia ci sentiamo tutti uniti solo quando giochiamo ai Mondiali, e allora andiamo a comprare una bandiera da mettere fuori e ci ricordiamo del nostro inno nazionale. L'unica cosa che ha mai sventolato dalla mia finestra era la bandiera della pace nel 2003. Al nord votiamo Lega e al sud ci sfottono per la nebbia e il caffe' che non e' buono. Non siamo d'accordo su nulla, ma ce la prendiamo con gli immigrati. Abbiamo duecento dialetti diversi e quando sono stata in Sicilia non capivo un'acca.

Sto dicendo che l'America e' meglio dell'Italia? Non lo so. Un po' mi piace e un po' invidio questo grande senso di appartenenza ad una grande e superba nazione che hanno, ma un po' mi fa pure paura. Mi spaventa la retorica del "noi possiamo portare pace e democrazia" e mi preoccupa la scarsa integrazione di tante minoranze. Il Tea Party mi terrorizza quanto la Lega Nord. 

Pero' poi ho riflettuto sul mio senso di appartenenza. Vivendo in Francia e in Belgio ho ridefinito la mia italianita', mentre qui in America mi sembra di scoprire cosa vuol dire essere Europea. Tuttavia -stereotipi da blog a parte- continuo a non trovare delle differenze insormontabili tra le culture. Sara' che sono adattabile e malleabile e dove mi mettete sto, ma mi sembra davvero di essere parte di una grande umanita' che va oltre l'essere Italiani o Europei o Padani. Certo amo l'Italia, e certamente non rinnegherei mai le mie radici. Ma mi sembra che il mio essere italiana certe volte si riduca al lamentarmi perche' non ho il bidet e all'accento che tanto piace. All'inizio qui in America mi presentavo subito come "quella che viene dall'Italia", ora ho smesso di farlo. Se la gente e' curiosa chieda pure, ma non ho piu' voglia di essere la straniera esotica venuta da lontano, quella che deve decantare quanto e' buono il cibo e bello il sole nel Belpaese, e giustificare con una risata imbarazzata la mafia la corruzione e Berlusconi.

La verita' e' che noi non siamo il Paese da cui veniamo, e dove siamo nati per caso. Non c'e' una sola Italia e non c'e' una sola America. Ci sono tante culture, tanti modi diversi di essere quello che si e'. Ci sono Italiani che considero in gamba e che sono fiera di avere come connazionali, altri che al solo pensiero butterei il passaporto. Continuo ad avere la convinzione naive che il colore della pelle, il sesso. la nazionalita', la religione e l'orientamento sessuale non siano davvero poi cosi' importanti. Che in fondo siamo tutti uguali e creiamo noi delle differenze di cui potremmo benissimo fare a meno. E spero che la gente non mi giudichi per il mio essere bianca, o Italiana, o donna, ma solo per quello che penso e faccio. Mi piace pensare di essere cittadina del mondo, forse un giorno lo saro' davvero, forse le mie sono solo illusioni e sono solo intrappolata in un'identita' che ancora devo capire.

Mi rendo conto che sto diventado una di quelle Italiane all'Estero da Post lamentoso e assolutamente inconclusivo. Lo so, passo troppo tempo con filosofi e sociologi che, nella maggior parte dei casi, sono pure gia' morti.  Invece di condividere i miei dubbi e le mie domande amletiche con il Popolo di Internet, lascero' che sia Gaber a parlare un po' per me. 




mercoledì 14 agosto 2013

Il mito di Odisseo

Costretta a fare il liceo classico dai miei, ricordo che uno dei motivi per cui me lo sono fatta piacere era la mitologia e la letteratura greca e latina. Ho sempre pensato che i Greci avessero una marcia in piu', con questi loro dei litigiosi e i loro racconti di battaglie e i loro eroi. L'Odissea mi piaceva un sacco. Mi rendo conto oggi, pero', che non sono del tutto d'accordo con l'interpretazione che i miei professori mi hanno sempre dato dell'Odissea. Ho una versione mia che pure ad Odisseo sotto sotto sarebbe piaciuta di piu'.

E' tutta una questione di volonta'. Mi hanno sempre spiegato che Odisseo era uno che voleva tornare a casa. E qui sta il punto: secondo me, quello che Odisseo voleva era vedere il mondo.

Quel bel pischello di Odisseo in una foto presa da Wikipedia. Wikipedia ci spiega anche che viene dal Gruppo Polifemo a Sperlonga.

Immaginiamoci un attimo la storia di Odisseo. Ha vent'anni e lo trascinano a fare la guerra di Troia, scoppiata perche' uno degli Achei non era riuscito a tenerselo nelle mutande si era follemente innamorato di una donna bellissima. Non e' la guerra di Odisseo, e lui non ci voleva andare, ma non ha scelta. Ed e' furbo, e' piu' furbo di tutti gli altri, riesce a non farsi accoppare e gli viene pure quell'idea un po' geniale e un po' bastarda del cavallo. Si mette sulla nave con i suoi compari per tornare ad Itaca sentendosi il piu' figo del mondo, giovane, bello, spregiudicato abbastanza per avere il futuro in mano. E li ha un bivio: tornarsene a casa ad arare il campicello, oppure buttarsi ad esplorare il mondo.

Voi direte che c'era Poseidone che si era incazzato con lui, le sfighe varie e la crisi economica, ma la verita' e' che chiunque sia stato in traghetto in Grecia sa che l'Egeo non e' piu' grande di una bacinella e un'isola si trova pure qualche secolo prima dell'invenzione del GPS.

Prendete quell'altro amico suo, Achille. Lui e' un raccomandato, ma nonostante la mamma con un signor lavoro ha quel problemino del tallone. Gli viene data la possibilita' di scegliere: una vita corta e gloriosa, o una vita lunga e tranquilla. lui sceglie la prima, e ho sempre pensato che avrei fatto lo stesso. Achille non vuole passare tutta la vita a timbrare un cartellino e sognare una pensione per pagarsi l'ospizio una volta diventato un vecchio con il pannolone dimenticato da tutti. Achille non vuole vedersi gli anni passare davanti sussurrandosi da solo 'questo ormai non lo faro' piu''. Lui vuole tutto, e subito, vuole l'intensita', il pericolo, vuole essere osannato. E ce la fa.

Achille e Patroclo, vaso preso sempre da Wikipedia. Dell'ira funesta del Pelide Achille parlero' quando avro' voglia di fare un post a favore della marriage equality

Odisseo tutto sommato pensa un po' lo stesso di Achille. Ha la possibilita' di essere l'unico a sentire il canto delle sirene, sopravvivere a Scilla e Cariddi. Prova l'amore pericoloso di Circe e quello possessivo di Calipso. Acceca polifemo e scende nell'Ade. Odisseo diventa grande perche' ha voglia di vedere tutto quello che c'e' al di fuori di Itaca.

Certo che Odisseo vuole tornare a casa. Ama Penelope e Telemaco e gli piace da morire il saganaki della sua isoletta. E certamente la sua vita sarebbe stato un sacco piu' facile se fosse tornato a casa subito dopo la guerra. Si sarebbe goduto la famiglia, avrebbe arato il suo orticello, governato il suo popolo, si sarebbe iscritto in palestra e avrebbe fatto tre settimane di vacanze l'anno sulle MSC musica. Pero' si sarebbe anche chiesto per tutta la vita come cantano le sirene, come sono fatti i Ciclopi, che c'e' al di la' delle Colonne d'Ercole. E nessuno avrebbe piu' parlato di lui.

Odisseo non vuole tornare a casa. Chiamatelo egoista, chiamatelo folle, fatelo sentire in colpa, ricordategli che da nessuna parte ha mai trovato il saganaki come quello di Itaca. Lui vi rispondera' che non e' per sua volonta' che non ritorna. E' Poseidone, il mare, la sfiga, il fatto che si e' laureato in disciplina umanistica nel periodo della crisi, e' Itaca che non da possibilita' ai giovani. Odisseo ci sta male, per il fatto che non torna ad Itaca, ma la verita' e' che Odisseo non si sa accontentare, perche' sa che puo' avere di meglio, almeno finche' e' giovane, almeno finche' puo' girare per il mondo e incontrare gente nuova e parlare lingue diverse. Ad Itaca sarebbe al sicuro, andrebbe a letto presto e starebbe sempre al caldo. Invece decide di mettere se stesso e i suoi compari in mezzo ad un sacco di guoi, rischia di morire una mezza dozzina di volte e certe sere si sara' sicuramente addormentato sentendosi solo, disperso e senza via d'uscita. Ma e' il prezzo da pagare per la sua scelta. 

Il mito di Odisseo e' la storia di uno che era terrorizzato dal mutuo, dal posto fisso da impiegato in provincia e dall'idea di andare il sabato all'Esselunga e la domenica a messa. Odisseo e' uno che fa una vita in giro per il mondo senza voler pensare che, se non l'avessero mandato via, un dottorato l'avrebbe fatto pure in Italia. Odisseo ha iniziato a sentirsi troppo piccolo rispetto all'immensita' del mondo, e invece di accettarlo, ha fatto suo il sogno folle e impossible di vedere tutto quello che poteva vedere. 

Contrariamente a molti miei coetanei Italiani non mi sono fatta nessun concerto di Ligabue quest'anno . Pero' questa canzone mi piace e trovo si addica al post. Se sei un po' nervoso un motivo ci sara'

Detto cio', vi auguro un buon Ferragosto e io inizio a tornarmene oltreoceano. E oggi per fortuna c'e' l'aereo, skype, e qualcuno che e' disposto a seguirmi, o almeno provare a farlo. 

venerdì 1 marzo 2013

De donde eres ?



Ad essere una straniera in America succede sempre che la gente si incuriosisce e ti chiede da dove viene il tuo accento (che io mi illudo essere bello e fascinoso, ma magari e' buffo e ridicolo, chissa').

"Fammi indovinare... sei spagnola?"

"mmm. Argentina vero?"

"Ma tu balli la salsa perche' sei Sudamericana no?"

"Nooooo, io veramente vengo dalla Lombardia, quel posto dove c'e' la nebbia e la pianura padana e la Madonnina del duomo tutta dora e piscinina e la polenta e vicino a casa mia vive Clooney e a dire il vero vive pure il nostro ex presidente del Consiglio che e' andato tanto bene a queste elezioni, si proprio lui quello che era colluso con la mafia e indagato e dopo aver usato i nostri soldi per festini mandando l'economia allo sbando ha dichiarato che la minorenne con cui andava a letto era la nipote di Mubarak, che meno male era distratto dalla primavera araba,  e a parlare di elezioni, in Lombardia Maroni ha preso il 43% dei voti, e gli Italiani gia' avevano dimostrato di essere teste di cazzo in passato ma a ste elezioni mi hanno proprio fatto capire che devo sposare il primo americano che passa e gettare il mio passaporto nel cesso....

Hola que tal ! Ma cierto vengo da l'Espagna, et l'Argentina tambien, viva Zapata! Paella! Empanadas! "

Quindi ora sono occupata a cercare lavoro e casa qui per i miei genitori e gli amici che vogliono emigrare. Tuttavia, ho comunque degli aneddoti divertenti sulla cultura made in USA e le mie nuove radici identitarie sudamericane. Parlando con un'americana (una che ha studiato, che studia, che pubblica.. non una SCEMA che guarda il Grande Fratello, per intenderci), ho avuto un dialogo surreale sui nativi americani.

Lei: "Ma i nativi americani c'erano pure in Sudamerica?"
Io: "Be', c'erano varie popolazioni, gli Atzeki, gli Inca, i Maya.. non sono un'esperta pero'"
Lei: "Si ma che fine hanno fatto? Come sono fatti? Ci sono ancora"
Io "Be in realta' un po' sono stati sterminati ma comunque un componente genetico rimane.. infatti alcuni sudamericani sono bianchi latte come me e altri sono olivastri come i Peruviani che suonano fuori dalle stazioni le canzoni di Celine Dion"
Lei: "No ma mi chiedo.. ma i nativi americani non avevano mai avuto contatti con gli Europei prima di Colombo?"
Io (non sapendo bene dove vuole andare a parare) "Be', avevo letto da qualche parte che forse i Vichinghi sono arrivati in America, anche perche' erano l'unico popolo ad avere la capacita' navale per farlo, i nativi americani non avevano barche per attraversare l'oceano"
Lei "Si ma il Messico.. il Sudamerica.. ci potevano arrivare a piedi no?"
Io (sguardo perplesso) "Si...?"
Lei "E non hanno mai avuto contatti con gli Spagnoli che stavano in Messico prima di Colombo?"

Gia', perche' gli Europei erano MOLTO PIRLA e nonostante gia' vivessero in Sudamerica (essendosi probabilmente teletrasportati) hanno avuto bisogno che Colombo scoprisse l'America del Nord per rendersi conto che esisteva. Oltretutto Colombo e' probabilmente sbarcato a New York su una nave MSC Musica ammirando la Statua della Liberta'.

Lombardia lombardia, perche' mi rendi cosi' odioso il tuo suolo da preferire comunque la mia vita in mezzo a questa gente..





mercoledì 20 febbraio 2013

Ti trovero' anche in capo al mondo


Sei un Italiano all'estero. Uno di quelli che il Belpaese lo vede attraverso Skype e il sito di Repubblica, uno che considera una forma di parmigiano vero un regalo piu' prezioso di ogni gioiello, che ogni tanto si trova ad ascoltare "Viva l'Italia" di DeGregori su Youtube, che cerca le sue radici negli altri immigrati come lui, che tent di costruirsi a fatica una nuova identita' che gli permetta di capire da dove viene e dove sta andando.

Sei un Italiano all'estero che essendo lontano ancora un po' ci crede, che ancora ha un po' di speranza. Hai detto addio al tuo medico della mutua per iscriverti all'AIRE e votare perche' tutto sommato all'Italia vuoi bene, lei non ne vuole a te, ti ha negato uno stipendio, un posto di lavoro, un titolo di studi odignitoso, ti ha insegnato che tu puoi soltanto andare avanti se tuo padre ha il cognome giusto, se vai a letto con la persona giusta. Ma ci credi, e vuoi dare la tua opinione, vuoi che la tua voce sia ascoltata.

Sei un Italiano all'estero e sotto sotto sei contento di esserlo, quando ti lamenti del fatto che la pizza non e' buona o non trovi lo spritz, quando ti disperi che qui non c'e' il bidet, dentro di te lo sai che stai vivendo meglio di come vivresti nello stivale. Vedi come stanno i tuoi a casa, vedi come sono trattati i giovani, e anche se non lo diresti a nessuno a te stesso lo dici: ci sono NEFANDEZZE ORRENDE dell'Italia che non arriveranno mai qui, perche' c'e' un oceano di mezzo.

Poi apri la posta e trovi cio':



 "Sempre al fianco degli Italiani nel mondo"? Cioe' io ho fatto un viaggio di venti ore di aereo solamente per essere abbastanza lontana dal Belpaese per non vedere VOI e le vostre orride espressioni e voi, NON SO COME, trovate il mio indirizzo e mi minacciate con il fatto che comunque siete vicino a me? E che siete, dei poltergeist? degli stalker? Cosa devo fare ancora per non farmi piu' trovare?

Oltretutto, notiamo che nessuno mi ha mandato la letterina dell'IMU perche' probabilmente nelle liste figuravo come "pezzente che mai avra' una casa sua". Ora, io mi impegno in questo blog ad essere totalmente apolitica e a non esprimere nessun giudizio che possa influenzare voi, miei lettori ancora sul suolo natio che ancora non hanno votato. Ma perche' gli altri partiti NON HANNO mandato sti cazzo di opuscoli? Perche' LORO SI? Gli avanzavano dei soldini da quelli che ridaranno agli Italiani con l'IMU?
Pensano che noi italiani all'estero al check in della Ryan abbiamo abbandonato anche un po' di materia grigia e siamo gli unici ancora coglioni  sciocchini abbastanza da votarli? Perche' magari non ci siamo accorti di scandali corruzione prostituzione mafia e tutto quello che e' successo negli ultimi vent'anni? Vi do una pessima notizia. Mi sa tanto che noi Italiani all'estero di cose ne sappiamo perfino piu' di quelli in Italia, perche' siamo noi che dobbiamo sopportare i risolini di scherno degli stranieri, siamo noi che leggiamo giornali comunisti come Le Monde e Der Spiegel, siamo noi che siamo scappati perche' VOI avete reso l'Italia un Paese non adatto a noi.

E visto che sono del tutto apolitica, finiamo con una bella cover di De Andre'. Giusto se avete qualche dubbio su chi votare.


(e con Obama neo-presidente/inevitabile il paragone/a loro un giovane vincente/a noi un maniaco col pannolone..)

Sull'opuscolo c'e' scritto che vogliono creare un "movimento di Italiani all'estero che vogliono sentirsi liberi". Gia', io vorrei essere libera. Libera da VOI.

Ora vado a pensare a quale posto possa essere lontano abbastanza da non farmi trovare..





venerdì 17 agosto 2012

Viviamo con gli orsi, ma in fondo siamo squali


E cosi’, dopo un’estate stupenda, arriva il momento di partire per davvero.

E si fa avanti il pensiero strisciante che sarebbe bello essere felice come le altre persone. Mi rendo conto che la frase possa dare un’idea sbagliata: io non sono meno felice delle altre persone, semplicemente sono felice in modo diverso.
Avere un lavoro fisso in ufficio, andare in vacanza due settimane l’anno a Parigi o in Grecia, fare un mutuo con il proprio ragazzo, andare a scegliere i divani immaginandosi tutti i piccoli e meravigliosi bambini che si cresceranno sopra di essi e magari sognare ad occhi aperti il momento in cui proverai l’abito bianco. Purtroppo temo di non essere cosi’, e il mio ragazzo neppure.
Io voglio passare la mia vita a studiare cose inutili che non interessano a nessuno. E dopo che sono fissile come un mollusco in un posto per troppo tempo, mi stufo.

E cosi’ mi condanno ad essere un’Italiana all’estero, un cervello (o meglio, neurone) in fuga. La chiamo condanna perché noi che viviamo fuori dal Belpaese siamo costantemente in bilico tra l’amore e l’odio, tra la voglia di tornare e la consapevolezza di non poterlo fare. Ci chiamano coraggiosi, ma non lo siamo per nulla, almeno io non lo sono. Io sono solamente scappata. Mi condanno alla perenne nostalgia di un’Italia che vedrò nella sua fulgida bellezza tra le spiagge d’estate e la neve di Natale, e che rimpiangerò dentro di me ogni giorno che passerò in terra straniera. Ma, allo stesso tempo, so che in Italia non potrei vivere, non adesso almeno, non se le cose non cambiano. E non lo dico soltanto per una questione di opportunità, ma per la mancanza di fiducia nei giovani, per il poco rispetto nello studio, nel lavoro e nell’impegno, per la chiusura di mente, il razzismo, l’omofobia. Per la depressione e la rassegnazione che si respira nel parlare con la gente, tra bar estivi semivuoti e negozi perennemente in saldo. Avrei potuto rimanere e lottare contro questa crisi che nessuno vede ma che impregna tutti come una sostanza viscosa, ma la verità è che non ho il coraggio di farlo, e ho scelto di scappare e rimpiangere la pizza da lontano.
Forse, una volta che sei diventato italiano all’estero, la tua condanna sarà un limbo perpetuo di gioia e dolore, la consapevolezza di non essere più come gli altri, e il morire dalla voglia di essere proprio come loro.

Me ne sto per andare dall’altra parte del mondo a seppellirmi tra montagne di libri, a dire addio alla mia vita sociale per poter, tra quattro anni, aggiungere un “Doctor” alla firma delle mie email. Non vado nell’America da fashion victim di Sex and the City, ma mi preparo ad ingobbirmi, vedermi flaccida e fare discorsi da nerd come The Big Beng Theory. Mangerò solo cinese take away, farò battute che nel mondo saranno comprese solo dai miei quattro compagni di dottorato, mi incastrerò sul naso degli occhiali da fondo di bottiglia e passero’ la maggior parte delle mie giornate senza sapere che tempo fa fuori. Vivrò una relazione sentimentale più che altro con Skype. Tutto questo per evitare che la gente si aspetti da me che torni a casa la sera a rammendare calzini e far da mangiare guardando l'Eredità. 

Forse perché tutto sommato sono un po’ come gli squali. Se non continuo a muovermi, non riesco a respirare. 


E il prossimo post, sarà dal Colorado per davvero.